Economia

Economia circolare. Così si crea lavoro con i rifiuti elettrici

Redazione Romana venerdì 27 marzo 2020

Alberto Canni Ferrari

Economia circolare non vuole solo dire ambiente o riutilizzo dei materiali, vuole anche dire nuova occupazione. Dai dati forniti dal rapporto GreenItaly 2019, nel 2018 (ultimi dati disponibili) i nuovi posti generati dalle imprese verdi sono stati 100mila in più rispetto al 2017. Insieme alla crescita significativa delle professioni verdi, l’altro dato che salta agli occhi riguarda il primato nel riciclo sulla totalità dei rifiuti, sia urbani sia industriali, prodotti nel Paese: in Europa siamo largamente davanti a Francia, Regno Unito e Germania. L’Italia, infatti, vanta un vero e proprio primato nel riciclo e riutilizzo dei rifiuti. Lo ha recentemente convalidato l’ultima, e recentissima, edizione della Ing International Survey sull’Economia Circolare, che misura periodicamente quanto il comportamento dei consumatori a livello globale sia in linea con i principi di un’economia ispirata al principio zero waste. Dalle rilevazioni compiute gli italiani sono risultati primi della classe nella raccolta differenziata dei rifiuti e anche nella speciale classifica dei Paesi maggiormente virtuosi in fatto di riutilizzo dei prodotti. Sarà che, causa anche la scarsissima presenza di materie prime, l’Italia e gli italiani hanno storicamente fatto di necessità virtù, imparando e applicando da subito l’arte del riciclo. In questo quadro si inseriscono anche i cosiddetti rifiuti Raee, le apparecchiature elettriche ed elettroniche, e rifiuti Rpa (pile, batterie, accumulatori) che stanno crescendo sempre di più e dai quali è possibile recuperare materie prime preziosissime. Oggi il tasso di ritorno, calcolato come rapporto tra le tonnellate raccolte e quelle immesse e domestiche varia molto da prodotto a prodotto, ma complessivamente è ancora basso, con ripercussioni sia sull’ambiente sia sull’economia. Infatti, fatto 100 il totale dei dispositivi disponibili al recupero e al parziale riciclo, in Italia sfugge al controllo dei soggetti preposti alla loro raccolta una quota che sfiora il 70%. Per questo è possibile fare di più. Ne è sicuro Alberto Canni Ferrari, tra i massimi esperti di rifiuti elettrici ed elettronici nel nostro Paese e procuratore speciale del Consorzio Erp Italia, tra i fondatori del Centro di coordinamento Raee: «I nostri connazionali, che sono sempre ben disposti a avere l’ultimo modello di dispositivi elettronici lanciati sul mercato, fanno ancora fatica a interiorizzare la pratica del riciclo dei vecchi apparati». Eppure, le apparecchiature elettriche ed elettroniche non più utilizzate rappresentano delle vere e proprie miniere cittadine urbane a fronte dei metalli preziosi che, entrando nel loro ciclo produttivo, possono essere facilmente recuperate. Basti pensare che, secondo quanto calcolato dall’Enea, che ha recentemente avviato alla periferia di Roma il primo impianto di recupero di vecchi computer e cellulari, dal trattamento di una tonnellata di schede elettroniche è possibile ricavare 129 chilogrammi di rame, 43 di stagno, 15 di piombo, 0,35 d'argento e 0,24 d'oro per un valore di 10 mila euro, riducendo così le importazioni da Cina, Africa e Sud America. Il riciclo, quindi, non solo come pratica per salvaguardare l’Ambiente da nefaste pratiche di smaltimento clandestino o dispersione incontrollata di apparecchiature obsolete, ma anche fonte di benefici economici.

«Il riciclo contribuisce a migliorare lo stato di salute del pianeta e, allo stesso tempo, rappresenta un business; Paesi come l’Italia, caratterizzati dalla scarsità di materie prime, potrebbero rifarsi con le miniere urbane che – spiega Alberto Canni Ferrari – sono le enormi quantità di rifiuti elettronici di cui siamo pieni e che non sono in gran parte adeguatamente sfruttati mentre potrebbero costituire giacimenti preziosissimi, appunto miniere di materie prime seconde, ossia riciclate. Ciò potrebbe anche ridurre di circa l’80% l’energia utilizzata e i gas serra emessi per l’estrazione di materiali primari dalla terra. Erp Italia, come gli altri consorzi del sistema Raee, è un soggetto senza scopo di lucro di cui fanno parte molti produttori che assolve agli obblighi di legge per il riciclo delle apparecchiature elettriche ed elettroniche e delle pile, batterie e accumulatori e aiuta a portare un concreto beneficio all'ambiente, ma anche per la sostenibilità economica del riciclo, perseguendo l'economia circolare, un comparto che sta aumentando l'occupazione».

Il produttore è obbligato a occuparsi del fine vita dei prodotti immessi ma sarebbe anche più felice di poterli recuperare tutti. «Occorre svolgere – continua Canni Ferrari – un’opera di sensibilizzazione più capillare e incisiva sull’opinione pubblica. Dobbiamo evitare che tra il corretto stoccaggio e smaltimenti di questi rifiuti e la loro rischiosa dispersione ambientale, nonché la pratica dei traffici di rifiuti fraudolenti, si inseriscano soggetti pronti a ritirare i prodotti senza avere la necessaria certificazione, acquistando magari a poco prezzo e trasferendo il materiale illecitamente all’estero». Un primato l’Italia, comunque, può vantarlo anche in questo comparto. «In Italia - conclude - esistono impianti tecnologicamente avanzati che non inquinano e sono in grado di avviare a riciclo praticamente il 90% di un elettrodomestico. Noi come Consorzio Erp Italia recuperiamo di media oltre il 95% di quanto ci viene conferito e non intendiamo fermarci, puntando su ricerca e innovazione in vista di normative che presto obbligheranno commercianti e produttori al ritiro e allo smaltimento di molti altri prodotti, come i tessuti dei vestiti. Dobbiamo capire che operando in questo modo il vantaggio raddoppia: interveniamo a salvaguardia dell’ecosistema traendo un beneficio economico consistente. È questa la circolarità che vince».