Economia

L'intervista. Del Conte: «E ora risorse e personale per i centri dell'impiego»

Francesco Riccardi sabato 12 marzo 2016

«Prima esistevano solo le reti amicali, ora abbiamo messo a disposizione dei giovani un canale strutturato per cercare un’opportunità di lavoro o di formazione. Un percorso più efficace, che passa dal soggetto pubblico per arrivare alle imprese». Maurizio Del Conte, tra gli estensori del Jobs act, è il presidente della nuova Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal) che, annuncia, è pronta per riformare e potenziare i servizi per l’impiego con «investimenti, incremento di personale e una nuova rete informatica».I risultati di Garanzia giovani non sono certo brillanti, per certi versi assomiglia a un mezzo fallimento.Non parlerei affatto di fallimento. Certo, se guardiamo ai posti di lavoro concretamente offerti ai giovani, i risultati sono scarsi, ma il periodo non era certo facile né era quella la pretesa del programma europeo. Il vero obiettivo è migliorare il grado di occupabilità dei ragazzi che non studiano e non lavorano e soprattutto farli entrare in contatto con i servizi pubblici, prenderli in carico per orientarli. Ci sono ancora molte disparità regionali e inefficienze. A che punto sono la nuova Agenzia e il potenziamento delle politiche attive? Per l’Anpal manca ancora qualche adempimento burocratico, ma in realtà stiamo già lavorando per migliorare l’operatività di tutti i soggetti coinvolti nelle politiche attive, tra cui i Centri per l’impiego. Per i quali prevediamo lo sviluppo, l’aumento delle risorse a disposizione e il miglioramento delle professionalità. Davvero si pensa a investire di più in questo segmento? Sì, abbiamo previsto un incremento di personale, grazie al coinvolgimento di Italia Lavoro, che diventerà agenzia in house per le politiche attive. I suoi mille operatori andranno a rafforzare l’operatività dei servizi per l’impiego sui territori. Avremo inoltre un piano di finanziamento che darà finalmente prospettive di stabilità a questo comparto, dopo i cambiamenti avvenuti con la riforma delle Province e del Titolo V. Da un lato, dunque, una chiara regia nazionale e dall’altro una rafforzata presenza sui territori. Finora le politiche attive si sono limitate a una stratificazione di bonus. Su cos’altro si punterà? Certamente sulla ricollocazione di chi perde un lavoro, aiutandolo a rafforzare e quindi riproporre la propria professionalità sul mercato. Poi costruendo le condizioni per un sempre più efficace incontro tra domanda e offerta di lavoro, grazie a uno scambio di dati e di opportunità fra le imprese e tutti i soggetti, pubblici e privati, del mercato del lavoro. Vent’anni fa si parlava del sistema informatico lavoro, poi c’è stata la Borsa lavoro, ora il portale Cliclavoro, ma le assunzioni passano sempre da altri canali… È vero, quegli strumenti non sono mai decollati, ma io credo invece che oggi ci siano le condizioni per creare una rete di informazione su tutte le opportunità di impiego e formazione. Se c’è la condivisione dei diversi operatori del settore si può far fare davvero un salto di qualità al nostro mercato del lavoro.