Economia

ECONOMIA. Tremonti: moratoria sui crediti alle imprese

Giuseppe Matarazzo mercoledì 8 luglio 2009
«Un nuovo inizio». Per banche e imprese. In questo periodo di crisi e soprattutto per il dopo. «Un avviso comune», uno «sforzo» maggiore che arrivi anche a «una moratoria sulle scadenze dei crediti delle imprese». Parola di Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia, parlando all’assemblea dell’Associazione bancaria italiana, ha lanciato ieri il New deal: «È arrivato il tempo per il nuovo inizio. Abbiamo comune responsabilità per il nostro Paese. Quanto fatto è stato necessario. Ma ora, proprio ora, può essere necessario fare di più. Qualcosa che può prendere un avviso comune da produrre subito prima di agosto. Nel rispetto delle regole del patrimonio delle banche, su base non obbligatoria e volontaria. Possono prendere la forma di uno sforzo ulteriore quanto di una moratoria sulle scadenze più pressanti dei crediti delle imprese». Il governo – ha sottolineato ancora Tremonti tendendo una mano agli istituti di credito – è pronto «a rivedere, e naturalmente a rivedere in meglio, il regime fiscale delle perdite su crediti». Ci sono, ha aggiunto Tremonti, «tavole della legge che non discendono dal Monte Sinai, che sono né immutabili né assolutamente razionali, come Ias e Basilea2. Il Governo italiano si sta adoperando per modificarle immediatamente». Un percorso che piace. A banchieri e imprenditori. In particolare, il padrone di casa, il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, si è detto subito disponibile ad approfondire la proposta del ministro, convinto che sia necessaria la ricerca di «soluzioni condivise» tra le parti, «a cercare sinergie per superare gli effetti più negativi di questa crisi». La proposta formulata dal ministro deve essere approfondita e riempita di contenuti» ha aggiunto, sottolineando che l’associazione «nei prossimi giorni, subito dopo il G8, avvierà una riflessione su questo tema».Credito e banche al centro anche dell’intervento del governatore di Bankitalia, Mario Draghi. Ma il numero uno di Via Nazionale va in forte pressing sugli istituti: «Il credito al settore privato rallenta ancora», anche se «la contrazione riguarda le imprese, mentre i prestiti alle famiglie continuano a espandersi, benché a ritmi nettamente inferiori a quelli degli ultimi anni». Poi l’affondo: «È particolarmente intensa la decelerazione dei prestiti erogati dai gruppi bancari maggiori». Da qui l’invito: le banche devono sapere «conciliare il perseguimento di prudenti e equilibri economici e patrimoniali con l’esigenza di non far mancare il sostegno finanziario alle imprese con buone opportunità di crescita, reali capacità di superare la crisi».Draghi ha spiegato che sia le banche sia la Vigilanza non possono allontanarsi «dal sentiero della rigorosa valutazione del merito di credito» perché «un sistema bancario sano è condizione necessaria per lo sviluppo, è presidio del risparmio affidato agli intermediari». Quindi il richiamo sulla commissione di massimo scoperto: «Ora le banche devono risolvere la questione alla radice. Sostituiscano spontaneamente, una volta per tutte, le commissioni complesse e opache con commissioni ragionevoli sui fondi messi a disposizione». In primo piano poi il tema della trasparenza nei rapporti con i clienti. Entro questo mese la Banca d’Italia, varerà le disposizioni della nuova disciplina di trasparenza dei servizi bancari e finanziari. «La normativa vuole – ha sottolineato Draghi – che il cliente disponga di informazioni semplici da capire, utili a valutare la convenienza delle operazioni che gli vengono proposte, la correttezza di chi gliele propone». Spostandosi sulla crisi e in particolare sugli ultimi dati Inps che vedono a giugno una riduzione delle ore di cassa integrazione ordinaria, infine il governatore ha invitato alla cautela, perché «una rondine non fa primavera»: «Abbiamo già avuto una diminuzione a gennaio e a giugno c’è una forte stagionalità: negli ultimi venti anni abbiamo sempre assistito a una diminuzione della Cig in giugno». Ma se «una rondine non fa primavera speriamo di vedere comunque altre rondini». Il dibattito adesso è aperto. Banche e imprese alla prova di un percorso comune. Lo si è detto tante volte: la crisi è un’opportunità per cambiare e migliorare. «Un nuovo inizio». Appunto.