Economia

CASO GRECIA. Draghi: altri a rischio rifare il Patto europeo

Eugenio Fatigante martedì 4 maggio 2010
A Mario Draghi questa Europa non piace. Davanti alla crisi della Grecia, che ha rimesso in fibrillazione i mercati e le cancellerie di tutto il Vecchio Continente, il governatore della Banca d’Italia torna a predicare l’esigenza di un radicale ridisegno della costruzione europea: «Altri Paesi sono a rischio. L’ideale sarebbe pensare a un nuovo Trattato. Non potendolo fare, bisognerebbe rivedere la struttura di quello attuale, ampliando fortemente verso le riforme strutturali, necessarie per la crescita, il concetto del Patto di stabilità. E, soprattutto, rafforzando il governo economico dell’Unione». E avvisa: «La ripresa è troppo fragile per avere pazienza».Per lanciare questo incisivo messaggio il governatore della Banca d’Italia sceglie un’occasione speciale: la penultima giornata, nel cuore del Vaticano, della XVI sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, che da 4 giorni sta riflettendo sulle sempre più gravi conseguenze sociali dei nuovi assetti economici. E preoccupato si mostra lo stesso Draghi, che da tre mesi ormai (dal Forex di Napoli, e poi nell’intervista concessa al giornale tedesco Handelsblatt) sta battendo il tasto di un rilancio politico della Ue: «Se le condizioni economiche continuano a peggiorare – dice Draghi agli accademici – senza che noi abbiamo riformato il sistema finanziario», il rischio è di trovarci a «fronteggiare una rinnovata spirale discendente». Insomma, «la possibilità di rovesci imprevisti è alta, come dimostra appunto la situazione greca». Ma oltre alla Grecia «ci sono altri Paesi nel mondo che, senza misure di aggiustamento precauzionale, sono esposti a un simile rischio».Parole che Draghi pronuncia tenendo alla sua destra Lucas Papademos, il vicepresidente greco (uscente, per la rotazione già decisa) della Banca centrale europea che fa un’analisi della situazione che suona come un brivido anche per l’Italia: «La crisi greca è un’importante lezione per tutti i Paesi europei – sostiene Papademos – non tanto per la perdita di competitività della sua economia, questione che affligge diversi altri stati, ma per le conseguenze alle quali si va incontro con un alto debito pubblico».È una preoccupazione, quella di Draghi, che a differenza del passato si ripercuote anche sui tempi degli interventi, che il presidente del Fsb sembra ora voler accelerare: «Alcuni dicono che abbiamo bisogno di perfezionare con gradualità queste riforme, per evitare di far deragliare una ripresa fragile. Ma io rispondo che la ripresa è troppo fragile per permettere pazienza». Draghi fa un esplicito riferimento agli squilibri a livello di bilancia dei pagamenti, che «comportano cambiamenti nei flussi finanziari» suscettibili di «verificarsi in modo dannosamente veloce, forzando un rapido cambiamento della domanda che ha costi molto elevati dal punto di vista economico, finanziario e sociale».Ma quel che più preme dire a Draghi è che, a questo punto, serve una forte iniziativa politica, prima ancora che di governo dell’economia perché «le opzioni per promuovere un allentamento monetario e fiscale sono limitate, forse non esistenti». È una precisa richiesta ai governi dell’Europa, che giunge peraltro proprio nel giorno in cui la Francia rilancia critiche a Draghi destinate a pesare sulla sua candidatura alla Bce, nel 2011: è stato Le Monde, riferendo fonti vicine al presidente Sarkozy, a scrivere che la crisi greca ne ha «fatto una vittima», il suo passato in Goldman Sachs lo renderebbe indifendibile.