Economia

L'inchiesta. "Diseducati alla guida": la Generazione Z bocciata al volante

Maurizio Bertera venerdì 26 gennaio 2024

Distratti, stanchi e troppo veloci: luoghi comuni sui giovani alla guida di auto e moto che purtroppo corrispondono alla realtà. Ed è un vero peccato perché per la stragrande maggioranza di loro portare il casco o indossare le cinture è la normalità, come la paura della sanzione resta diffusa. Eppure gli under 25 alla guida non si comportano come dovrebbero, così gli incidenti che ne derivano sono ancora numerosi e spesso drammatici. Dispiace quanto emerge dalla recente ricerca "Non chiudere gli occhi", condotta da Skuola.net e Autostrade per l’Italia su 2.075 giovani della cosiddetta Generazione Z. Tra giovani intervistati, tutti tra i 16 e i 24 anni che guidano abitualmente un veicolo a due o quattro ruote, uno su cinque ammette di non essere concentrato quando viaggia. Altrettanti (21%) dicono di essere stati coinvolti in un incidente proprio a causa di comportamenti errati, mentre quattro su 10 dichiarano di esserci andati vicini.

Questo nonostante il 60% dei giovani rispetti sempre l’obbligo di allacciare le cinture, mettere il casco o i limiti dei passeggeri a bordo. Ad essi si aggiunge un 18% che generalmente segue le regole, anche se con qualche dimenticanza. Il 53%, quando è alla guida, chiede anche i propri passeggeri di rispettare queste norme. C’è quindi una certa consapevolezza sui rischi di alcuni comportamenti e solo il 24% dei giovani intervistati non pensa mai alle possibili conseguenze di una condotta "disinvolta". Non va meglio, purtroppo, sul rispetto dei limiti di velocità: quasi 4 giovani su 10 ammettono di viaggiare sempre (11%) o spesso (27%) oltre i limiti consentiti. E lo fanno anche in condizioni fisiche non esattamente ideali per condurre un veicolo, visto che 1 su 7 dice di mettersi frequentemente alla guida quando è assonnato o molto stanco, mentre il 70% degli intervistati l’ha fatto almeno una volta. Non spaventa nemmeno mettersi al volante o in sella sotto l’effetto di alcol o droghe, con 1 intervistato su 6 che confessa di aver guidato a volte (11%) o spesso (6%) in stato di alterazione psicofisica. Non bastasse, anche da passeggeri, i ragazzi della GenZ mettono in atto comportamenti pericolosi per se stessi: infatti, 4 ragazzi su 5 accettano un passaggio anche se si accorgono che il conducente non è in condizioni di guidare, magari perché ubriaco o assonnato, ignorando il pericolo.

La distrazione numero uno resta lo smartphone: un giovane su 5 dichiara di armeggiare costantemente con il proprio dispositivo, nonostante il 34% provi a limitare al massimo queste distrazioni e che il 46% assicuri di attenersi al Codice della Strada e a quello del buon senso, evitando quindi di sbirciare chat e social mentre guida. Malgrado questo, 4 su 10 hanno realizzato contenuti digitali (per esempio video, selfie e dirette social) durante la marcia. La ricerca ipotizza che «questa diffusa diseducazione stradale possa essere causata dalla quasi totale assenza della corretta informazione sul tema nella vita dei giovani». In effetti sono argomenti che dovrebbero rientrare nell’Educazione Civica, in teoria obbligatoria a scuola ma discrezionale nel programma annuale. Tant’è che solo il 14% degli intervistati ha detto di aver trattato abitualmente l’educazione stradale in aula (il 32% afferma che è capitato una sola volta). È in questo contesto che si inserisce il 'Progetto sicurezza stradale a scuola - Non chiudere gli occhi' di Autostrade per l’Italia: offre agli insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado un pacchetto di attività sull’educazione stradale. Il progetto è iniziato lo scorso ottobre: l’obiettivo è di raggiungere entro maggio 2024 circa 12.000 studenti.