Economia

L'intervista. Malagoli: «Ecco come metto in moto i disabili»

Damiano Bolognini Cobianchi venerdì 20 aprile 2018

Emiliano Malagoli

Guidare una moto è possibile anche per i disabili. Grazie agli adattamenti in commercio, possono mettersi in sella sia gli amputati agli arti inferiori o superiori, sia i plesso lesi. In gara, poi, possono competere anche i paraplegici, a cui le attuali normative non permettono il conseguimento della patente A speciale, necessaria per circolare su strada. «Per guidare nel traffico gli amputati devono indossare le protesi, in circuito invece possono farne a meno, perché le partenze avvengono in maniera lanciata», chiarisce Emiliano Malagoli, fondatore nel 2013 della Onlus “Diversamente Disabili”, che organizza sia un campionato nazionale sia uno internazionale, oltre a vari corsi di guida.

«Periodicamente - spiega Malagoli - organizziamo sessioni di preparazione per l'esame per la patente AS e per ottenere la licenza con cui correre in pista. Tutti sono rigorosamente tenuti da istruttori disabili. Lavoriamo in collaborazione con la scuola guida Aci di Roma e - sottolinea - siamo gli unici in Italia a offrire una moto multi-adattata, con cui poter sostenere la prova pratica. In quattro anni abbiamo messo in moto 200 ragazzi: il 95% vengono da incidenti stradali e vogliono tornare a fare quello che facevano prima del trauma. L'età spazia dai 18 ai 50 anni, quella media è sui 25-30».

Dei ragazzi che hanno cominciato o ripreso ad andare in moto grazie alla Di.Di., oltre 120 sono quelli che fanno anche attività agonistica. »Siamo stati i primi a muoverci a livello internazionale. Ormai il movimento si è allargato a 11 nazioni nel mondo e quest'anno organizzeremo la prima edizione articolata su più tappe del Campionato internazionale». Si comincia a Le Mans, in concomitanza con la Moto GP, il 19-20 maggio, poi il 26 agosto si correrà al Mugello. L'ultima prova è prevista a Magny-Cours, nelle stesse giornate del Mondiale Superbike, il 22-23 settembre.

«Ho cominciato quest'esperienza per me - spiega Malagoli, amputato a una gamba in seguito a un incidente stradale -. Ho visto che non c'era nessuno che si occupasse di mettere in moto i ragazzi disabili e, tantomeno, di farli correre in pista. Mi sono detto: cosa c'è di meglio che poter aprire la propria passione agli altri? Ed eccoci qui: quest'anno organizzeremo la sesta edizione del campionato nazionale, la Di.Di. Bridgestone Cup. «Tra i nostri allievi - puntualizza - c'è anche chi non è mai salito su una bicicletta. Per i paraplegici utilizziamo una moto con ruote molto larghe e, inizialmente, con rotelline aggiuntive: servono per far imparare ai ragazzi a trovare l'equilibrio. Dopo una o due ore di guida, le smontiamo le rotelle e proseguono ad allenarsi in pista. La moto è poi dotata di un carrellino elettrico che permette di tenerla dritta da ferma e che il pilota aziona per poter partire o fermarsi».