Economia

Digital Market Act. Le Big Tech alla prova della concorrenza: scattano le nuove regole

Redazione Economia giovedì 7 marzo 2024

L’Unione europea è impegnata da anni a mettere ordine nel mondo digitale tutelando utenti e concorrenza. La stretta di Bruxelles, oltre a numerose indagini e multe dell’Antitrust, ha visto l'ideazione e approvazione in tempi record di due leggi parallele, il Digital Services Act (Dsa) e il Digital Markets Act (Dma). Quest'ultimo è operativo da oggi e dovrà essere rispettato da sei Big Tech, Alphabet, la holding che controlla Google; Microsoft; Meta, la holding di Facebook e Instagram; Apple, Amazon e ByteDance, società cinese famosa soprattutto per l’applicazione TikTok.

Che cos’è il Dma. Il regolamento per i «mercati equi e contendibili nel settore digitale», più noto appunto come Dma è un insieme di regole che cambieranno almeno in parte la fruizione dei servizi online offerti dalle principali aziende.Entrato in vigore il 1º novembre 2022, con le imprese che hanno dovuto fornire informazioni sul numero dei loro utilizzatori alla Commissione, da oggi è pienamente operativo per le grandi piattaforme che sono state designate come “gatekeeper”.

Sono tre i punti chiave del Dma. La regolamentazione dei “gatekeeper” vale a dire l'identificazione e l'applicazione delle regole specifiche alle piattaforme online che hanno un potere di mercato significativo. La promozione della concorrenza vale a dire ostacolare le pratiche commerciali ingiuste, come favorire i propri servizi rispetto a quelli di terzi. L'apertura del mercato, cioè assicurare l’accessibilità dei dati e l’interoperabilità dei servizi per consentire una maggiore concorrenza.

Il regolamento è nato dall’esigenza di limitare le posizioni dominanti createsi negli ultimi decenni. Il punto di partenza è stata l’individuazione dei criteri che servono a stabilire quando un’azienda possa essere considerata un “gatekeeper”, cioè una società che ha maggiori responsabilità rispetto ad altre nel garantire un accesso paritario alla concorrenza nei settori in cui opera. I gatekeeper forniscono servizi considerati “essenziali” per gli utenti di Internet integrandoli gli uni con gli altri e rendendo più difficile l’utilizzo di servizi esterni.

Requisiti per essere considerati gatekeeper. Per essere considerati gatekeeper sono necessarie due condizioni. La prima è che l’azienda deve offrire i propri servizi in minimo tre stati dell’Unione Europea con ricavi di almeno 7,5 miliardi di euro in ciascuno di essi negli ultimi tre anni o avere valore medio in borsa pari a 75 miliardi di euro nell’ultimo anno fiscale di riferimento. La seconda è che i servizi offerti siano stati utilizzati negli ultimi tre anni da almeno 45 milioni di persone ogni mese e da 10mila clienti aziendali.

Come interviene il Dma. Il regolamento impone alle Big Tech di non privilegiare i propri servizi rispetto a quelli della concorrenza: ad esempio di non mostrare nella pagina dei risultati di Google link diretti solamente a Google Maps, che potrebbero danneggiare chi offre servizi analoghi legati alle mappe digitali. I gatekeeper hanno dovuto prepararsi alle nuove norme provvedendo a ’“disaccoppiare” alcuni dei propri servizi, inserendo nuove funzionalità e opzioni che nei prossimi mesi saranno passate al vaglio delle autorità.

Le sanzioni previste. La Commissione Europea si è riservata il potere di agire in via esclusiva sui gatekeeper, potrà comminare ammende sino al 10% del fatturato totale realizzato a livello mondiale dall’impresa, elevabile fino al 20% in caso di recidiva. In caso di violazioni sistematiche, la Commissione potrà adottare rimedi aggiuntivi, quali l’obbligo per un gatekeeper di vendere una filiale o parti di essa o il divieto di acquisire servizi aggiuntivi che rafforzano lo squilibrio di mercato.

Differenza con il Dsa. l Digital Services Act (DSA) si concentra più sulla regolamentazione dei contenuti online e sulla protezione dei consumatori. Stabilisce regole chiare per la rimozione dei contenuti illegali e per la gestione della disinformazione, con norme che tutelano la protezione dei diritti fondamentali degli utenti online, come la libertà di espressione e il diritto alla privacy.

La multa ad Apple per Spotify un caso da Dma. L’ultimo capitolo di una serie di controlli sulle posizioni dominanti è la maximulta che l'Antitrust europea ha inflitto ad Apple nei giorni scorsi (1,84 miliardi di euro) per abuso di posizione dominante nello streaming della musica. Per la prima volta nella guerra dichiarata dalla Commissione europea allo strapotere delle 'Big Tech' viene sanzionata la casa californiana. L'accusa è che abbia applicato "condizioni commerciali sleali" bloccando agli sviluppatori di app di streaming musicale la possibilità di informare gli utenti dell'iPhone e dell'iPad dell'esistenza di servizi alternativi e più economici, comportando così prezzi più alti per i consumatori.Il record di multe Ue alle Big Tech resta di Google, che negli anni ha raccolto sanzioni per 8 miliardi complessivi, e vanta anche la singola multa record Ue, pari a 4,2 miliardi di euro, contro cui ha presentato ricorso alla Corte di giustizia. A inizio anno l'Ue ha anche acceso un faro sull'investimento miliardario di Microsoft in OpenAi (ChatGpt).