Economia

Lotta al sommerso. Ddl anti-caporalato, via libera al Senato

Marco Iasevoli martedì 2 agosto 2016
Il primo passo è compiuto. Il disegno di legge "anti-caporalato" supera senza problemi il voto del Senato e si avvia - questa pare l’intenzione politica - verso un’approvazione veloce e senza modifiche alla Camera entro il mese di settembre. Ieri il provvedimento ha incassato 190 "sì", compresi quelli di M5S e Sinistra italiana, nessun no e 32 astensioni provenienti dalle fila di Forza Italia e Lega (a Palazzo Madama gli astenuti valgono come voti contrari). Nella sostanza, un testo che non ha incontrato particolare opposizione.L’innovazione fondamentale del provvedimento è che a essere punito per il reato di caporalato non è solo l’intermediario che gestisce la tratta e pianifica lo sfruttamento dei lavoratori nei campi, ma anche l’impresa che ne trae beneficio, la quale potrà anche essere commissariata. Il carcere può arrivare sino a 6 anni (8 se il caporalato è accompagnato da violenze e minacce). È previsto inoltre l’arresto in flagranza di reato, come per i reati di mafia, lo sconto di metà della pena per chi collabora e aiuta a smascherare i traffici, la confisca dei beni di chi si macchia di questo reato. Vengono istituite anche sanzioni amministrative tra i 500 e i 1.000 euro per ogni lavoratore reclutato. Il provvedimento definisce infine con precisione gli "indici di sfruttamento": salari inferiori ai minimi contrattuali, violazione delle norme sull’orario di lavoro e di riposo, mancato rispetto delle norme di sicurezza, adozione di sistemi di sorveglianza, sistemazione in alloggi indecorosi. Dal punto di vista della tutela delle vittime, viene estesa anche ai lavoratori sfruttati l’accesso agli indennizzi previsti dal "Fondo anti-tratta". Si interviene infine sulla filiera agricola e alimentare estendendo la "Rete del lavoro agricolo di qualità" con regole più stringenti soprattutto per chi trasporta lavoratori.Un minuto dopo l’approvazione del provvedimento scattano i commenti della politica. In prima fila il presidente del Senato Pietro Grasso e ministri firmatari del disegno di legge, Maurizio Martina (Agricoltura) e Andrea Orlando (Giustizia). Poco dopo tocca al titolare dell’Interno Angelino Alfano. A ruota il viceministro all’Agricoltura Andrea Olivero e la sua collega delle Attività produttive Teresa Bellanova. Quindi i vertici parlamentari del Pd e dei partiti di maggioranza, tutti a vario titolo protagonisti nella stesura del testo. Sottolineano il valore nella lotta alle mafie e allo sfruttamento, l’importanza di esprimere il «sì» del Senato mentre nei campi sta per iniziare la stagione dei raccolti, la «piena collaborazione» del mondo dell’agricoltura italiana.Soddisfatti anche i sindacati: Flai-Cgil parla di 430.000 vittime di cui almeno un quarto veri e propri «schiavi»; la segretaria generale della Cisl Furlan parla di vittoria anche delle sigle dei lavoratori che «da decenni si battono contro il caporalato» e che ora sono pronte ad essere protagoniste di «una nuova stagione di legalità». Più sfumate ovviamente le posizioni delle opposizioni che pure hanno votato il testo, che parlano di un «primo passo non risolutivo cui dovranno seguirne altri». Forza Italia e Lega motivano l’astensione con il pericolo di un atteggiamento "colpevolista" verso le imprese del settore. Diverse sigle del mondo agricolo, a partire da Coldiretti, sottolineano infine come il lavoro non sarà completo sino a quando non si monitoreranno meglio i prezzi del mercato agricolo, sempre più bassi a vantaggio della grande distribuzione.L’iter veloce è legato anche alla forte moral suasion, su questo tema, del presidenti del Senato Grasso e di quella della Camera Laura Boldrini. Quest’ultima ha ricevuto ieri una delegazione di donne braccianti: è a loro che ha sostanzialmente "promesso" un’approvazione rapida alla Camera, probabilmente senza modifiche al testo varato dal Senato.