Economia

ECONOMIA. Crisi, l’offensiva di Obama: misure audaci e più regole

Loretta Bricchi Lee mercoledì 25 marzo 2009
Il presidente americano Barack O­bama prosegue con determinazio­ne nell’impegno per risolvere la cri­si economica che continua a pesare sul Paese. A livello interno, auspicando «a breve» una maggiore regolamentazio­ne delle società finanziarie, mentre, sul fronte internazionale, appellandosi dalle pagine dei maggiori quotidiani mondiali ai leader che, insieme agli Sta­ti Uniti, parteciperanno al summit del G20, il prossimo 2 aprile a Londra, chie­dendo di «intraprendere un’azione co­raggiosa, ampia e coordinata» per sti­molare l’economia. Per cercare poi di ottenere il massimo sostegno su entrambi i fronti, il capo della Casa Bianca aveva in programma per ieri sera una conferenza stampa in diretta durante l’orario di maggiore ascolto televisivo con l’inten­zione di spiegare al Paese l’in­tera strategia contro la crisi e dissipare le critiche sorte nei giorni scorsi. Una mossa che giunge, non a caso, al termine di una gior­nata difficile per l’amministrazione e che ha visto sia il ministro al Tesoro, Ti­mothy Geithner, che il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, sul ban­co degli imputati davanti alla commis­sione servizi finanziari della Camera che vuole fare luce sul salvataggio del co­losso assicurativo e sui bonus miliarda­ri concessi ai suoi dipendenti. Entrambi hanno concordato che l’intervento pubblico si è reso necessario, perché «il governo si è trovato senza alternative valide» e hanno chiesto pertanto mag­giori poteri per far fronte a eventuali pro­blemi futuri. «L’amministrazione e il Congresso devono lavorare insieme» co­sì che «tutte le istituzioni che potrebbe­ro porre rischi sistemici siano soggette I a una stretta supervisione, compresi ap­propriati limiti all’assunzione del ri­schio » ha auspicato il ministro, propo­nendo anche la creazione di «una nuo­va autorità che consenta al governo di chiudere progressivamente società non bancarie della dimensione e della com­plessità di Aig». Dopo aver preso le re­dini della società nei guai, il governo a­vrebbe – «come condizione all’assi­stenza concessa» – «nominato un nuo­vo management e avviato un vasto pro­cesso di ristrutturazione» ha chiarito il ministro, ma «se un’agenzia federale a­vesse avuto tale possibilità, il 16 set­tembre scorso, avrebbe potuto com­missariare Aig e chiuderla lentamente», ha spiegato il capo della Fed alludendo alla data in cui la Banca centrale auto­rizzò una linea di credito di 85 miliardi di dollari a favore della società sull’orlo della bancarotta. Bernanke ha ricordato che il salvatag­gio del colosso assicurativo si è reso in­dispensabile per evitare una situazio­ne simile alla Grande depressione de­gli anni Trenta, ma che «in quel mo­mento nessuna agenzia federale a­vrebbe potuto fornire capitale per sta­bilizzare Aig o dissolverla lentamente». Il caso in questione, quindi offrirebbe «due chiare lezioni» e altrettante ne­cessità: «Nuove procedure d’emergen­za » e «una forte e efficiente supervisio­ne di tutte le società finanziarie im­portanti a livello sistemico». «È stato altamente inappropriato disti­buire elevati compensi ai dipendenti della divisione alla base del crollo di Aig», ha dichiarato Bernanke, ammet­tendo di aver preso in considerazione un’azione legale per fermare i paga­menti, ma di aver deciso altrimenti a causa del rischio di elevati danni che il governo si sarebbe trovato a dover ri­sarcire. Molti rappresentanti della Ca­mera, però, si sono dimostrati molto critici sull’intero soccorso pubblico del settore finanziario, chiedendo al mini­stro e al capo della Fed di presentare tutti gli elementi che hanno contribui­to alle decisioni prese e mettendo in dubbio la necessità di concedere ulte­riori poteri al governo.