Economia

Tendenze. Crescono le artigiane nel Milanese e in Brianza

sabato 19 settembre 2015
È sempre più rosa l'artigianato milanese ebrianzolo. Nell'ultimo quinquennio, infatti, le imprese individuali artigiane con titolare una donna sono cresciute del 4%, passando da 10.825 a ben 11.297, il 15,63% su un totale di 72.312 aziende. È quanto emerge da una analisi statistica realizzata dall'Unione Artigiani su dati delle Camere di commercio di Milano e di Monza e Brianza. In particolare, sono le imprenditrici di origine straniera a determinare l'andamento positivo,mostrando una crescita del +39% tra il 2011 e la fine del 2014, mentre le italiane segnano il passo con una lieve flessione pari al -2%. Sul totale, le imprenditrici italiane rappresentano però ancora il 78%, con 8.841 aziende guidate, mentre le straniere si fermano al 22% (2.456). Le oltre 11mila ditte artigiane in rosa si distribuiscono tra la città di Milano, dove oggi sono 3.848, essendo cresciute del 6% in cinque anni; Area metropolitana( 4.969, +4% dal 2011); Monza e Brianza (2.480, +3%).Le quasi 9mila ditte artigiane femminili guidate da italiane trovano sede per il 46% nell'Area metropolitana (4.031), per il 31% a Milano (2.698) e per il restante 24% a Monza e Brianza (2.112).Quelle straniere (2.456 in totale) invece hanno come "capitale" Milano con il 47% (1.150 ditte), seguita dall'Area metropolitana (38%, 938 imprese) e da Monza e Brianza (15%, 368).Diverso l'andamento di crescita nel quinquennio nelle tre zone considerate. A Milano città le imprese individuali femminili nostrane sono calate del 4%, mentre quelle straniere hanno visto una impennata del +38%. Calo meno vistoso per le italiane nell'Area metropolitana (-2%) e a Monza e Brianza (-2%), ma crescita vertiginosa delle straniere: +39% nell'Area metropolitana,addirittura +45% a Monza e Brianza.I settori di attività dove si concentrano maggiormente le imprenditrici artigiane sono quelli della cura della persona (36%, pari a 4.095 realtà), dei servizi di pulizia (20%, 2.238) e del tessile-abbigliamento (12%, 1.377). Se però nella cura alla persona le italiane rappresentano ancora lastragrande maggioranza (90% con 3.700 aziende), la percentuale scende nei servizi di pulizia (67%, 1.502), per avvicinarsi notevolmente nel campo del tessile-abbigliamento (59% contro 41%, 807 contro 570)."Nel complesso - commenta il segretario generale dell'Unione Artigiani, Marco Accornero - constatiamo una maggiore vivacità dell'imprenditoria artigiana femminile, che cresce in cinque anni in media del  4%, in rapporto a quella maschile che segna il -2%. Il peso di questo aumento  è determinato soprattutto dalle donne di origine straniera che, come del resto succede anche in campo maschile, si caratterizzano per una crescita costante. Consideriamo il lavoro artigiano come una attività che nobilita la persona, indipendentemente dalla nazionalità. Nella realtà artigiana constatiamo che sino ad oggi la presenza straniera è andata per lo più a coprire settori con scarsa presenza italiana, risultando talvolta perciò persino una risorsa. A parità del rispetto di leggi e regole, la cui violazione produce una concorrenza sleale da contrastare energicamente, non possiamo differenziare il lavoro artigiano italiano da quello straniero, tanto meno quello femminile".