Economia

Tendenze. «Così si creano posti di lavoro con il digitale»

Maurizio Carucci sabato 15 luglio 2017

Maurizio Pimpinella, presidente di Apsp (Associazione prestatori servizi di pagamento), impegnato a divulgare la cultura digitale

«Lavorare in ambito digitale, compreso il settore payment, significa cercare soluzioni a problemi complessi. Il capitale umano risulta essere la componente più importante in ambito tecnologico. Realizzare innovazione richiede ricerca e formazione. Solo così è possibile creare posti di lavoro e qualificare i lavoratori». Maurizio Pimpinella, presidente dell'Apsp (Associazione prestatori servizi di pagamento), ne è convinto.

A dargli ragione anche la terza edizione dell’Osservatorio delle competenze digitali, indagine condotta dalle associazioni dell’Ict Aica, Assinform, Assintel e Assinter Italia e promossa dal ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e dall’Agenzia per l'Italia Digitale. Le competenze digitali sono ricercatissime dalle aziende: è quanto emerge analizzando 175mila annunci di lavoro apparsi sul web dal 2013 al 2016. La richiesta di professioni Ict è aumentata mediamente del 26% ogni anno.

Un dato assolutamente incoraggiante, con picchi di crescita del 90%, è la ricerca apposita di professionisti specializzati in trasformazione digitale (i business analyst e gli specialisti dei big data). Resta comunque alta, salendo del 56%, anche la ricerca di figure esperte in cloud, internet delle cose, intelligenza cognitiva e artificiale, robotica e cyber security.


«In Italia - spiega Pimpinella - sono fondamentali appositi percorsi culturali per insegnare, passo dopo passo, non solo le tecniche per utilizzare i nuovi servizi di pagamento, ma anche la sicurezza e la semplicità connesse con queste novità. È nota a tutti la survey di Standard & Poors che sanciva che in Italia solo il 37% degli adulti risponde correttamente a tre domande su cinque riguardo a interesse semplice e composto, inflazione e diversificazione del rischio: non stupiamoci che le famiglie italiane detengano il 30% della propria ricchezza in contanti o depositi, agiamo di conseguenza con percorsi formativi trasversali, adatti a tutte le età. Sul fronte giovani, bisogna intervenire attraverso i programmi scolastici, inserendo da subito competenze finanziarie e digitali. Non esiste alcuna forma di libertà che non poggi anzitutto su una libertà finanziaria: saper gestire i propri denari, sapersi avvalere di diverse metodologie di pagamento attraverso il digitale implica dare ai giovani una percezione più "adulta" delle proprie tasche. Saper gestire la propria libertà significa per prima cosa sapersi gestire nel quotidiano».


Molte delle professioni che oggi conosciamo, sono destinate a trasformarsi. I profili più ricercati dalle aziende saranno proprio quelli in grado agevolare il passaggio verso l’era digitale e di guidare le imprese verso approcci innovativi, in un mondo sempre più rapido. Altrettanto importante sarà la ricerca di ruoli chiave nell’ambito della Pubblica amministrazione e delle piccole e medie imprese, spesso veri incubatori di innovazione. Dunque la trasformazione digitale taglierà i posti di lavoro? Al contrario: ci sarà bisogno di nuove competenze e profili sempre più specializzati sul comparto digitale e innovativo. Per questo si rende sempre più necessaria una scuola nuova, in grado di far cultura e creare posti di lavoro attraverso l’educazione finanziaria e digitale.

«Ogni volta che un’azienda investe le proprie risorse per la creazione di un posto di lavoro in ambito tecnologico - sottolinea il presidente di Apsp - verranno creati a cascata ulteriori posti di lavoro in settori non tecnologici. Prendendo in esame il settore internet, in Francia si sono creati 1.200.000 posti di lavoro, indotto compreso. Questo significa sia professioni specifiche legate al web, sia posizioni non specializzate che orbitano attorno ai lavoratori qualificati. Sempre con il web si sono "persi" 500mila posti, dunque se ne sono guadagnati in tutto 700mila. Ci sono stime che attestano la creazione di 2,6 posti di lavoro per ogni posizione persa a causa della digitalizzazione e del progresso tecnologico. Il comparto dei pagamenti non fa eccezione: sorge però la necessità di innescare un circolo virtuoso che parta dall’educazione finanziaria e digitale, in grado di generare innovazione e dunque creare occupazione e posti di lavoro. In Italia nel triennio 2016-2018 si possono creare potenzialmente 85mila nuovi posti di lavoro con specializzazione in digitale e tecnologia. Complessivamente, si tratta di un’occupazione che potrebbe aumentare da qui al 2018 del 3,5% annuo, fino a raggiungere le 624mila unità».