Economia

I NUMERI DEL PAESE. Corte dei Conti: la crisi costerà 160 miliardi

mercoledì 25 maggio 2011
Per rispettare i nuovi vincoli europei sul debito occorrerà un intervento «del 3% all'anno, pari, oggi, a circa 46 miliardi nel caso dell'Italia». Lo afferma la Corte dei Conti nella presentazione del Rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica. Si tratta di '«un aggiustamento di dimensioni paragonabili a quello realizzato nella prima parte degli anni Novanta per l'ingresso nella moneta unica».CON CRISI PERDEREMO 160 MILIARDILa Corte dei Conti sottolinea «l'eredità dei condizionamenti dovuti agli effetti permanenti causati dalla grande recessione nel 2008-2009». La magistratura contabile, nel Rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica, evidenzia come «si sia verificata una perdita permanente di prodotto, calcolata a fine 2010 in 140 miliardi e prevista a crescere a 160 miliardi nel 2013».SERVONO PIU' SFORZI PER BILANCIO PUBBLICO«La fine della recessione economica non comporta il ritorno ad una gestione ordinaria del bilancio pubblico richiedendosi piuttosto sforzi anche maggiori di quelli accettati». Lo sottolinea la Corte dei Conti nel Rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica.CON AGGIUSTAMENTO DEBITO NO RIDUZIONE TASSE Per rispettare i nuovi vincoli europei, soprattutto di riduzione del debito, «gli elevati valori di saldo primario andrebbero conservati nel lungo periodo, rendendo permanente l'aggiustamento sui livelli della spesa, oltre che impraticabile qualsiasi riduzione della pressione fiscale, con la conseguente obbligata rinuncia ad esercitare per questa via una azione di stimolo sull'economia». Lo sottolinea la Corte dei Conti nel Rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica. La Corte sottolinea comunque che nonostante «la complessità delle prospettive» non bisogna comunque «sottovalutare l'importanza del risultato che la finanza pubblica a conseguito nel 2010 nella gestione dei conti ai diversi livelli di governo, rendendo evidente che, grazie alle misure di rafforzamento e di progressivo adattamento, gli strumenti di regolazione sono stati muniti di una efficacia non sempre riscontrata nel recente passato». Questi strumenti di coordinamento «appaiono in grado di contribuire anche per il futuro al mantenimento dell'equilibrio dei conti pubblici ed insieme ad una auspicabile accelerazione della crescita».IMPERVIO PERCORSO DELLA FINANZA PUBBLICALa Corte dei Conti evidenzia «quanto impervio sia il percorso che la finanza pubblica italiana è chiamata a seguire nei prossimi anni per rispettare i vincoli europei e rendere possibile una crescita economica più sostenuta». Lo evidenziano i magistrati contabili nel Rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica. «Non è sufficiente che la spesa primaria rimanga costante in rapporto al prodotto, e neanche che rimanga costante in termini reali. È necessario che si riduca in termini reali, rispetto a livello, già compresso, previsto nel Def per il 2014. Non essendo quindi sufficiente limare ulteriormente al margine la spesa pubblica occorre interrogarsi su quelli che possono realisticamente essere i nuovi confini e i nuovi meccanismi dell'intervento pubblico nell'economia».ANCORA SPAZI AMPI PER RECUPERO EVASIONESul fronte recupero evasione la Corte dunque «indica le inaccettabili dimensioni della non tax compliance» e ciò dimostra «che gli spazi da recuperare a tassazione sono ancora molto ampi». Servono comunque «azioni idonee a favorire il consolidamento di comportamenti di massa più corretti». Questo perché «gli effetti finanziari del contrasto all'evasione fiscale potranno continuare a essere determinanti nella misura in cui si riuscirà a trovare il necessario equilibrio tra l'azione repressiva e l'induzione alla tax compliance». La Corte dei Conti rileva come nel recente passato si sia ridotto il ricorso alle entrate una tantum ricorrendo viceversa «all'intensificazione e al potenziamento delle attività di contrasto all'evasione». L'analisi dei risultati conseguiti «conferma l'efficacia degli strumenti utilizzati anche se interrogativi si pongono sulla loro capacità di assicurare anche per il futuro la tenuta del livello complessivo dell'entrata». «Questo - secondo i magistrati contabili - vale per i proventi da giochi e i risultati in materia di riscossione per i quali sono da attendersi difficoltà via via maggiori per continuare a realizzare gettiti significativamente crescenti». Per quanto riguarda il gettito da lotta all'evasione questa componente ha portato «circa 63 miliardi, il 58,5% delle maggiori entrate nette complessive stimate dal 2006 al 2013 ma con un crescendo che nelle manovre 2009 e 2010 attribuisce alla lotta all'evasione la quasi totalità delle maggiori entrate previste». La Corte dei Conti ricorda le dimensioni del fenomeno: come stimato dall'Istat l'economia sommersa potrebbe aver raggiunto nel 2008 la quota del 17,5% del Pil ossia 275 miliardi interrompendo la tendenza al ridimensionamento avviata sette anni prima.RISULTATI SIGNIFICATIVI SU TAGLIO SPESALa Corte dei Conti mette in evidenza «quanto significativi siano stati i risultati conseguiti» in tema di taglio della spesa. Ma questo va associato a una «distorsione: una evoluzione non bilanciata con la concentrazione dei tagli sulla spesa in conto capitale». In ogni caso «la crescita della spesa corrente primaria rallenta vistosamente con un incremento nel 2010 dell'1,3% (+4,2% nel 2009). Le spese in conto capitale invece si riducono di oltre il 18%». Bene le Regioni (la spesa complessiva al netto della sanità si riduce dell'11% in termini di pagamenti) ed «egualmente positivo» è il risultato di Comuni e Province. «Anche la spesa sanitaria si rivela nel consuntivo 2010 inferiore alle previsioni. Le uscite complessive hanno raggiunto i 113,5 miliardi, inferiori di oltre 1,5 miliardi al dato previsto per l'anno».