Economia

CRISI. Sangalli: no ad aumento Iva Consumi a livelli del 2000

mercoledì 12 giugno 2013
L'aumento dell'Iva sarebbe "benzina sul fuoco della recessione". Lo ha detto oggi il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, chiedendo alla politica di agire "tempestivamente e in profondità" di fronte a una crisi che ha fatto tornare i consumi ai livelli del 2000. "Va scongiurato tempestivamente l'ulteriore aumento dell'Iva di un punto", ha detto Sangalli in occasione dell'assemblea annuale di Confcommercio, spiegando che "l'impatto di questo aumento sui consumi, sulla crescita e sull'occupazione sarebbe davvero benzina sul fuoco della recessione".E proprio sull'Iva il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, è stato contestato: i partecipanti all'assemblea lo hanno fischiato a lungo quando, nel corso del suo intervento, ha detto che la volontà di evitare l'incremento "resta e forte, ma non posso dirvi che sono in grado di farlo". Da parte sua, il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha detto a margine dell'assemblea che si sta "lavorando per trovare i soldi per evitare l'aumento dell'Iva: è un lavoro faticoso, ma il governo ci sta lavorando a iniziare dal ministro dell'Economia Fabrizio) Saccomanni".Dal primo luglio l'aliquota ordinaria salirà dal 21 al 22%. Congelare l'imposizione sui consumi richiede due miliardi nel 2013 e quattro miliardi l'anno dal 2014. Il governo sta lavorando per rinviare a gennaio l'incremento dell'Iva.CER: SOLO NEL 2036 RECUPERO POTERE ACQUISTO PERSOSecondo un rapporto del Centro Europa Ricerche(Cer) presentato all'assemblea, "a causa della crisi, ogni famiglia italiana ha registrato, in media, una riduzione del proprio potere d'acquisto di oltre 3.400 euro. La dimensione raggiunta dalla caduta dei redditi è tale che, se pure si riuscisse a tornare alle dinamiche di crescita pre-crisi, bisognerebbe comunque aspettare fino al 2036 per recuperare il potere d'acquisto perduto". "Inutile girarci intorno: senza un cambiamento profondo delle politiche, in Europa e in Italia, non se ne esce", ha detto Sangalli, sottolineando che l'Unione deve capire che "non c'è contrasto della recessione e impegno per l'occupazione senza una più robusta domanda interna". "C'erano una volta i consumi...", dice invece con amara ironia Sangalli, sottolineando come "siano tornati ai livelli del 2000".STRETTA CREDITIZIA TRA LE PRIORITÀTra gli elementi di maggiore preoccupazione, secondo il presidente di Confcommercio, c'è la stretta creditizia, che "merita davvero di essere assunta come una priorità dell'Unione, facendo anzitutto avanzare l'Unione interbancaria". Secondo Sangalli la politica ha iniziato ad agire, come nel caso del rifinanziamento della cig - "però a scapito dei fondi per l'incentivazione del premio di produttività e della formazione" - e della sospensione dell'Imu - "ma bisogna adesso proseguire con un'organica revisione della tassazione degli immobili". Vanno poi spese "presto e bene" le risorse per il Sud, perché "se il Nord è sull'orlo del baratro, il tonfo del Mezzogiorno è invece una realtà già conclamata e conclamata da tempo".Confcommercio chiede alla politica di attuare le riforme, in primis nei settori del fisco e del lavoro, "rivedendo le restrizioni in materia di flessibilità in entrata, affrontando il nodo del costo del lavoro e il suo recente aggravio per l'apprendistato, semplificando procedure e adempimenti". In materia di fisco, il rapporto del Cer rileva che nel 2013 "il numero di giorni di lavoro necessari per pagare tasse, imposte e contributi raggiungerà il suo massimo storico: 162 giorni (ne occorrevano 139 nel 1990 e 150 nel 2000); ne occorrono 130 nella media europea (-24% rispetto all'Italia)".