Economia

Censis. Stili di vita più sobri, ma basta austerità

lunedì 28 aprile 2014
Dopo i tagli agli sprechi ed eccessi degli anni passati, oggi, secondo il Censis c'è voglia di allentare la cintura. Nel caso in futuro potessero contare su un aumento stabile del proprio reddito, il 38% aumenterebbe i consumi, recuperando quelle abitudini a cui hanno dovuto rinunciare, come cenare al ristorante. Il 33% ci si farebbe un gruzzoletto per affrontare spese future impreviste. Il 32,5% investirebbe per coprire bisogni sociali in previdenza, sanità, formazione. Il 30% si toglierebbe uno sfizio, come fare un viaggio.I TERRITORI DEL VIGORE ECONOMICO. Le province con maggiore vigore economico, cioè con una più forte capacità di creare nuove imprese e nuova occupazione negli ultimi cinque anni, sono Prato (che, dopo una crisi epocale, sembra oggi aver ritrovato nuove energie), Monza e Brianza (non solo Milano, in Lombardia, è sull'onda buona). Nei primi 20 posti della classifica territoriale del vigore ci sono nove province del Centro (Prato, Livorno, nonostante la recente crisi dell'acciaieria di Piombino, Pisa, Firenze, Terni, Lucca, Arezzo, Viterbo, Ancona), sette del Nord-Est (Trento, Bolzano, Pordenone, Gorizia, Belluno, Padova, Trieste), tre del Nord-Ovest (Monza e Brianza, La Spezia, Milano), una del Sud (Pescara). Nel 2013, l'anno peggiore della crisi, sono comunque nate 1.053 imprese al giorno a fronte di 1.018 che hanno chiuso. Di start-up innovative se ne contano circa 2mila: ne sono nate quattro nuove al giorno.MILANO MEGLIO DI ROMA. È Milano la città che la maggior parte degli italiani (il 69%) considera la più vitale. Seguono, a distanza, Torino (22%) e Roma (14%). Aspettando l'Expo del 2015, e all'indomani del successo del Salone del mobile, la città meneghina sembra aver ritrovato il ritmo giusto.  I Paesi esteri del 'vigore': l'intramontabile mito yankee. A livello globale, sono gli Stati Uniti il Paese considerato più vigoroso e pieno di energia: lo indica il 44% degli italiani e, in particolare, il 54% dei giovani di 18-29 anni. Seguono Giappone (27,5%), Cina (23%), Australia (21%), Regno Unito (13%) e Germania (13%).I NUOVI PROTAGONISTI: DONNE, IMMIGRATI E GIOVANI. Quasi un quarto delle imprese italiane ha alla guida una donna - sottolinea il Censis - con un aumento di oltre 10mila unità in due anni. E crescono, più in generale, le responsabilità femminili nella gerarchia dei posti di comando. Oggi in Italia 6,2 milioni di occupati riferiscono a un capo donna (e, di questi, 3,2 milioni sono uomini). Il 67% dei lavoratori maschi con un capo donna ritiene che non ci siano differenze attribuibili al genere, e il 15% di loro pensa che la donna capo sia meglio. Più ambiziose, più precise, più responsabili e anche più emotive: sono questi i tratti che, secondo i maschi, caratterizzano le donne rispetto ai colleghi uomini nel lavoro. Per il 21% le donne sono anche più competitive e per il 20,5% più competenti.Sono quasi 380mila gli imprenditori nati all'estero presenti in Italia: +16,5% rispetto al 2009. Notevole è stato lo sviluppo negli esercizi commerciali: dal 2009 a oggi sono aumentati del 21,3% i titolari stranieri nel comparto al dettaglio e del 9,1% nel settore dell'ingrosso. Sono ormai 6 milioni gli italiani che fanno regolarmente acquisti in negozi etnici, gestiti da cinesi o indiani, 3,5 milioni di italiani acquistano con regolarità in questi negozi i prodotti casalinghi, 2,6 milioni i prodotti alimentari, 2,3 milioni la frutta, la verdura e i detersivi, 1,9 milioni vi si rivolgono per riparare i telefoni cellulari. Il 62% degli italiani si reca nei negozi di prossimità gestiti dai migranti perché i prezzi sono convenienti, il 34% perché vi si trovano prodotti altrove irreperibili, il 22% per la comodità degli orari.Molto si è parlato in questi anni dei giovani in uscita permanente dall'Italia. Ma ci sono 3,7 milioni di persone con meno di 35 anni che vivono all'estero solo per qualche periodo all'anno. Se infatti il 26,5% dei giovani italiani è convinto che il trasferimento all'estero dovrebbe essere definitivo, il 61% ritiene invece che è opportuno trasferirsi per un breve periodo. Gli Stati Uniti (per il 48%), la Germania (41%), l'Australia (40%) e il Regno Unito (39%) sono i Paesi che i giovani indicano come mete più ambite.