Economia

Innovazione. Con 4,3 miliardi del Pnrr in sei mesi la ricerca non è più una Cenerentola

Maurizio Carucci sabato 6 agosto 2022

Ricercatrice al microscopio

In Italia per anni la ricerca è stata trattata come una Cenerentola. Poche risorse e ricercatori spesso costretti a emigrare. Con il Pnrr, invece, stiamo assistendo a una vera e propria svolta. Oltre 4,3 miliardi di euro assegnati con procedure competitive in soli sei mesi per far nascere cinque Centri nazionali per la ricerca in filiera, 11 Ecosistemi dell’innovazione a livello territoriale, creare o rafforzare 49 Infrastrutture di ricerca e tecnologiche di innovazione e assumere 3mila persone in più. «Stiamo dando un volto nuovo al sistema della formazione e della ricerca – ha detto la ministra Maria Cristina Messa –. Gli investimenti sono di certo importanti, ma altrettanto lo sono riforme e semplificazioni che ci hanno consentito di abbattere rigidità e paletti che per anni hanno dato l’immagine di un Paese poco aperto e poco pronto a condividere novità e innovazione. Oggi, invece, il sistema italiano è pronto ad accogliere nuove figure e competenze, anche dall’estero, oltre che gli investimenti ulteriori per la ricerca che dovessero arrivare. Università, istituzioni dell’alta formazione artistica, enti di ricerca, enti e istituzioni pubbliche e private, imprese hanno lavorato insieme, forse come mai prima avevano fatto, presentando progetti di altissima qualità tecnico- scientifica riconosciuta dagli esperti stranieri che li hanno valutati: le soluzioni ai tanti problemi complessi di oggi e di domani dipenderanno dalla capacità di inventare, collaborare, trasformare e innovare».

I cinque Centri nazionali – ognuno finanziato con circa 320 milioni di euro – sono dedicati a cinque aree individuate come strategiche per lo sviluppo del Paese: Simulazioni, calcolo e analisi dei dati ad alte prestazioni; Agritech; Sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a Rna; Mobilità sostenibile; Biodiversità. Gli investimenti serviranno per assumere ricercatori e personale da dedicare alla ricerca (di cui almeno il 40% donne), per creare e rinnovare le infrastrutture e i laboratori di ricerca, per realizzare e sviluppare programmi e attività di ricerca dedicati alle cinque tematiche, per favorire la nascita e la crescita di iniziative imprenditoriali a più elevato contenuto tecnologico come start-up e spin off. «Abbiamo creato le basi – ha aggiunto Messa – grazie anche a riforme e semplificazioni, per un nuovo sistema di collaborazione in grado di creare filiere di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico per l’Italia del futuro. Abbiamo dimostrato che anche qui, in soli sei mesi, si possono assegnare risorse per miliardi di euro in modo competitivo, trasparente ed efficiente. Ci sono davvero grandi spazi per la creatività e le competenze di giovani ricercatrici e ricercatori, per sperimentare scambi tra pubblico e privato, per stimolare la nascita di startup e spinoff».

Gli 11 Ecosistemi – grazie a un investimento complessivo di 1,3 miliardi di euro – intervengono su aree di specializzazione tecnologica coerenti con le vocazioni industriali e di ricerca del territorio di riferimento. E poi le Infrastrutture di ricerca: con un investimento complessivo di 1,08 miliardi di euro sono stati proposti 24 progetti di potenziamento/creazione o networking. Infine le Infrastrutture tecnologiche di innovazione. Sono strutture, attrezzature, capacità e servizi per sviluppare, testare e potenziare la tecnologia per avanzare dalla convalida in un laboratorio – grazie a un investimento complessivo di 500 milioni di euro – fino a livelli di preparazione tecnologica più elevati prima dell’ingresso del mercato competitivo.