Economia

Analisi. Carta acquisti agli immigrati: i politici si stracciano le vesti ma votarono la legge nel 2013

Francesco Riccardi sabato 22 novembre 2014

Non si sa se è più comico o più tragico lo stracciarsi le vesti di tanti esponenti della maggioranza e dell’opposizione alla notizia della (presunta) estensione della Carta acquisti ai cittadini extracomunitari regolari, attraverso un emendamento alla Legge di stabilità. Prima di fare dichiarazioni roboanti e scollegate dalla realtà, infatti, alcuni parlamentari avrebbero fatto bene a collegarsi almeno al proprio tablet, per controllare. Con un paio di clic, infatti, avrebbero scoperto che l’«estensione» contro cui si scagliano oggi risale a un anno fa. Precisamente alla legge di stabilità 2014, approvata a dicembre 2013 durante il governo Letta. E che, per giunta, molti di loro, compresi gli esponenti di Forza Italia oltre che di Ncd e Scelta Civica, a quel tempo erano nella maggioranza che quella norma l’ha votata e approvata. Recita infatti il comma 216 dell’art.1 legge 147 del 27 dicembre 2013 a proposito della Carta acquisti: «...le parole: 'di cittadinanza italiana' sono sostituite dalle seguenti: 'cittadini italiani o di Stati membri dell’Unione Europea ovvero familiari di cittadini italiani o di Stati membri dell’Unione Europea non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero stranieri in possesso di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo'». Insomma, la Carta acquisti da 40 euro al mese, riservata agli anziani sopra i 65 anni e ai genitori di bambini sotto i 3 anni in particolari condizioni di bisogno (così come la sperimentazione della nuova Social card fino a 400 euro), riguarda anche i cittadini extracomunitari regolari. La norma è diventata poi operativa con la pubblicazione del decreto attuativo l’8 aprile scorso. E, come ha spiegato il Ministero delle Finanze, l’emendamento presentato giovedì serviva a evitare che la mancata conversione di un altro decreto portasse al paradosso di dover richiedere, a persone in povertà, la restituzione allo Stato di somme modeste, oltre che a impedire il pagamento alle Poste dei servizi di intermediazione. Questa ignoranza della legge – varata in ottemperanza di normative comunitarie e di sentenze della Corte costituzionale sulla parità di trattamento dei cittadini extracomunitari regolari – non è però la più grave. Peggio è quella di chi – come in particolare la Lega Nord di Matteo Salvini – si ostina a non voler comprendere un concetto tanto semplice quanto umano: gli stranieri che nel nostro Paese vivono, lavorano, pagano le tasse e rispettano le leggi non sono né nemici dai quali guardarsi né persone di 'serie B' da discriminare. Sono semmai concittadini, «una risorsa », uno «strumento di progresso» come ha ricordato proprio ieri il Papa. E quando si trovano in condizioni di estremo bisogno meritano aiuto. Il resto è solo un bieco speculare sulle difficoltà di tanti. Italiani e nuovi italiani. Quelli che qualcuno vorrebbe relegare sempre e comunque nell’oscura condizione di 'intrusi' e di 'clandestini'.