Economia

CHIESA E SOCIETA'. Lotta alla povertà in Europa Dalla Caritas 5 proposte

Paolo Lambruschi sabato 13 marzo 2010
Una mobilitazione senza precedenti nella Chiesa cattolica europea contro la povertà. Le Caritas di tutte le diocesi hanno lanciato «Zero poverty», una campagna di pressione ad ogni livello, dalla Commissione di Bruxelles ai governi nazionali alle amministrazioni locali perché il 2010, anno europeo di lotta alla povertà, porti misure politiche concrete. La recessione senza precedenti incorso nel Vecchio continente ha portato ad oggi 23,5 milioni d’europei a vivere con meno di dieci euro al giorno, mentre un europeo su cinque, secondo Eurobarometro, non possiede un’abitazione adeguata. Complessivamente, dicono le statistiche comunitarie, sono 79 milioni i cittadini dell’Ue a rischio povertà, cioè il 19% della popolazione totale. Nella Ue i bambini a rischio sono il 19% dei bambini europei, quindi quasi un bambino ogni cinque rischia di essere povero. Sono generalmente figli di un padre o una madre disoccupati o con un lavoro precario, il loro futuro è già compromesso. Inoltre le persone che, pure avendo un impiego, sono scivolate sotto la soglia della povertà, sono l’8% di tutti gli occupati della Ue. Cosa chiede la campagna, che ieri a Milano è stata lanciata in tutta la Lombardia, regione tra le più ricche del mondo eppure alle prese con una povertà a macchia di leopardo?Chiede alle istituzioni comunitarie e nazionali l’impegno entro il 2015 per eliminare la povertà infantile, aumentare del 50% gli alloggi popolari e potenziare i servizi sociali e sanitari, diminuire del 5% la disoccupazione e garantire a tutti un livello minimo di protezione sociale. Obiettivo è raccogliere entro il 2010 in una petizione contro la povertà sul sito www.zeropoverty.org un milione di firme in Europa, 150 mila in Italia, 25 mila in Lombardia.«L’anno europeo– spiega il vicedirettore della Caritas italiana Francesco Marsico – si concluderà con una serie di richieste di interventi politici da parte della rete Caritas a livello continentale, nazionale e locale. In particolare, l’Italia, come Grecia e Ungheria, è l’unica a non avere forme di reddito minimo per chi è disoccupato e non ha accesso a sussidi. Alcune regioni della Penisola stanno intervenendo, altre non possono permetterselo. A livello centrale andrebbero definiti i livelli minimi di assistenza». Il confronto con i partner Ue, secondo la Caritas, sarebbe a questo punto opportuno per chi è senza tutele. Allarga lo sguardo oltre le Alpi Marco Revelli, presidente della Commissione governativa di indagine sull’esclusione sociale, perché «l’esperienza europea offre un ampio ventaglio di modelli e possibilità». In Italia, secondo i dati Istat, abbiamo il 5% di famiglie in povertà assoluta e il 25% che non sta risparmiando. Tutti gli strumenti adottati nei paesi Ue, anche molto diversi tra loro, ha sottolineato lo studioso, «hanno dimostrato un’indubbia efficacia nel ridurre l’incidenza della povertà relativa, sommando i vantaggi di un sistema di tutela insieme universalistico, perché rivolto a tutti, e selettivo, cioè concesso a determinate condizioni di reddito e lavoro». Insomma, non sono misure assistenzialistiche e possono variare in base al reddito dei nuclei aiutati. I diversi modelli europei di sussidi pubblici richiedono come requisito il coordinamento amministrativo tra diversi livelli di governo locale.Ma i costi? Per l’economista Tito Boeri stime prudenziali, probabilmente in eccesso «dicono che se, ad esempio, immaginassimo di introdurre un reddito minimo garantito di 400 euro, spenderemo tra i 3 e i 7 miliardi. Un costo eccessivo? Le statistiche degli altri paesi europei, nelle quali politiche di questo tipo sono sperimentate da tempo, suggeriscono che non è così. Tale misura potrebbe razionalizzare il sistema italiano di ammortizzatori sociali».Non è l’unica opzione sul tavolo. All’associazionismo cattolico, ad esempio, non dispiacerebbe l’estensione della social card. «Studi che verranno presentati a breve – anticipa Marsico – sostengono che con mezzo miliardo di euro potremmo dare la card a tutte le famiglie assolutamente povere in Italia».  L’importante è che il 2010 termini con una forte proposta politica per combattere la povertà continentale.