Economia

Crisi cinese. Borse, dopo il lunedì nero il martedì è grigio

martedì 25 agosto 2015
Proseguono le vendite a raffica sui listini asiatici, all'indomani di una disfatta epocale, quella dell'ormai definito "lunedì nero". Ma non mancano segnali di inversione di rotta, a cominciare dalle principale borse europee che hanno riaperto in fase di rimbalzo, tutte col segno positivo. Si prospetta quindi un martedì grigio. Dopo il tracollo di ieri Shanghai perde ancora il 6,06%, mentre Tokyo chiude a -3,96%, mentre Più cauta Hong Kong (-1,06%), mentre Taiwan, la prima a chiudere, guida il gruppo del rimbalzo con un +3,58%, seguita da Sidney (+2,42%), ancora aperta insieme a Seul (+0,92%). Negativi i furtures sull'Europa, positivi invece quelli su Wall Street. 10mila miliardi bruciati Il calo delle Borse mondiali ha bruciato 10.000 miliardi di dollari in valore dal 3 giugno. A fare i conti è il New York Times. Le vendite sulle piazze finanziarie hanno accelerato nelle ultime settimane con la svalutazione dello yuan decisa dalla Cina. Giappone e G7 contro i pericoli cinesi Il Giappone lavorerà coi partner del G7 per neutralizzare il potenziale impatto sulla crescita legato alle turbolenze sui mercati azionari: "Adotteremo le politiche necessarie con gli altri membri del G7", ha detto il portavoce del governo nipponico Yoshihide Suga, riferendosi a Usa, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Canada. Suga ha assicurato che il tonfo dei listini di Borsa e il parallelo rialzo dello yen non avrebbero avuto impatti sulla determinazione del primo ministro Shinzo Abe di voler stimolare la crescita, per portare il Paese fuori dalle secche della quasi ventennale deflazione. Pur senza menzionare le possibili e ulteriori misure, Suga in conferenza stampa ha detto che il governo non sarebbe venuto meno ai suoi impegni. Il ministro delle Finanze e vicepremier Taro Aso ha ammesso l'estrema volatilità sui mercati, escludendo per ora l'ipotesi di prendere in considerazione misure di correttive.