Economia

L'ALTRA BORSA. Boom di investimenti «etici» Un quinto di quelli mondiali

Andrea Di Turi venerdì 1 febbraio 2013
La cifra è da far tremare i polsi: 13,6 trilioni, vale a dire 13.600 miliardi, in questo caso di dollari. Che in euro fanno circa 10mila miliardi. Questo è l’ammontare degli investimenti che nel mondo utilizzano criteri di selezione ispirati alla responsabilità sociale d’impresa e alla sostenibilità. Ai più è nota come finanza etica, ma i termini tecnici per indicarla sono Sri (socialmente responsabile) e sempre più Esg, acronimo che indica le tre dimensioni, oltre a quella economica, che in questo tipo d’investimento vengono considerate: quella ambientale, sociale e la governance.In questi anni segnati dalla più grave crisi dal Dopoguerra, in cui la grande finanza internazionale si è fatta conoscere – ma tutt’altro che apprezzare – soprattutto per i fattori di rischio che ha iniettato nel sistema, l’altra finanza, quella responsabile, ha continuato a crescere ed è ormai divenuta un fenomeno di portata mondiale. Uscendo definitivamente dalla nicchia in cui in troppi la vedevano costretta, in ossequio all’ormai vetusto luogo comune secondo cui etica e finanza non possono andare insieme.Invece ci vanno, eccome. A ribadirlo, fornendo le cifre ricordate, è stato in questi giorni il primo rapporto globale mai realizzato sugli investimenti Sri. Lo si deve alla Gsia (Global sustainable investment alliance), l’alleanza globale che hanno stretto le principali organizzazioni, o Sif (Sustainable investment forum), che si occupano di promuovere l’investimento responsabile e sostenibile in Europa, Stati Uniti, Canada, Australia, Asia e Africa.Ne è uscita una classifica per continenti in cui davanti a tutti, e di molto, c’è l’Europa, che vale circa il 65% degli investimenti Sri nel mondo (8.758 miliardi di dollari). A seguire gli Stati Uniti (3.740 miliardi) e il Canada (589 miliardi). Un po’ a sorpresa il fatto che l’Africa (229 miliardi), dove il forum Africa Sif è nato solo nel 2010, riesca a stare davanti all’Australia (178 miliardi) e all’Asia (74 miliardi, Giappone incluso).Certo, queste cifre sono da maneggiare con cura. Perché basta leggere le prime pagine del rapporto (disponibile in versione integrale sul sito www.gsi-alliance.org) per vedere come sulla definizione di investimento Sri non vi sia ancora unanime condivisione ai quattro angoli del pianeta. Così pure sulla terminologia da utilizzare. Ma su tali questioni si sta lavorando e la nascita stessa di questa alleanza è indicativa del fatto che la finanza responsabile sente in modo crescente l’esigenza di parlare con una sola voce. Anche per contare di più ed esercitare con più forza, e allo stesso tempo in modo più capillare, il suo potere di contaminazione nei confronti della finanza cosiddetta mainstream, cioè del modo stesso di intendere l’investimento finanziario. Che ha mostrato in questi anni le conseguenze nefaste di chi lo intende esclusivamente come uno strumento per conseguire il massimo profitto nel più breve tempo possibile, senza guardare in faccia a niente e a nessuno. Sembra proprio arrivata l’ora di prendere un’altra strada.