Economia

I dati. Caro affitti per le stanze singole: per studiare a Milano servono 626 euro

Paolo M. Alfieri giovedì 17 agosto 2023

Forse un giorno o l’altro sarà la stessa tipologia dello “studente fuori sede”, specie antropomorfa dall’habitat globale e a basso budget per definizione, a doversi arrendere e ad estinguersi. Non si vede infatti, anche stante i dati ufficiali sui redditi degli italiani, come le famiglie possano di questo passo continuare a poter finanziare gli studi fuori casa dei propri figli (tra questi c’è chi già lodevolmente lavora, ma è l’eccezione), a meno di non considerare sacrifici enormi e, forse, un alto tasso di evasione fiscale. I dati più freschi sono di ieri: mesi dopo aver avviato la campagna di protesta delle tende degli studenti accampati fuori dagli atenei, Milano resta la città in cui gli affitti per una stanza singola sono i più alti, 626 euro al mese, mentre Bologna (482 euro e + 8%) supera Roma (463) al secondo posto. La novità, segnala lo studio di Immobiliare.it, è che nei grandi centri i prezzi tendono a rallentare, ma crescono molto nelle città medio-piccole (Bari fa +29%). E che comunque, anche nel resto d’Europa non è che stiano messi meglio.

In Italia aumenta l’offerta di alloggi disponibili per gli studenti nei piccoli centri: Brescia (+75%), Latina (+68%) e Bergamo (+49%), segno che il piccolo proprietario immobiliare italiano ha fiutato l’affare. Forse l’aumento dell’offerta servirà ad abbassare nel medio termine gli affitti per gli studenti, ma cresceranno, inevitabilmente, i costi per le famiglie che non possono ricorrere a un mutuo. Senza contare che poi occorrerà convincerli, gli studenti stessi, a viaggiare ogni giorno da Latina a Roma o da Brescia a Bergamo con i nostri regionali. Ma tant’è.

In un’Italia che conta 5,5 milioni di seconde case (una buona fetta al mare o in montagna, certo), il mercato delle stanze in generale si allarga (+34%). Milano, ci dice lo stesso studio, conserva un incremento della domanda (+15%), ma il costo aumenta solo dell’1% rispetto a un anno fa, toccando dunque i 626 euro. Tanto, tantissimo paragonato al resto d’Italia, ancora paradossalmente a buon mercato, invece, se si confronta il capoluogo lombardo alle 1.000 sterline (1.170 euro) di cui deve disporre un fuori sede a Londra, ai 1.000 euro di Parigi, agli 850 euro di Amsterdam o anche ai 650 di Madrid. Se la direzione è quella, auguri. Anche perché il confronto con il reddito (ufficiale) dell’italiano medio, almeno per quanto riguarda inglesi, francesi e olandesi, resta improponibile.

Nella top 10 delle città italiane più care per gli studenti, dopo Milano, Bologna e Roma al quarto posto c’è Firenze con i suoi 435 euro per una singola, poi quasi appaiate Modena e Bergamo, 412 euro e 411 euro. Superano, appena, la soglia dei 400 euro anche Padova e Verona (404 euro e 401 euro). Poco al di sotto di questa cifra, Venezia (396 euro) e Brescia (385 euro). Per le stanze doppie, ancora Milano al primo posto (348 euro), poi Roma (272), Napoli (258), Firenze (255) e Bologna (249). Gli incrementi maggiori di prezzo rispetto a un anno fa sono quelli di Bari (+29%), Brescia e Palermo (+18%), Parma e Pescara (+16%), mentre Firenze e Trento registrano un calo (-4% e -2%) e la situazione a Roma resta invariata.

In Italia l’offerta aumenta molto a Bologna (+33%), Padova (+30%) e Venezia (+47%), anche se per la città lagunare sembra più la sindrome da turista americano a drogare i canoni. A Padova l’aumento di offerta è tale che il prezzo scende: -12% sull’anno scorso, mentre Bologna registra spostamenti sull’hinterland. Impennata di stanze disponibili per gli studenti (oltre il +50%) anche a Brescia, Latina, Trieste, Modena, Messina e Catania. «In Italia lo sviluppo immobiliare è fermo da anni e questo aumenta la probabilità di trovarsi ad affrontare, nel medio periodo, un nuovo caro affitti legato alla scarsità di offerta destinata ai giovani lavoratori o nuove coppie che cercano la loro casa in queste città», sottolinea Carlo Giordano di Immobiliare.it.

La domanda è: se è lo sviluppo immobiliare fermo a far correre gli affitti, perché si assiste alla stessa dinamica nel resto d’Europa? Ancora ieri nel Regno Unito dati ufficiali segnalano un aumento del 5,3% degli affitti a luglio, ai massimi dal 2016. E non solo a Londra (+5,5%): il Galles fa +6,5%, la Scozia il +5,7%. I mutui, con l’aumento dei tassi, sono poco praticabili: studenti, singoli, giovani coppie e famiglie sono sempre più in lotta per un affitto, mentre i giovani sono sempre più portati alla mobilità. Sostiene la Bbc che la concorrenza tra chi cerca una abitazione in affitto è così alta che ci sono in media 20 richieste per vedere una proprietà disponibile. Anche in Svizzera gli affitti registrano un +4% annuale, a Zurigo il +10%, Lugano il +7,8%. L’International Rent Index di HousingAnywhere segnala che la crescita degli affitti nelle principali città europee è intorno al 10% annuo, con i casi estremi di Lisbona (+29,4%), L’Aja (+28,6%) e Berlino (+22,6%).

In Francia, dove pure sono 175mila i posti letto per gli studenti a fronte dei 40mila presenti oggi in Italia, solo il 6% degli allievi ha accesso a uno studentato del Crous, secondo il sindacato studentesco francese. In Italia si spera possano risolvere parte del caro-affitti i 60mila nuovi posti letto previsti entro il 2026 grazie al Pnrr. Sempre che altre dinamiche, senza mai dimenticare la voce speculazione, non intervengano a rendere poco efficaci anche questi interventi.