Economia

Europa. Tempesta greca sulle borse

lunedì 5 gennaio 2015

L'ombra della crisi greca, a tre settimane dalle elezioni, torna a stendersi sull'economia europea. Nonostante che il governo tedesco abbia fatto sapere con forza di essere contrario all'ipotesi dell'uscita di Atene dall'euro, le borse hanno avuto pesanti contraccolpi. Seduta da dimenticare per Piazza Affari, che lascia sul terreno quasi il 5%, risentendo proprio delle preoccupazioni per il futuro della Grecia in Europa, a cui si è aggiunto il ribasso dei titoli del comparto energetico, Eni in primis, sulla scia del calo del prezzo del petrolio. Gli indici italiani, negativi fin dalle prime battute, hanno ampliato le perdite nella seconda parte della seduta e in particolare dopo l'apertura di Wall Street. Le borse Ue hanno bruciato oltre 200 miliardi di euro complice anche la caduta del prezzo del petrolio che a New York è sceso ai minimi dalla primavera del 2009. L'euro ha fatto registrare il minimi da nove anni sul dollaro.

Le indiscrezioni riportate nel fine settimana dal settimanale tedesco Der Spiegel, secondo il quale Berlino riterrebbe accettabile un'uscita della Grecia dall'euro, hanno infatti innervosito i mercati, nonostante il governo tedesco abbia poi smentito un cambio di rotta. Gli operatori ritengono che l'incertezza proseguirà nelle prossime settimane, in attesa delle elezioni politiche in Grecia del 25 gennaio. La borsa greca ha perso il 5,63%, zavorrata soprattutto dai titoli bancari. Male anche le altre borse europee e in particolare le piazze dei paesi periferici, con Madrid in calo del 3,41%. Tornando al governo tedesco, la Germania non ha cambiato idea sulla Grecia e avverte Atene di rispettare i patti anche se Tsipras dovesse vincere le elezioni. Berlino mette le cose in chiaro all'indomani, come detto, di indiscrezioni secondo cui non sarebbe più preoccupata di una 'Grexit' dall'euro. Il governo tedesco "si aspetta che la Grecia rispetti i piani di risparmio concordati con i creditori internazionali anche in caso di vittoria della sinistra radicale alle elezioni", ha dichiarato a Berlino il portavoce governativo, Georg Streiter, sottolineando quindi che "non c'è nessun cambio di rotta" circa una possibile uscita di Atene dall'euro.  Si tratta della prima dichiarazione ufficiale dopo che ieri il settimanale Der Spiegel ha scritto che la cancelliera, Angela Merkel, e il ministro delle finanze, Wolfgang Schaeuble, considerano realistica, e non drammatica, una eventuale uscita della Grecia dall'euro sulla scia di una vittoria del movimento di sinistra Syriza, guidato da Alexis Tsipras, alle elezioni anticipate del 25 gennaio prossimo. La formazione antieuro di Tsipras respinge la politica lacrime e sangue imposta dalla troika ad Atene, sostenendo che si è rivelata "catastrofica" per la popolazione greca, promette un aumento dei salari e chiede inoltre una svalutazione del debito ellenico in modo da renderlo sostenibile. Su questo tema il leader di Syriza sottolinea che "nel 1953 fu fatto per la Germania e nel 2015 deve essere fatto per la Grecia".    Il premier di centro destra, Antonis Samaras, attacca dichiarando che Tsipras con la sua politica "porterà il paese alla bancarotta". Ma a tre settimane dal voto Syriza nei sondaggi è davanti a Nuova Democrazia, il partito del premier, e ai socialisti del Pasok, che formano il governo di coalizione. Da Bruxelles intanto la Commissione Ue declina qualsiasi commento sulle indiscrezioni dello Spiegel, limitandosi a dire, attraverso un suo portavoce, che "la nostra posizione sulle elezioni in Grecia resta quella espressa dal commissario Pierre Moscovici il 29 dicembre", con cui evidenzia l'importanza che la Grecia esprima "un forte impegno" per l'Ue e per le riforme, "essenziali" per "tornare a prosperare nell'area euro".