Economia

Crescita. L'Italia è la prima destinazione dei finanziamenti della Banca dell'Ue

Pietro Saccò giovedì 30 gennaio 2020

La sede della Banca europea per gli investimenti, in Lussemburgo

È anche grazie ai soldi della della Banca europea per gli investimenti (Bei) che a Castel Baronia, in provincia di Avellino, è stato messo in sicurezza l’edificio della scuola media Padre Andrea Martini. Ci sono i prestiti della Bei anche dietro i 27 nuovi vaporetti e i 208 autobus che ha comprato l’anno scorso la municipalizzata della città di Venezia. Anche il piano di De Cecco per valorizzare la filiera del grano italiano è stato reso possibile dai finanziamenti della Bei. Questa banca europea che ha come azionisti i 27 Stati dell’Unione ed è stata introdotta con il Trattato di Roma del 1957 resta uno dei motori meno conosciuti della crescita economica italiana.

Lo scorso anno – segnala il vice presidente Dario Scannapieco, che ieri a Milano ha presentato il bilancio dell’attività della Bei nel nostro Paese – l’Italia ha ricevuto 11 miliardi di finanziamenti Bei a sostegno di 143 operazioni per 34 miliardi di investimenti totali. In nessun altro Paese la Bei è stata così attiva: sono finiti in Italia il 17,3% degli investimenti della banca, il secondo Paese più finanziato (la Francia) ha ricevuto 8,5 miliardi. Gli interventi della Bei, che finanzia progetti spesso “fuori mercato” contribuendo al massimo al 50% della spesa, sono poco vistosi ma molto incisivi.

Tra i tanti progetti che hanno coinvolto la Bei ci sono gli 1,2 miliardi per la ristrutturazione degli edifici scolastici, i 300 milioni per il miglioramento della rete idrica, la collaborazione con il sistema bancario per finanziare le piccole e medie imprese (in 309mila Pmi hanno avuto accesso ai fondi Bei nell’ultimo decennio), 95 milioni per il microcredito. «Se lavoriamo così bene con l’Italia è anche per l’ottimo lavoro della squadra e del nostro ufficio di Roma» spiega Scannapieco. «La forte presenza di piccole e medie imprese, la difficoltà delle banche nel fare credito e il robusto sistema di garanzie già esistente fanno di questo Paese un territorio fertile per l’attività della Bei» aggiunge Alessandro Tappi, responsabile investimenti del Fondo europeo per gli investimenti (Fei) che fa parte del gruppo Bei.

Dario Scannapieco, presidente della Banca europea per gli investimenti - Bei

Anche nel bilancio complessivo del piano Juncker, che puntava a mobilitare 500 miliardi di euro di investimenti in Europa tra il 2015 e il 2019, l’Italia si conferma una destinazione privilegiata: ha ottenuto 11,3 miliardi di finanziamenti (il 15,2% del totale) per quasi 70 miliardi di euro di investimenti (a livello europeo gli investimenti attivati sono arri vati a 458 miliardi).

C’è ancora spazio per migliorare. Attraverso il Fei la Banca europea per gli investimenti finanzia anche startup con una formula, chiamata venture bet, simile all’ingresso nel capitale, una sorta di «prestito estremamente subordinato». In Italia il mondo del venture capital, cioè i fondi che finanziano le prime fasi delle imprese innovative, è molto piccolo: siamo penultimi in Europa per peso degli investimenti di venture capital sul Prodotto interno lordo. Qui la Bei vede un grande spazio di crescita.

L’altro fronte, ancora più importante, è quello del contrasto al cambiamento climatico. In linea con il Piano Verde del presidente Ursula von der Leyen, la Bei si propone sempre più come Banca del Clima: dal 2022 non finanzierà più progetti legati alle fonti fossili, dal 2025 porterà al 50% (rispetto al 31% del 2019) la quota green dei suoi investimenti.