Economia

L'ONDA LUNGA DELLA CRISI. Draghi: «Ripresa più lontana» Torna la paura spread

Alessandro Bonini venerdì 7 giugno 2013

La crescita nell’area euro tarda ancora a ripartire, ma la Banca centrale europea non ha fretta di bruciare le tappe: preferisce tenere il colpo in canna. Eppure, è bastato un accenno alla ripresa che si allontana per spaventare le Borse e rimandare lo spread in fibrillazione: il differenziale tra Btp decennali e omologhi tedeschi negli ultimi scambi ha toccato infatti un massimo di seduta di 286,5 punti, appena mezzo punto base dalla cosiddetta «quota Monti» di 287 punti. Una vera e propria fiammata (si tratta di un divaricamento di oltre 30 punti rispetto ai minimi di ieri) legata alla conferenza stampa del presidente della Bce, Mario Draghi, che, con toni più da «falco» del solito, è sembrato escludere l’introduzione di tassi sui depositi negativi nel breve termine.

Il Consiglio direttivo, riunito ieri nel meeting di giugno, ha lasciato fermi i tassi d’interesse dopo averli tagliati il mese scorso al minimo storico dello 0,5%. Il governatore Mario Draghi ha spiegato che la decisione è maturata «a grande maggioranza» e che poggia sulle attese di una ripresa «molto graduale» entro la fine dell’anno trainata da export e politica monetaria accomodante. Ciò non è bastato a rassicurare i mercati, che davano per scontato il verdetto sui tassi ma speravano in concreti indizi sulle future mosse della banca centrale. Oltretutto lo staff della Bce ha peggiorato le sue stime sul Pil nell’anno in corso, pur alzando di pari passo quelle per il 2014. Le Borse europee, fino a quel momento incerte, hanno girato in territorio negativo: Piazza Affari, appesantita dalle banche, è crollata del 2,63%, di gran lunga la peggiore nel Vecchio continente, Parigi ha ceduto l’1%, Francoforte l’1,19%, Londra l’1,3%.

Il governatore ha utilizzato una retorica molto dura sull’ipotesi di un allentamento del rigore fiscale. La Commissione europea, ha detto, dovrebbe concedere più tempo sui target di bilancio «solo in casi eccezionali». Allo stesso tempo però ha puntato il dito contro «tassi di disoccupazione inaccettabili». Le riforme del mercato del lavoro, ha spiegato, «hanno scaricato tutta la flessibilità sulle spalle dei giovani» e questo, insieme alla globalizzazione, è il principale motivo dell’elevata disoccupazione giovanile nell’Eurozona. Sul fronte delle previsioni gli esperti della Bce hanno abbassato le stime di crescita a  -0,6% da -0,5% nel 2013, incrementando a +1,1% da +1% quelle sul 2014. L’inflazione è stata rivista al ribasso dall’1,6% all’1,4% quest’anno, e confermata all’1,3% nel 2014: livelli che consentono ulteriori spazi di manovra. Draghi ha assicurato che la Banca centrale «osserverà molto attentamente» i prossimi indicatori in uscita e che resta «pronta a intervenire», ma ha speso poche parole su eventuali misure di stimolo. C’era attesa soprattutto per capire se (e quando) la Bce abbasserà sotto lo zero attuale il tasso sui depositi. Le banche in questo caso avrebbero una remunerazione negativa ovvero sarebbero costrette a pagare se vogliono parcheggiare presso l’istituto la propria liquidità in eccesso. La mossa, senza precedenti, dovrebbe favorire un aumento degli impieghi  all’economia reale. Ieri il governatore si è limitato a ribadire quanto detto dopo il meeting di maggio è cioè che la misura è «tecnicamente pronta». Un altro strumento allo studio è l’acquisto di obbligazioni bancarie garantite da prestiti alle piccole e medie imprese, sotto forma di asset backed securities (Abs). Una task forse è al lavoro per capire come limitare l’assunzione di rischi per la banca centrale. Questo genere di titoli, quando avevano come sottostante cartolarizzazioni di mutui subprime, ebbe un ruolo determinante nell’esplosione della crisi finanziaria del 2007-2008. Draghi ha spiegato ieri che il ricorso alle cartolarizzazioni dei crediti bancari è «uno strumento più complicato degli altri», aggiungendo che in Europa il mercato degli Abs «è morto da anni».In questo quadro precario Draghi torna a spingere sulla responsabilità dei governi nel mantenere la barra dritta e continuare a ridurre il proprio indebitamento. In sfida al pressing del Fondo monetario internazionale e dei governi che dichiarano «morto» il rigore fiscale – e in diversi casi contano sulla spesa pubblica per cercare la ripresa – il governatore è lapidario: «Non pensiate che i mercati permetteranno alcun rilassamento protratto della situazione di bilancio senza riforme e aumenti di competitività», perchè «chi fa crescita creando debito all’infinito prima o poi viene punito».