Economia

L'evento. Sapessi come (non) è strano il Salone di Ginevra nell'Emirato

Alberto Caprotti inviato a Doha venerdì 6 ottobre 2023

Era il Salone dell’auto più prestigioso, il più antico (il primo è addirittura datato 1905) e influente, il più neutrale, quello che nessun costruttore poteva permettersi di perdere. Poi la pandemia e la crisi di queste tipologie di manifestazioni – almeno nelle versioni tradizionali – lo ha hanno stroncato, obbligandolo a quattro anni di stop. Ora il GIMS, acronimo di Geneva International Motor Show, ha cambiato gestione, ritrovando entusiasmo e prospettive attraverso una formula inedita che lo vede sbarcare in Qatar. L’edizione autunnale, prima di tornare a casa, in Svizzera, dal 26 febbraio al 3 marzo del 2024, si apre per il pubblico domani a Doha in concomitanza con il Gran Premio di Formula 1. Resterà aperta fino al 14 ottobre e in diecimila metri quadrati di aerea espositiva ospiterà 31 marchi automobilistici, con novità, 10 anteprime mondiali e venti regionali.

“Per noi si tratta di una grande opportunità di creare un evento che non c’era – spiega Sandro Mesquita, amministratore delegato di GIMS – resa possibile dall’accordo con le autorità del Qatar. Non sarà un Motor Show tradizionale, e infatti preferiamo chiamarlo Festival, perché alla rassegna statica delle vetture uniamo esperienze in pista per il pubblico, una parte espositiva all’aperto in città e una parte dinamica nel deserto alle porte di Doha. L’accordo è su base decennale con cadenza biennale: Ginevra quindi trasloca qui oggi, ma a febbraio tornerà nella sua edizione tradizionale in Svizzera”.

Non c’è da sorprendersi, del resto. Il baricentro dell'economia globale si sposta poco a poco dall'Europa, e dall'Occidente in generale, verso l'Asia, con la Penisola Arabica nel ruolo di motore turbo. Il Qatar che si apre ai nuovi mercati come tutti gli altri Paesi del Golfo Persico vuole diventare – e in parte lo è già - un hub di smistamento di idee e di investimenti, e una lussuosa vetrina per nuove tecnologie, avamposto di nuove correnti di design. Normale, con queste premesse, che un Paese come questo si porti in casa la più celebre manifestazione dedicata al settore, con la partecipazione di molti costruttori cinesi al fianco di Toyota, Kia, Porsche, Volkswagen, Audi, Lamborghini, Mercedes e Bmw che qui ovviamente hanno portato i loro modelli più lussuosi (ma non solo). In esposizione anche alcune fuoriserie provenienti da collezioni private.

“Doha ci ha cercato - dice ancora Mesquita - perché il Salone di Ginevra è sempre un’icona con la sua fama e la sua tradizione. Questo è un Paese in forte espansione e i Saloni dell’auto non sono affatto morti come qualcuno vorrebbe far credere. Occorre solo reinventarsi, offrire esperienze nuove al pubblico e cercare di limitare i costi per i costruttori. Per Ginevra a febbraio abbiamo già molte adesioni, e c’è tutto il mercato dei nuovi marchi cinesi che bussa alle porte, voglioso di farsi vedere e conoscere”.