Economia

Tempo di bilanci. L'auto in fuga dal dieselgate

Alberto Caprotti mercoledì 30 dicembre 2015
Condannata dallo scandalo Volkswagen, sul banco degli imputati per lo smog, guardata sempre con maggior diffidenza da chi si illude di poterne fare a meno. Quello dell’automobile stato un anno vissuto pericolosamente. Ma che si chiude con discreto ottimismo. A iniziare proprio dal caso “dieselgate” che si avvia verso la soluzione con meno danni di quanto era ipotizzabile all’inizio. Ci vorranno ancora parecchio tempo (e molti soldi) perché il gruppo di Wolfsburg ne esca completamente, mentre la prossima settimana inizierà la campagna dei richiami per le vetture con le centraline incriminate.Per quanto riguarda l’impatto sulle vendite, Volkswagen sinora ha pagato a caro prezzo la truffa ma solo negli Stati Uniti (-25% a novembre), Paese che non perdona mai chi è sorpreso a mentire. In Europa gli ultimi dati disponibili dicono invece di una crescita del 4,1% che – pur in un mercato che sale del 13,7% – è comunque un segno positivo. Significativo il risultato italiano, dove il marchio tedesco a novembre è cresciuto addirittura del 27% (3 punti e mezzo in più del mercato), a dimostrazione del fatto che di fronte a una clientela matura, la qualità del prodotto prevale sempre su ogni altra considerazione.La vicenda dei motori “truccati” sulle emissioni resta nella sua estrema gravità (“morale” e industriale molto più che ecologica). Così come le conseguenze economiche che le class action comporteranno per il Gruppo, oltre al crollo in Borsa visto che i suoi titoli hanno perso sino al 40%, e il primo rosso contabile (1,67 miliardi di euro) fatto segnare nel terzo trimestre dopo 15 anni di utili. Ma è giusto considerare una fortuna il fatto che questa forte caduta d’immagine non lo abbia annientato, come sarebbe accaduto probabilmente ad ogni altro marchio senza la sua solidità. Con le ovvie e inevitabili conseguenze che ciò avrebbe comportato, per i 600 mila dipendenti innanzitutto (e non solo quelli tedeschi), gli investitori grandi e soprattutto piccoli, e le aziende dell’indotto, decine delle quali sono italiane. L’altra notizia positiva riguarda in generale il mercato dell’auto che può finalmente rialzare la testa. Quello italiano in particolare che cresce a ritmi impensabili soltanto un anno fa. A novembre addirittura del 23,5% e nei primi undici mesi dell’anno di oltre il 15. Continua a salire anche la produzione, che ha superato le 493 mila unità nei primi nove mesi (+69%), circa 200.000 vetture in più rispetto allo stesso periodo del 2014. Risultato di un progressivo incremento dei ritmi produttivi da inizio anno, passati da 50% nel primo trimestre, a +85% nel terzo. Insomma, i motori si sono riaccesi anche prima che il governo introducesse nella nuova Legge di Stabilità i primi spiragli di incentivi (bonus fiscale sull’acquisto di nuove auto aziendali), e in concessionaria finalmente sono tornati i privati e le famiglie, vero termometro della ripresa.Crescono le vendite ma anche la sicurezza delle vetture, e questa è la terza notizia positiva. Lo dice l’ultima tornata di crash test EuroNcap, il programma europeo per la valutazione della sicurezza delle auto in commercio in Europa. Questa volta infatti hanno raggiunto il massimo punteggio (5 stelle) ben11 modelli su 15 esaminati: nel dettaglio, Bmw X1, Infiniti Q30, Jaguar XE e XF, Kia Optima e Sportage, Lexus RX, Mercedes Glc, Opel Astra, Renault Mègane e Talisman. A fare la differenza sono stati i dispositivi di assistenza alla guida, diventati un elemento indispensabile per prevenire gli incidenti o ridurne, comunque, le più gravi conseguenze. Insomma, una vittoria della tecnologia di ultima generazione, che promette grandi novità nell’anno che va ad incominciare. Nel 2016 l’automobile è attesa dal solito difficile percorso ad ostacoli. Dovrà dimostrare ancora meglio di quanto ha fatto sinora di essere sempre più ecologica, magari convincendo una volta per tutte le amministrazioni pubbliche che la sostenibilità deve essere incoraggiata da scelte strutturali che da sola non può darsi. E accelerare le grandi sfide che la attendono, dalla svolta elettrica a quella (ancora lontana, ma meno di quanto si pensi) della guida autonoma, che Google ha appena anticipato chiudendo un importante accordo commerciale con Ford per la commercializzazione entro il 2020 del primo veicolo di serie in grado di circolare senza bisogno di un autista umano.Nell’attesa di un futuro inevitabile (e per molti versi inquietante) resta la realtà di ben 111 tra restyling e nuovi modelli “normali” pronti a debuttare nel 2016. Tanti, probabilmente troppi. Ma sarà il mercato, e solo quello, a dirlo.