Economia

Sostenibilità. L'ASviS: il Recovery Plan rispetti gli obiettivi dell'Agenda 2030

Cinzia Arena martedì 9 marzo 2021

Il presidente dell'ASviS Pierluigi Stefanini

La sostenibilità ambientale e sociale deve essere il criterio guida degli interventi per far ripartire il Paese dopo la pandemia. È un traguardo al quale si può arrivare solo con la coerenza tra obiettivi teorici e comportamenti reali. L’ASviS (l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) ha presentato oggi il suo rapporto «Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la Legge di Bilancio 2021 e lo sviluppo sostenibile» proponendosi come "sentinella" affinché gli obiettivi dell’agenda 2030 vengano centrati, nonostante la pandemia, e anzi diventino il perno dell’azione politica dei prossimi dieci anni. «Vogliamo realizzare quella "amicizia sociale" di cui ha parlato papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti» ha detto il presidente Pierluigi Stefanini che ha raccolto l’eredità del suo predecessore Enrico Giovannini, adesso ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile del governo Draghi. L’emergenza sanitaria ha inevitabilmente distratto la politica dall’Agenda Onu ma adesso è il momento, grazie alle risorse europee che l’Italia dovrà investire nel segno della transizione verde, di fare un lungo passo avanti. Dall’ASviS arriva l’appello ad inserire il Pnrr che dovrà essere presentato a Bruxelles entro fine aprile in un quadro di riforme più ampio e introdurre traguardi qualitativi, quantitativi e tempi d’esecuzione, considerando che gli obiettivi indicati dovranno essere raggiunti entro l’agosto del 2026. Tra le proposte concrete quelle di una legge annuale sullo sviluppo sostenibile e un piano di informazione rivolto ai cittadini.Da una prima analisi delle linee guida presentate a gennaio dall’allora governo Conte l’Alleanza ha messo l’accento su due criticità del Pnrr: la mancanza di una scaletta delle priorità delle riforme necessarie e l’assenza di un allineamento ai nuovi target climatici europei. Ma mancano anche approfondimenti sulla giusta transizione, il piano Garanzia Giovani, l’Agenda europea delle competenze. Del tutto assenti altri temi come la perdita di biodiversità, l’adattamento ai cambiamenti climatici, la riduzione dell’inquinamento, benché il piano, come previsto dal regolamento europeo, dovrebbe destinare almeno il 37% dei fondi alla transizione verde con la premessa che la totalità degli interventi siano per lo meno non nocivi all’ambiente. Manca inoltre una valutazione complessiva dei risultati attesi in termini di sostenibilità e impatto duraturo nel tempo delle scelte del Pnrr, di coesione sociale e riduzione delle disuguaglianze.«Gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 rappresentano un quadro di riferimento fondamentale affinché il Pnrr risulti sistemico e coerente. È importante che le azioni a breve termine siano motivate da obiettivi di lungo periodo, come chiede la Commissione europea» ha detto Stefanini lanciando un appello affinché all’«integrazione del Pnrr partecipi la società civile». Serve una «visione integrata del futuro» secondo l’ASviS che ha suddiviso i punti salienti del Pnrr nei sei pilastri delle linee guida della Commissione europea: transizione verde; trasformazione digitale; crescita intelligente sostenibile e inclusiva; coesione sociale e territoriale; salute e resilienza economica, sociale e istituzionale; politiche per la prossima generazione.

L’ASviS ha esaminato anche la legge di bilancio 2021, valutandone la coerenza rispetto ai 169 target e ai 17 obiettivi. Inoltre ha esaminato l’andamento degli indicatori compositi europei. Tra il 2010 e il 2019 ci sono stati segni di miglioramento per dodici obiettivi. Tra quelli che migliorano, i Goal 3 (Salute) 4 (Istruzione) 7 (Energia). Peggiorano invece, i Goal 10 (Disuguaglianze), 15 (Ecosistemi terrestri) e 17 (Cooperazione). Infine, per la prima volta è stata analizzata la distanza dell’Unione europea da 23 target quantitativi dell’Agenda 2030: dall’inizio della pandemia è cresciuta la sensibilità degli italiani per i temi dello sviluppo sostenibile.

Di un cambio di passo ha parlato il presidente della Camera Roberto Fico. «Siamo chiamati tutti, a partire da Parlamento e governo, a utilizzare al meglio questo nuovo assetto istituzionale per fare un salto di qualità decisivo verso un cambiamento del nostro modello di sviluppo in senso economicamente e socialmente sostenibile –ha detto Fico parlando di transizione dall’economia lineare a quella circolare –. La crescita è tale solo se è sostenibile, non possiamo e non dobbiamo misurarla solo con parametri legati al Pil». Dai tre ministri che hanno partecipato alla presentazione è emersa la consapevolezza di essere di fronte ad una sfida epocale. Rendere il paese più moderno, guardando soprattutto alle nuove generazioni.«Il mio riferimento sono i giovani, il mio datore di lavoro, oltre a Draghi, è la generazione che nel 2030 dovrà vedere i benefici di quello che facciamo» ha detto il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao bollando come "inaccettabili" i ritardi e le diseguaglianze create all’accesso alle reti a banda larga. «Noi non andiamo bene, stiamo lasciando indietro parti del Paese». In particolare, Colao ha fatto riferimento alle scuole, connesse al 90% in alcune aree del Paese e al 60% in altre: «Vuol dire che in alcune aree escludiamo degli studenti quattro volte di più che in altre». Priorità ai giovani, che sono stati i più penalizzati da questa crisi economica e occupazionale, anche per la presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento Europeo Irene Tinagli. «Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza noi dobbiamo mettere in campo misure che ci aiutino a creare la crescita e a dare ai giovani gli strumenti e a non restare schiacciati dal debito che dovremo creare per finanziare gli interventi di oggi». Ad un orizzonte temporale ancora più ampio, il 2040, ha fatto invece riferimento il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani parlando della necessità di interventi "globali" su un territorio come quello italiano caratterizzato da profonde differenze. Il primo passo è necessariamente una transizione burocratica. «Possiamo avere idee fantastiche – ha affermato Cingolani – ma abbiamo bisogno di avere anche strumenti che ci consentano di scaricare a terra le nostre decisioni. C’è un’urgenza formidabile di semplificazione e snellimento delle regole». Dalla ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti è arrivato un appello sulla necessità di interventi per la parità di genere – tra le proposte dell’ASviS c’è quella di valutazione di impatto di genere – in un momento storico in cui l’occupazione femminile è scesa al 49%, 20 punti percentuali in meno rispetto alla media europea. «Il tema delle disuguaglianze – ha detto il ministro – è l’elemento che ha reso il nostro paese fragile, non sufficientemente attrezzato a resistere all’urto subito e nemmeno capace di quella resilienza di riattivazione».