Economia

Russia. Rublo in picchiata, assalto ai bancomat

Andrea D'Agostino giovedì 18 dicembre 2014
Mosca corre ai ripari per fermare il crollo del rublo. La parola d’ordine è "ricapitalizzazione". La Banca centrale russa ha annunciato ieri una serie di misure per stabilizzare le banche messe a rischio dal crollo della moneta - che solo nell’ultima settimana ha perso il 20% del proprio valore rispetto al dollaro e il 45% da inizio anno - compresa una moratoria sulle coperture dei prestiti a rischio e prestiti in valuta estera. Ma soprattutto il ministero delle Finanze ha iniziato a vendere parte delle sue riserve di valuta straniera, almeno 7 miliardi di dollari, per sostenere il rublo, che in serata ha così lievemente ripreso quota, attestandosi a 62,21 sul dollaro.  Continua il silenzio di Vladimir Putin. Il suo portavoce Dmitry Peskov ha precisato che il presidente non dovrebbe presiedere ad alcuna riunione di emergenza o rilasciare dichiarazioni prima della tradizionale conferenza stampa di fine anno (che si terrà oggi). Nei prossimi giorni, ha aggiunto Peskov, la Russia adotterà nuove misure le quali, per il vice governatore della Banca di Russia Ksenia Yudayeva, avranno l’obiettivo «di equilibrare l’offerta e la domanda sul mercato dei cambi, contribuendo ha stabilizzare il tasso di cambio del rublo più rapidamente ». Un primo effetto si è visto in serata: la Borsa di Mosca è rimbalzata, con l’indice Rts (in dollari) che ha chiuso a +17,6%, il maggiore degli ultimi 5 anni. Le altre Borse europee, dopo una giornata convulsa, hanno chiuso sopra la parità: Parigi a +0,46% Londra (+0,07%) e Madrid (+0,05%). La peggiore è stata Milano (0,54%), mentre l’altra piazza 'incandescente', Atene, ha chiuso con +3,24%. Ma nei prossimi giorni sono in arrivo nuove sanzioni da parte degli Usa; il presidente Barack Obama ha deciso di firmare la legge che autorizza nuove sanzioni per quanto sta accadendo in Ucraina, compreso l’invio di aiuti militari a Kiev.  Certo è che in Russia la situazione è sempre più complicata, con file davanti ai bancomat e alle banche per ritirare i risparmi. E ancora: boutique di lusso che hanno iniziato a chiudere (Cartier ha riaperto, ma aumentando i prezzi del 50%) e marchi internazionali come Apple che ha bloccato le vendite on line. Per non parlare dei contraccolpi sul turismo, con i biglietti aerei rincarati del 15%, quelli dei treni del 18% e ricadute anche sul nostro Paese, fino a pochi mesi fa tra le mete predilette dei russi. Dopo due giorni neri, insomma, il Paese inizia a tirare le somme di una situazione che rievoca la famigerata crisi del 1998. E si attendono con timore gli effetti della scure che ha tagliato il 10% del bilancio 2015, in particolare nella Sanità, nell’Istruzione e nei Trasporti. Le prime vittime saranno i 16 milioni di abitanti che vivono sotto la soglia della povertà (8.000 rubli, ora pari a circa 105 euro); a seguire gli immigrati dell’ex Unione sovietica che si ritrovano a mandare a casa rimesse dal valore dimezzato. Ma nell’elenco potrebbe finire lo stesso Putin, se non riuscirà a fermare questa discesa negli inferi: l’accusa principale è di non avere diversificato a sufficienza l’economia del suo Paese, troppo dipendente dalle esportazioni di petrolio e gas nell’ultimo decennio. È bastato che crollasse il prezzo del greggio nei giorni scorsi – ormai sotto ai 60 dollari a barile – per mandare a tappeto l’economia del suo Paese.