Economia

Aspi. Piano da 2.900 assunzioni entro il 2024

Maurizio Carucci giovedì 21 gennaio 2021

La sede di Autostrade per l'Italia a Roma

«Sul confronto tra Atlantia e Cassa depositi e prestiti lo sforzo che abbiamo fatto noi è di mantenere la barra dritta. Quello che dobbiamo fare è partire e dare valore ai nostri utenti. Una volta che siamo in grado di farlo diamo il valore della società. Abbiamo capito e credo che sia sotto gli occhi di tutti che quello è il moltiplicatore migliore della gestione della società. E su questo abbiamo dato il massimo supporto per l'azionista in generale, chiunque esso sia». Lo ha detto questa mattina l'ad di Autostrade per l’Italia, Roberto Tomasi, presentando il nuovo piano industriale. «La questione Atlantia-Cdp riguarda l'azionista. Quello che riteniamo noi come società che dovevamo fare è non fermarci nella definizione del Piano industriale, che va oltre alla sola gestione della concessione», ha ribadito più volte Tomasi nel corso della conferenza stampa on line.

La nuova Aspi punta a diventare «un gestore della mobilità e non solo un gestore della concessione». Innovazione e sostenibilità sono le parole chiave che ridisegnano la nuova società entro il 2024. Un piano di trasformazione che traccia il nuovo corso dell'azienda per voltare pagina dopo la tragedia del Ponte Morandi di Genova. In un contesto di «forte evoluzione», c'è bisogno di un rinnovamento radicale del tessuto infrastrutturale stradale, con un cambio del paradigma di trasporto, su tutti i fronti, accelerato dalle implicazioni della crisi innescata dal Covid. Si parte dagli investimenti (6,1 miliardi di euro al 2024, +110% rispetto al piano precedente 2015-2019, di cui 2,5 miliardi per la manutenzione, il 60% in più) per arrivare al «forte piano di assunzioni», che prevede 2.900 nuovi ingressi entro quattro anni. In particolare risorse Stem (laureati in Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) per far fronte ai bisogni delle aree tecniche e alla trasformazione digitale e sostenibile.

Il piano, infatti, prevede la completa digitalizzazione del modello operativo con 170-200 milioni di euro investiti nel 2021-2023, così da avere una Aspi «data-driven, sicura, veloce, trasparente». È prevista «una gestione integrata del ciclo di vita delle infrastrutture di mobilità (ricerca, ingegneria, costruzione, esercizio, manutenzione); l'offerta di servizi innovativi ai viaggiatori, anche oltre le autostrade; l'innovazione e la ricerca applicata all'ingegneria per la trasformazione in infrastruttura smart; la sostenibilità al centro della creazione del valore». Al centro c'è «un grande sforzo» di manutenzione: «Abbiamo speso 650 milioni di euro di manutenzione della rete autostradale nel 2020 e spenderemo oltre 600 milioni nel 2021», ha assicurato l’ad. In un anno sonostate 19mila ispezioni in più a ponti, viadotti, cavalcavia e gallerie, è stato avviato un programma di mappatura digitale della rete (Argo). La sorveglianza «è gestita da terzi e da società di primario valore internazionale affinché possa essere un punto di piena trasparenza nei confronti del ministero dei Trasporti».