Economia

Buone prassi. Alto Adige, la formazione duale batte la disoccupazione

Maurizio Carucci mercoledì 25 novembre 2015
Forte stabilità politica, alti tassi di occupazione, ottimi livelli di formazione scientifica e professionale, disoccupazione al 4,4%. Con una percentuale del 12,2% nel 2013, in Alto Adige anche la disoccupazione giovanile è stata nettamente inferiore al dato nazionale (40%) e Ue (23,4%). Buona parte del merito di questi risultati possono essere attribuiti alla formazione professionale duale ovvero ai percorsi formativi rivolti agli apprendisti nelle imprese e nelle scuole. Nel resto d’Italia, invece, spesso la formazione professionale in azienda non ha alcuna tradizione, anche se il modello tedesco sta prendendo piede.Qualche giorno fa a Milano si è tenuta una serata organizzata da Bernoni Grant Thornton e focalizzata sul tema del fare impresa in Alto Adige. A illustrare i pregi del territorio era presente la Bls (Business Location Südtirol – Alto Adige), una società con sede a Bolzano per il marketing territoriale, punto di riferimento per tutto ciò che riguarda l’insediamento, la localizzazione e le aree produttive altoatesine. "L’Alto Adige vanta un’economia sana e una bassissima pressione fiscale – spiega GabrieleLabombarda, partner di Bernoni Grant Thornton – nonché infrastrutture efficienti e una pubblicaamministrazione snella e funzionale. L’Alto Adige lo scorso anno ha registrato il Pil pro-capite più alto d’Italia: 37.700 euro contro i 26.003 nazionali. Attualmente il territorio ospita 57.830 aziende ripartite per diversi settori tra i quali spiccano soprattutto agricoltura, manifatturiero e il settore delle costruzioni. Altra cosa da sottolineare è che il 90% delle tasse pagate in Alto Adige rimane in provincia".La stessa Confindustria segnala, del resto, la necessità, anzi la "priorità assoluta" di "interventi mirati", per esempio quello di una maggiore integrazione tra istruzione e lavoro, per far combaciare meglio le competenze acquisite durante gli studi con quelle richieste nella vita lavorativa e promuovere così l’inserimento nel mercato del lavoro già durante gli studi, attraverso l’alternanza tra scuola e lavoro. "Da questo punto di vista - sottolinea Stefano Salvadeo, partner Bernoni Grant Thornton - potrebbe essere utile guardare a esperienze estere che si sono rivelate assai efficaci e realizzabili pressoché a costo zero. Penso, per esempio, al cosiddetto sistema di formazione duale, metodologia di apprendimento delle competenze professionali fondato sull’alternanza tra teoria e pratica, sviluppato con successo in alcuni Paesi europei, soprattutto in Germania e, in misura minore, in Austria, Svizzera, Olanda. Con il sistema duale (che in Italia è pochissimo utilizzato, a me vengono in mente, come progetti strutturati, solo quelli lanciati dalla Ducati, non a caso del Gruppo Volkswagen e da Bosch), la formazione dei giovani studenti-lavoratori è affidata sia alle scuole di stampo professionale sia alle imprese". Già durante gli anni curriculari, i giovani studenti vengono impiegati in azienda, apprendendo le conoscenze di base per intraprendere un’eventuale carriera lavorativa già durante gli ultimi anni di studio. Le imprese, dal canto loro, investono apposite risorse umane ed economiche nello sviluppare sistemi di formazione mirati. Al termine del periodo formativo, che può durare da due a tre anni, i ragazzi sostengono un esame finale, volto a verificare se gli studenti-lavoratori hanno acquisito il sapere tecnico, le conoscenze e le esperienze  necessarie per poter essere poi  impiegati in azienda con un contratto a tempo indeterminato. "Una simile alleanza scuola-lavoro in Italia - conclude Salvadeo - aiuterebbe i giovani; la scuola, che necessita di profonde riforme tese a renderla più vicina alle esigenze delle imprese e del mercato del lavoro; le imprese. Nel complesso, la formazione appare un investimento, perché si creano lavoratori specializzati, diminuisce il costo di formazione e selezione per nuove assunzioni. Inoltre, i benefici del sistema duale si estenderebbero anche alle Università, che non sarebbero più 'ingolfate' da studenti che il mercato del lavoro non potrà assorbire nei prossimi anni".