Economia

ECONOMIA. Crisi: accordo Ue per «salvare» la Grecia

Franco Serra giovedì 11 febbraio 2010
I leader dell’Ue si impegnano ad evitare la bancarotta della Grecia e dichiarano solennemente che interverranno quando Atene lo chiederà. Non hanno però alcuna fretta di precisare quali aiuti verranno forniti in concreto. Si è concluso così il vertice dei 27 capi di governo ieri a Bruxelles, sotto la presidenza di Herman Van Rompuy, presente il numero uno della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet a sottolineare l’urgenza di una crisi greca che rischia di colpire l’intera area dell’euro provocando un "effetto domino" su altri Paesi con in rosso profondo come Portogallo, Spagna e Irlanda o anche, a ruota, l’Italia. L’urgenza è stata riconosciuta ma non al punto di muoversi a passo di carica. Se i Ventisette si sono limitati ora a un "accordo politico", rinviando ai loro ministri dell’economia la definizione degli interventi specifici, e deludendo i mercati su cui ieri l’euro ha perso terreno, non è solo perché la messa a punto del cocktail di misure finanziarie a favore di Atene è tecnicamente e politicamente complessa tra prestiti, garanzie, acquisti di bond greci, anticipi su versamenti previsti dal bilancio comunitario. Un po’ tutti, da Van Rompuy al presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Junckers, fino al cancelliere tedesco Angela Merkel e al presidente francese Nicolas Sarozy, hanno fatto capire – e neppure troppo tra le righe – che il primo compito spetta al governo del premier greco George Papandreu: avviare fedelmente, punto per punto e sotto stretta sorveglianza di Bruxelles, l’applicazione del drastico programma di austerità a cui si è impegnato e che dovrebbe far scendere entro tre anni il deficit di bilancio dall’attuale 12,7% al 3% del Prodotto interno lordo, cominciando con una riduzione di quattro punti percentuali nel 2010. Percorso durissimo ma necessario per portare a un livello sopportabile un debito pubblico che è ormai arrivato a 290 miliardi, appena al di sotto del 120% del Pil. Atene ha ormai l’acqua alla gola. Quest’anno dovrà prendere in prestito qualcosa come 53 miliardi per rifinanziare il debito, e in primavera arrivano a scadenza prestiti per circa 20 miliardi di euro. È questa la somma che dovrà essere raccolta rapidamente nell’Unione europea, e su incarico dei capi di governo saranno lunedì i ministri dell’Eurogruppo e martedì il Consiglio dei ministri delle finanze al completo a cominciare la messa a punto degli strumenti necessari e a ripartirne l’onere tra le varie capitali che possono ancora permetterselo: la Germania in netta posizione di capofila, affiancata dalla Francia nella misura delle sue possibilità di Paese anch’esso ad alto deficit, e poi via via gli altri partner alcuni dei quali potranno dare solo un contributo simbolico. «Abbiamo concluso un accordo – ha detto Van Rompuy – da attuare nei giorni e nelle settimane a venire: il nostro messaggio politico riguarda sia le responsabilità che il governo greco deve assumersi sia l’impegno di solidarietà da parte di tutti se ciò sarà necessario». Ma per Van Rompuy «oggi necessario non è» dal momento che finora «il governo greco non ha chiesto alcuna assistenza finanziaria». Lo ha poi confermato anche Silvo Berlusconi. «La Grecia non ha chiesto aiuti finanziari perché è impegnata in certe misure per rientrare dal deficit nelle date previste, e c’è stato un apprezzamento da parte di tutti», ha detto il presidente del Consiglio, e ha aggiunto di aver posto sul tavolo «la necessità che ci sia una politica comune sull’energia e sull’immigrazione». Si è parlato anche di pensioni, e qui il premier ha osservato che «le pensioni pesano sempre di più» e che da parte dell’Italia è stato «posto il problema dell’età pensionabile perché è un’esigenza di tutti». Effettivamente al vertice Papandreu non ha chiesto aiuti immediati. Anche perché in una riunione improvvisata con Van Rompuy, Merkel, Sarkozy, Juncker e Trichet poco prima del vertice gli era stato ben spiegato che prima di ricevere assistenza il governo di Atene doveva non solo ribadire gli impegni di risanamento già presi (cosa che Papandreu ha prontamente fatto) ma anche accettare le misure supplementari che la Commissione europea propone per ridurre gli stipendi statali e riformare le pensioni, e che l’Eurogruppo e il Consiglio Ecofin si apprestano a confermare.