Chiesa

ALLA VIA CRUCIS. Il vescovo di Locri: «Non si può essere mafiosi e dirsi cristiani»

sabato 7 aprile 2012
"Solo se ci poniamo fedelmente alla sequela di Gesù troveremo pace e serenità". È questo il messaggio centrale emerso dai tanti spunti di riflessione offerti da monsignor Giuseppe Fiorini Morosini ai numerosi fedeli che hanno partecipato alla Via Crucis a Locri.Il vescovo ha spiegato che questo rito non è soltanto un fatto rievocativo e commemorativo. "La gente che va dietro la Croce portata in processione - ha detto -  rimanda alle folle che andavano dietro a Gesù per ascoltarlo". Il rito della Via Crucis ci pone allora una domanda su come ognuno di noi si mette alla sequela di Gesù: "Al di là del rito che noi seguiamo, al di là di andare al seguito delle statue nelle processioni, c'è veramente la volontà di seguire il Signore, nel senso di voler accettare i suo insegnamenti?".Questa domanda posta da monsignor Fiorini Morosini è stata fatta seguire dalle parole di Gesù: "Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso prenda la sua croce e mi segua"; ed il vescovo ha aggiunto "siamo qui per misurarci con la decisione e la fermezza espresse in queste parole. Spesso, però, ciò non avviene; succede invece che il cristianesimo, divenuto religione di massa, si è trasformato in fattore culturale e le nostre processioni, difese ad oltranza alcune volte con fanatismo, vengono vissute senza il raccordo ideale con i grandi valori cristiani. "Pensiamo a quando nei paesi di Calabria infuriavano le faide - ha sottolineato il vescovo - queste processioni non avevano la forza di trasmettere il grande messaggio del perdono e della riconciliazione".E allora, ha chiesto monsignor Morosini, "Siamo capaci di accogliere il messaggio di Gesù ed evitare il gesto barbaro delle intimidazioni come quella dell'altro giorno qui a Locri? Siamo capaci di debellare la droga dalle nostre strade?". "Purtroppo si deve constatare, con rabbia ed amarezza, che chi compie questi atti illegali si mette in fila a chiedere sacramenti per sé e i propri figli. Quando stanno così le cose, è evidente che rimane il rito, ma si è persa la grande motivazione di fede. "Noi stessi allora - ha ammonito il vescovo - siamo pronti a seguire i riti, ma non troviamo difficoltoso dare adesioni ad associazioni o movimenti che sono contrari alla fede cristiana. Non possiamo essere battezzati come cristiani e poi accettare il battesimo che ci fa entrare in associazioni mafiose. Non possiamo dirci cristiani e credere nel Dio Provvidenza e poi frequentare maghi e credere nella magia e nell'astrologia. Non possiamo fare pratiche cristiane e poi essere iscritti alla massoneria. Gesù ci impone una scelta: o con me o contro di me". Quella Croce che ha sconfitto la morte, che ha indicato al mondo la via della salvezza, rappresenta la speranza dei credenti: "Mi rivolgo a voi carissimi fedeli - ha detto infine il vescovo - affinché ci interroghiamo sinceramente se il messaggio di Gesù ci è entrato nel cuore; se siamo cristiani convinti; se abbiamo voglia di seguire veramente Gesù. Solo in una sequela fedele troveremo pace e serenità. Solo allora sentiremo vicino a noi il Signore e la fede sarà di conforto".Ha concluso dicendo: "Bisogna creare una mentalità nuova: non mandate i vostri figli a ricevere sacramenti perché è una cosa che va fatta (ciò può essere solo un fatto culturale), mandate i figli in chiesa e al catechismo per conoscere Gesù e per formarsi alla scuola di vita".