Chiesa

Roma. Veglia in San Pietro, parole di famiglia

Luciano Moia sabato 3 ottobre 2015
Il tempo sinodale dedicato alla famiglia, un evento eccezionale. E non è un modo di dire. La prova? Si stanno delineando modifiche formali che per le abitudini vaticane assumono i contorni quasi di una rivoluzione copernicana. Oggi pomeriggio alle 17, in piazza San Pietro, alla veglia di preghiera delle famiglie con il Papa – premessa allo stesso tempo simbolica e sostanziale ai lavori del Sinodo – sarà una coppia di sposi a introdurre l’incontro. Prima di vescovi e cardinali, prima del Papa, parleranno loro. E anche questa bella novità potrebbe rientrare nell’ambito di quella conversione pastorale in senso familiare più volte sollecitata da Francesco. È stato lui stesso, qualche giorno fa all’Incontro mondiale di Filadelfia, a ricordare che Gesù ha scelto una famiglia per venire al mondo. Che sia arrivato davvero il momento di adeguare le abitudini ecclesiali alle indicazioni del fondatore? Il compito toccherà a Tommaso e Giulia Cioncolini, collaboratori dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della famiglia. Saluteranno, spiegheranno brevemente i motivi che hanno sollecitato la Chiesa italiana a promuovere e sostenere l’evento, illustreranno lo svolgimento dei vari momenti di preghiera. Poi, dopo il saluto del vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, spazio alle storie di vita, alle storie concrete di vangelo familiare. Non agiografie domestiche, perché le famiglie perfette non esistono, ma narrazioni semplici, anche tra luci e ombre. E, tanto per continuare la serie delle scelte controcorrente, ad inaugurare i racconti familiari sarà un coppia di fidanzati. Lui, Juan Giron Ponz, è un ragazzo cubano emigrato ad Alghero. Lei, Sara Ledda, una ragazza sarda. Senza enfasi, con l’immediatezza dei loro vent’anni, racconteranno la loro storia d’amore, tra gioie, delusioni, sacrifici e simpatiche follie.Poi riflettori su una coppia poi matura, sposati da 24 anni. Lorena e Stefano Girardi, saranno in piazza San Pietro con i loro quattro figli e con il fidanzato della seconda figlia, Martina. A Trento, i coniugi Girardi sono responsabili diocesani, insieme a don Albino Delleva, per la pastorale familiare. Lei è insegnante, lui cartografo. Ma tutto il tempo libero dagli impegni di lavoro e di famiglia – e forse anche un po’ di più – è dedicato al Centro pastorale per le famiglie, un servizio modellato su un criterio di ascolto, di accoglienza e di accompagnamento. «Abbiamo anche un casa di spiritualità con 15 posti letto all’interno del centro – raccontano – che ci permette di organizzare momenti di riflessione a misura di famiglia».L’ultima testimonianza della veglia, prima del saluto del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, e dell’omelia del Papa, toccherà a Lucia e Francesco Masi di Pisa. Sposati da 35 anni, 5 figli e 4 nipoti che stasera saranno tutti insieme sul palco, si confrontano da tanti anni con una rara malattia autoimmune di natura neurologica che affligge Lucia e la costringe sulla sedia a rotelle: «Prima riuscivo a fare tutto, in casa e fuori – racconta – ora dipendo totalmente da mio marito Francesco. Esco di casa, secondo piano senza ascensore, solo con lui. Per fortuna lavoriamo nella stessa scuola e così, almeno questo disagio è superato. Ma questa forzata simbiosi non è facile, se da una parte ci avvicina, talvolta prova la nostra unione di animi liberi. Navighiamo a vista – conclude Lucia mentre Francesco la guarda con un sorriso che s’allarga – ma non ci sentiamo soli, anzi, ricorrere spesso a Dio, ci permette di non perdere la speranza e il senso della vita».