Chiesa

TORINO. L'omelia dell'arcivescovo Nosiglia per la Messa funebre di Sergio Pininfarina

Cesare Nosiglia venerdì 6 luglio 2012
​«In questo momento di dolore e di saluto che stiamo vivendo nella preghiera, ci stringiamo intorno alla famiglia del Senatore Sergio Pininfarina: la moglie Giorgia, i figli Paolo e Lorenza e nel mistero della comunione dei santi anche al figlio Andrea, manifestando tutto l’affetto della comunità cristiana e la riconoscenza di quella civile, facendo nostra la Parola di Dio che è sempre fonte di speranza e di incoraggiamento.Come abbiamo ascoltato dalla lettera ai Romani, «siamo del Signore». Questo significa che siamo immensamente amati, pensati dall’eternità e creati per essere veramente uomini e donne liberi. Questa libertà, sul modello di quella di Cristo, si alimenta dei doni che scaturiscono dalla sua croce e risurrezione, offerta insuperata e insuperabile del Figlio per amore degli uomini e del Padre come risposta a questo dono. «Essere del Signore» all’interno di questa dinamica di amore è la chiave di lettura che ci può aiutare a leggere la vita di Sergio Pininfarina, e la nostra, come un’opportunità straordinaria per rispondere a questo amore nelle modalità e nelle situazioni più diverse nelle quali siamo chiamati a vivere e operare, anche dal punto di vista professionale. Ciascuno ha la responsabilità di corrispondere ad un dono che lo precede e che si manifesta concretamente nell’amore ricevuto in famiglia, dagli amici e nelle risorse possedute sottoforma di “talenti”, come dice il Vangelo di Matteo. È per questo motivo che l’affermazione di San Paolo appena ascoltata che dice: «Ciascuno dovrà rispondere a Dio di se stesso» non deve essere letta in una logica di giustizia retributiva, ma in una logica di amore che ci vede accomunati in una fraternità universale che niente e nessuno, neanche la morte, può spezzare.Affidare oggi a Dio la persona del Senatore per il giorno della risurrezione è un’occasione che il Signore ci offre, pur nel dolore che condividiamo con la famiglia, per attingere motivi di consolazione e di speranza. Il momento della morte di una persona cara ci mostra con evidenza quanto la nostra vita ha un suo limite temporale, ma ci offre anche l’occasione per porci le domande fondamentali sul senso della vita stessa.Attraverso la morte di Sergio Pininfarina, che cosa possiamo intuire del mistero che è la nostra vita? Credo che il primo elemento, evidenziato anche dalla Parola di Dio appena ascoltata, è che di fronte ai successi che la vita offre, anche a livello professionale, insieme alle sconfitte che sperimentiamo, essa non si misura con criteri quantitativi, ma qualitativi e in particolare sulle relazioni significative che si è riusciti a costruire nel tempo, nella loro profondità e verità.Il lavoro è un luogo decisivo per vivere la relazione umana come dimensione fondamentale della vita, come espressione dell’amore di Dio per ciascun uomo e come occasione per esprimere la verità della propria persona attraverso l’impiego dei “talenti” ricevuti da Dio, secondo l’immagine evangelica. È proprio per questo che al centro del lavoro, che tanto tempo ed energie ha occupato nella vita di Sergio Pininfarina come nella nostra, vi è l’uomo in tutte le sue dimensioni, con particolare riferimento alle relazioni con se stesso, con gli altri e con Dio, elementi inscindibili anche nell’ambito professionale. Possiamo tutti testimoniare quanto siano state evidenti le doti umane del Senatore, prima di tutto vissute in famiglia e che resteranno indelebili nella memoria di coloro che lo hanno incontrato.La stima e il riconoscimento per il suo genio artistico nel design delle autovetture, riconosciuto come straordinario in tutto il mondo, è uno degli ambiti dove esse si sono manifestate. Lui, che da ragazzo amava soprattutto l’armonia delle note, ha intrapreso una strada professionale che gli ha permesso di sviluppare, in altri campi e con strepitoso successo, l’impareggiabile vena artistica, un’esperienza che conferma il fatto che il valore delle persone non si misura con il solo obiettivo dei risultati raggiunti, anche a livello economico o professionale, ma nella realizzazione della propria vocazione, attraverso l’impiego sapiente dei propri talenti. La creatività come elemento fondamentale dell’imprenditore, lo stile personale fatto di umiltà e di coraggio, sia nella vita privata che in quella pubblica, la passione per il proprio lavoro, vissuto come servizio, l’attenzione alle persone che costituiscono il capitale più prezioso dell’impresa, sono alcuni di questi “talenti” di cui era ricco Sergio Pininfarina, a cui certamente voi ne aggiungerete altri, alla luce della vostra esperienza di relazione con lui.
Un esempio da imitare e che rende ragione anche di quell’amore ricevuto, di cui all’inizio di questa riflessione ho fatto cenno e che tutti noi siamo chiamati a restituire nelle modalità più diverse. «Nessuno vive per se stesso o muore per se stesso» dice San Paolo, siamo infatti responsabili gli uni degli altri, mettendo a disposizione i rispettivi talenti per il bene comune.Tutto questo si può certamente attingere dai valori umani che risultano evidenti alla ragione, ma trovano il proprio senso profondo nella fede in Cristo, che ha donato la sua vita per noi, chiave di lettura importante dell’esistenza del Senatore, vissuta in tanti momenti straordinari di successo, come in momenti più difficili e tragici anche per la propria vita familiare. Chiedo pertanto al Signore per ciascuno di noi, soprattutto in questo momento storico così impegnativo dal punto di vista economico e sociale, di saper fare tesoro della Sua capacità di anticipare i tempi nel rispetto della tradizione, con quello spirito d’innovazione e di speranza di cui il nostro Paese ha oggi un grande bisogno.
Serpeggia in tanti un profondo senso di sfiducia e nello stesso tempo di presunzione, per cui si stenta a considerare il periodo che stiamo attraversando come un travaglio doloroso ma aperto a una novità di vita per il futuro. Travaglio che esige un cambiamento sostanziale e non temporanei aggiustamenti di rotta, come si è sempre fatto durante le crisi ricorrenti nel passato. Perché oggi ci troviamo di fronte a una crisi di sistema: sistema di “stile di vita”, come si usa dire, che coinvolge la responsabilità di ogni cittadino e di ogni realtà sociale, di ogni gruppo e ambito di lavoro. Dobbiamo dunque superare un costume di corporative autoreferenzialità ed essere disposti a metterci in gioco per sacrificare tutti qualcosa, fare squadra per condividere le risorse migliori, non solo per sé o la propria parte, ma per il bene-essere e il bene-vivere di tutti. Altrimenti si corre il rischio che, malgrado tutta la buona volontà, si inneschino meccanismi perversi, per cui le conseguenze più dure della crisi gravano soprattutto sui poveri e sul ceto medio. Occorre il coraggio di puntare in alto a traguardi ambiziosi e strategici per il domani, senza sradicarsi dai valori del passato, ma senza timore di ricercare vie nuove, con la determinazione di chi scommette sulle potenzialità positive presenti nel nostro popolo e in tanti suoi figli, impegnati nel mondo del lavoro, della ricerca e della cultura, con la stessa tenacia e la stessa modestia che ha caratterizzato la vita e l’opera del Senatore.La parabola dei talenti spinge a questo chiedendo di credere in se stessi, di saper osare e non rassegnarsi a un declino che sembra ineluttabile, ma reagire uniti per assumere con realismo, fiducia e speranza le nuove responsabilità a cui ci chiama lo scenario del mondo, bisognoso di un profondo rinnovamento culturale ed etico. Senza disattendere la scelta prioritaria alla propria coscienza personale e all’impegno sociale che la parabola dei talenti ci ricorda: quella della gratuità che genera comunione. La parabola infatti rivela che, a fondamento di ogni risorsa che possediamo, ci sono doni gratuiti ricevuti da Dio e dagli altri di cui non siamo padroni assoluti, ma amministratori perché gratuitamente li abbiamo ricevuti e gratuitamente li dobbiamo dunque restituire.
Papa Benedetto XVI nell’Enciclica sociale Caritas in Veritate afferma che «ogni decisione e operazione finanziaria o economica, anche la più equa possibile, ha una conseguenza morale che coinvolge la persona, per cui non può prescindere dalla gratuità che suscita solidarietà e responsabilità collettiva per la giustizia e il bene di tutti. L’agire gratuito supera la logica del “dare per avere”, propria dello scambio, e quella del “dare per dovere”, propria dei servizi assistenziali, e dà vita alla logica del dono e della comunione».Questo significa che il mercato, il lavoro, l’economia, la politica, se vogliono superare l’attuale situazione di difficoltà, hanno estremo bisogno di persone che credono fermamente al valore del dono reciproco e lo realizzano vivendo la responsabilità sociale con coerenza, in ogni ambito della loro professione.Questi sono alcuni motivi per cui oggi il saluto al Senatore può essere un momento di speranza, attingendo alla Parola di Dio ascoltata, ma anche alla sua esperienza di vita, perché ci sia di esempio e incoraggiamento nel proseguire il nostro cammino di donne e uomini impegnati a portare il proprio contributo, anche professionale, per rendere questo mondo più giusto e solidale soprattutto per le giovani generazioni.Maria Santissima Consolata e Consolatrice conforti con il suo cuore di madre i familiari e amici di Sergio, perché ricevano la forza di vivere questi momenti dolorosi con fede e speranza in quel Dio della vita che ci assicura che la risurrezione del suo Figlio, che ora celebriamo, è fondamento della futura gloria, di cui sono partecipi i nostri cari che ci hanno lasciato e ora attendono anche il nostro ritorno a quella casa, che è l’unica comune dimora veramente stabile e sicura per sempre. Amen.