Chiesa

TORINO. Nel condominio multietnico affitti contenuti e integrazione

Fabrizio Assandri mercoledì 14 dicembre 2011
Che la Chiesa debba pagare l’Ici per ogni sua attività commerciale, don Piero Gallo, che è stato missionario in Kenya ed è un’istituzione a San Salvario, il quartiere più multietnico di Torino, l’ha detto forte e chiaro dal pulpito nelle ultime domeniche, in risposta alle polemiche di questi giorni. Anche don Gallo ha un’attività commerciale che gli assicura una rendita. La parrocchia dei Santi Pietro e Paolo è infatti proprietaria di una palazzina di tre scale in via Saluzzo 39/41, un investimento fatto dal predecessore di don Gallo per foraggiare le attività e le spese della parrocchia, come i restauri o il semplice riscaldamento. Per questa struttura don Gallo ogni anno versa 14 mila euro di Ici. «Con gli aumenti previsti per il prossimo anno – spiega mentre mostra dal libretto degli assegni la matrice con la causale "seconda rata Ici" – contiamo di spenderne quasi 24 mila, a cui si aggiungono tutte le altre tasse che regolarmente paghiamo come ogni cittadino. È ingiusto perciò sparare a zero sulla Chiesa, dicendo che siamo tutti evasori, ma anche da parte nostra bisogna evitare ogni ambiguità».Nella palazzina convivono l’oratorio, ricavato negli spazi di un vecchio alloggio, e una ventina di appartamenti dati in affitto a prezzi agevolati. C’è anche un bar gestito da privati con affaccio sulla strada. Dall’Ici sono risparmiati solo i locali dell’oratorio, frequentato tutti i pomeriggi da giovani di diverse etnie e religioni, accompagnati dall’educatore Carlo Femiani. L’oratorio dispone, distribuiti tra pian terreno e primo piano, di una sala giochi, una sala riunioni, alcune stanze per il catechismo e un campetto da calcio nel cortile, su cui si affacciano i balconi degli appartamenti. In questi giorni educatori e animatori stanno organizzando i giochi del "Natale ragazzi".Con i ricavi degli affitti degli alloggi - il saldo è in attivo nonostante qualche morosità - «copriamo circa un quinto del bilancio parrocchiale annuale, che si aggira intorno ai 200mila euro, con cui paghiamo anche i nostri quattro dipendenti», aggiunge don Gallo. A questo bilancio se ne aggiunge uno a parte per i poveri, un fondo in comune con la vicina parrocchia Cuore di Maria: cibo e soldi per pagare le bollette che vengono distribuiti a nuclei familiari segnalati ai parroci dai servizi sociali del quartiere. Gli alloggi affittati, semplici e dignitosi, sono di due tipi, con una o due camere a cui si aggiungono ingresso, bagno e cucina. Le tariffe sono basse - nei casi "estremi" anche seicento euro al trimestre - ben al di sotto della cifra di mercato, specie in un quartiere che negli ultimi anni è diventato di tendenza, grazie a una visibile e profonda riqualificazione. Coerentemente con il contesto in cui si trova, il condominio di proprietà del parroco è anche un esperimento sociale: qui convivono famiglie italiane, africane, rumene, sudamericane, oltre a una famiglia rom che sta vivendo un’esperienza di inserimento abitativo e scolastico.