Chiesa

MEMORIA VIVA. ​Tonino Bello, profeta per gli ultimi del mondo

Matteo Liut venerdì 19 aprile 2013
​Esattamente 20 anni fa, il 20 aprile 1993, moriva Antonio Bello, quel «don Tonino» che da vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi e presidente di Pax Christi compì numerosi gesti a favore dei poveri e della pace rimasti nella memoria di molti per la loro profezia. Cinque anni fa si apriva la causa di beatificazione: postulatore è Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo.Lei l’ha conosciuto bene, che ricordo conserva di don Tonino?Durante l’episcopato di don Tonino Bello ero rettore del Seminario regionale di Molfetta. Sono molti i ricordi che conservo di quegli anni, ma quello più significativo è il rapporto profondo che aveva con noi educatori e con i seminaristi, ai quali ho sempre dato la piena libertà di frequentare casa sua, unico posto dove potevano andare senza chiedere il permesso ai superiori. Ero certo, infatti, che in lui avrebbero avuto un esempio forte di fedeltà a Cristo e di amore per il Vangelo. E lui li accoglieva sempre con cordialità, offrendo una testimonianza luminosa ai giovani, ai preti e ai seminaristi che si sono formati in quel tempo.Di lui si conoscono i numerosi gesti forti, ma dove risiede il nucleo spirituale della sua eredità?Sta nei gesti nascosti, in quelli meno conosciuti ai più, in particolare la sua vicinanza totale all’Eucaristia. Don Tonino è stato certamente un uomo di azione, ma è stato anche un contemplativo. Di tutto ciò che ha scritto ogni pagina è nata davanti a Gesù eucaristico: anche di notte aveva nella cappella privata una specie di scrittoio mobile e lì ha scritto tutto ciò che ha pronunciato o pubblicato da vescovo. Vorrei quindi che questo anniversario fosse l’occasione per ricordarlo come un uomo eucaristico, un uomo conformato all’Eucaristia, un uomo illuminato e fortificato dall’Eucaristia. Era infatti convinto che l’Eucaristia può cambiare le persone e il mondo. Questa era la vera sorgente del suo pensiero e del suo agire. Da qui nascevano le opere pastorali che si prendevano cura delle persone a tutti i livelli, anche oltre i confini della sua diocesi: seguiva da vicino, ad esempio, i sacerdoti fidei donum in terra di missione o gli emigrati di Molfetta all’estero. E anche l’impegno nella promozione della pace o a favore dei poveri erano radicati nella sua spiritualità eucaristica. Si prendeva cura di tutti perché era convinto che ognuno porta in sé il segno della gloria di Dio. Ci diceva sempre: «Non dimenticate Cristo e i poveri».Come continua oggi concretamente la sua opera?Continua, ad esempio, anche grazie alle numerose realtà che gli vengono dedicate e che si ispirano al suo stile in Puglia e non solo, come la nuova casa per i senza dimora che sorgerà a Salerno per volontà dei Cappuccini.Pare che questa scelta preferenziale dei poveri tracci una linea di collegamento tra don Tonino e papa Francesco, che ne pensa?È vero, c’è un’affinità di stile. Solo per citare una mia esperienza personale: quando alla Messa del Crisma Bergoglio ha esortato i preti a essere «pastori con l’odore delle pecore», mi è tornata alla mente l’esortazione che don Tonino mi fece quando venni nominato vescovo: «Don Agostino ti auguro di essere un vescovo che profuma di popolo». Una continuità che si ritrova anche nel tema della «tenerezza», che spesso appare negli scritti e nei discorsi di don Bello.Don Tonino era vicino in particolare ai giovani: che cosa possono trovare oggi le nuove generazioni in lui?Un maestro di fede e di vita autentica, di un’esistenza vissuta in modo affascinante fino in fondo come un dono. Ai giovani diceva: non mordete la vita, assaporatela. Ha testimoniato, insomma, la vita buona del Vangelo.Quando fu l’ultima volta che vi siete visti?Due settimane prima della morte; sul letto della malattia mi disse di sapere che stava «completando in sé quello che manca alla Passione di Cristo».A che punto è la causa di beatificazione?C’è stata una lunga cernita dei numerosi testimoni che si sono presentati. Alla fine sono state sentite 58 persone e proprio in questi mesi la fase diocesana si sta avviando verso la conclusione, probabilmente per l’autunno.