Chiesa

Ginevra. Tomasi all’Onu: «La Chiesa ha già fatto pulizia»

Gianni Cardinale mercoledì 7 maggio 2014
Negli ultimi dieci anni sono stati 848 i chierici ridotti allo stato laicale perché ritenuti colpevo­li di abusi sessuali verso minori. Altri 2.572 sono stati poi sanzionati con altre pene (ritiro perpetuo in vita di peniten­za e preghiera o altro). I dati, finora ine­diti, sono stati forniti ieri dall’arcive­scovo Silvano Maria Tomasi rispon­dendo nell’ufficio Onu di Ginevra, do­ve è osservatore permanente della San­ta Sede, al 52° Comitato sulla Conven­zione contro la tortura. Tomasi, riba­dendo che la Santa Sede è responsabi­le del rispetto della Convenzione solo all’interno Stato della Città del Vaticano (SCV), ha tuttavia fornito i dati – scor­porati anno per anno dal 2004 al 2013 – che gli erano stati chiesti ieri da mem­bri del Comitato. Tomasi ha precisato che la «Santa Sede non ha la competenza o i mezzi di avviare procedure per crimini fuori dalla Città del Vaticano». Tuttavia «compie ogni sfor­zo per condurre procedure ecclesiastiche nei confronti di membri del clero contro i quali sono state mosse ac­cuse credibili di abusi ses­suali contro minori, ma sen­za pregiudizio per le proce­dure giudiziarie nel Paese di residenza». E i membri del clero sono soggetti alla «legge del Paese dove risiedono». Il pre­sule ha anche specificato che i sacerdo­ti condannati, ma non laicizzati, sono stati destinati in luoghi in cui «non han­no alcun contatto con bambini». E ha ri­badito che i 3.420 casi di chierici san­zionati riguardano comportamenti de­littuosi commessi nella grande mag­gioranza dei casi in un periodo com­preso tra il 1950 e la fine degli anni ’80. I dati inediti forniti da Tomasi sono sta­ti evidentemente forniti dalla Congre­gazione per la dottrina della fede. Da es­si si evince che gli anni in cui ci sono state più laicizzazioni sono stati il 2006 (114) e il 2011 (143). Nel poi 2013 sono sta­te 43, mentre 358 chierici hanno subito altre sanzioni. Intervistato ieri sera da Ra­dio Vaticana monsignor To­masi ha spiegato la decisio­ne di fornire i dati che gli e­rano stati richiesti. «Il pun­to più importante da fare entrare nella convinzione degli esperti» ha detto è che la Chiesa tutta, Santa Sede e Conferenze episcopali, «da dieci anni sono sul fronte per combattere contro ogni abuso sessuale sui minori, per pre­venire questo crimine, per aiutare le vit­time e per punire anche chi è colpevo­le ». «Quindi, – ha aggiunto – non vo­gliamo che rimanga fossilizzata la per­cezione che la Chiesa non abbia fatto abbastanza o che la Chiesa abbia cer­cato di evitare o che stia ancora evitan­do di affrontare il problema». Tomasi poi oltre ad aver ribadito che «non tut­te le attività di abuso sessuale sono “tor­tura” », ha convenuto che l’articolo 16 della Convenzione dice chiaramente «che il trattamento inumano e umiliante ricade sotto questa Convenzione».  È quindi «legittimo», ha aggiunto, «che gli esperti toccassero questo tema», fer­mo restando però che «si debba rima­nere all’interno dell’interpretazione del testo secondo la Convenzione di Vien­na sui Trattati, e cioè di non aggiungere crimini nuovi che non siano elencati nella Convenzione stessa, e di fare in modo che la chiarezza di distinzione tra la Convenzione dei diritti del fanciullo, per esempio, e questa, rimangano in piedi».