Chiesa

Milano. Ciotti, Colmegna e Rigoldi "laureati" alla Statale

Lorenzo Rosoli mercoledì 22 ottobre 2014
Don Ciotti, don Colmegna, don Rigoldi. Tre preti di strada. Tre testimoni del Vangelo che rinnova la città. Della Chiesa che mette al centro le periferie. Della carità che si fa cultura, promuove giustizia. Nella compagnia degli ultimi. Il 4 dicembre, all’inaugurazione dell’anno accademico, l’Università degli Studi di Milano conferirà loro la laurea honoris causa in Comunicazione pubblica e di impresa. Ma nell’abbraccio di quel riconoscimento, fanno sapere da via Festa del Perdono, ci saranno tutti i preti di strada. Il Senato accademico della Statale proprio ieri pomeriggio ha approvato la proposta di conferimento della lauera magistrale ai tre sacerdoti «per il loro prolungato e straordinario impegno in favore dei diritti dei più deboli, della costruzione di relazioni sociali più eque e dell’educazione alla legalità costituzionale». A portare la proposta il dipartimento competente, quello di Studi sociali e politici. Ma alla sorgente dell’iniziativa – sottolineano fonti dell’ateneo – c’è il rettore Gianluca Vago, che dei tre sacerdoti ha grande stima. Don Luigi Ciotti, del clero di Torino, è il fondatore del Gruppo Abele, avviato a metà anni ’60 nel capoluogo piemontese, poi nel 1995 di Libera: un impegno che dal fronte della tossicodipendenza si è ampliato fino alla lotta alle mafie. Sono preti del clero di Milano, invece, don Virginio Colmegna, già direttore della Caritas ambrosiana, chiamato dal cardinal Martini alla guida di Casa della Carità, e don Gino Rigoldi, storico cappellano del carcere minorile «Beccaria» e fondatore di «Comunità nuova». «I tre sacerdoti – prosegue il comunicato dell’ateneo – insieme ai molti preti di strada che rappresentano quella che con felice espressione è stata definita "l’Italia civile dei Don", hanno speso la loro vita nell’interesse dei più deboli e della collettività, comunicando e promuovendo, con la loro attività, valori profondi di solidarietà e di aiuto». Proprio «L’Italia civile dei Don» s’intitolava un ciclo d’incontri promosso dalla Facoltà di Scienze politiche che fra gennaio e marzo aveva chiamato "in cattedra", fra gli altri, Ciotti e Colmegna. Con queste lauree il mondo accademico riconosce «il valore di quella cultura che sale dalle periferie, di quella sapienza della carità che nasce dall’eccedenza della carità – per dirla col cardinal Martini – generata nelle nostre università della strada, nei nostri laboratori di umanità, dove si supera l’assistenzialismo per costruire solidarietà, democrazia, cittadinanza vera»: così don Colmegna commenta la notizia dalla Terra Santa, dove proprio ieri ha preso il via il pellegrinaggio sui passi di Martini per il decennale di Casa della Carità. «La laurea è un dono da condividere e regalare a tutti gli ospiti, gli operatori, i volontari di Casa della Carità, in questo momento così difficile eppure così bello – prosegue Colmegna – dentro un cammino di Chiesa illuminato da grandi doni come il Sinodo e la beatificazione di Paolo VI».