Chiesa

Briefing. Sinodo famiglia, oggi la relazione finale

venerdì 17 ottobre 2014
Al Sinodo oggi è la giornata delle votazioni. Stamattina verrà approvato il Messaggio (che è già stato esaminato in Aula ieri pomeriggio). Nel pomeriggio invece sarà la volta della Relatio finale, alla quale la Commissione incaricata dal Papa di redigerla ha lavorato ieri, venerdì, e che sarà presentato in Aula questa mattina. Un calendario intenso, così come animato e franco è stato il dibattito delle due settimane che stanno per concludersi, non senza la nota predominante dell’ottimismo. «Prevale – ha detto il cardinale Reinhard Marx – la volontà di trovare una comunanza di vedute», insieme con «l’idea che possiamo metterci d’accordo». Sulla stessa linea monsignor Georges Pontier: «Sarei sorpreso che non si arrivasse al consenso».I due padri sinodali, rispettivamente presidenti della Conferenza episcopale tedesca e francese, hanno partecipato ieri al consueto briefing sull’andamento dei lavori, insieme con l’uditrice colombiana, Ilva Myriam Hoyos Castaneda. Chiarendo innanzitutto qual è lo scopo del lavoro fin qui svolto (e di quello che inizierà da lunedì nelle Chiese locali, fino al Sinodo ordinario del prossimo anno): «È importante – ha sottolineato Marx – dare impulsi, slanci per il futuro della pastorale della famiglia, che è tanto necessaria». Anche se questo avviene, ha aggiunto con un sorriso, attraverso il «"litigare" per dirlo al meglio tra di noi». C’è attesa dunque per la stesura finale della Relatio (che comunque non sarà neanche essa un documento finale, ma solo la base per il successivo dibattito) e per quanto eventualmente vorrà dire il Papa nella giornata di domani, domenica.Intanto nella conferenza stampa di ieri, venerdì, l’attenzione dei giornalisti si è concentrata come di consueto sui punti controversi. Innanzitutto la comunione ai divorziati risposati. Alla domanda su che cosa ne pensi il Papa, Marx ha risposto sulle prime con una battuta: «Non sono il portavoce del Papa». Poi ha argomentato: «La maggioranza dei vescovi tedeschi pensa che si debba parlarne. E noi in Germania, dove ci sono molte famiglie praticanti che lo chiedono, lo stiamo facendo da prima che il Papa convocasse il Sinodo». «Ciò che infastidisce – ha aggiunto – è che si parli solo di divorziati risposati senza inserire il tema in un contesto più ampio, che è quello di come affrontare le situazioni irregolari, che non rientrano nello schema del matrimonio sacramentale, ma che non sono prive di valore». In sostanza va deciso «qualcosa». «Non esistono fedeli di prima, seconda o terza classe. Bisogna trovare un linguaggio diverso, chiarire che non si tratta di bianco o nero, tutto o niente». E in definitiva, «poiché il magistero non è una raccolta statica di frasi, esso si può sviluppare. Il Vangelo non cambia, ma c’è da chiedersi se abbiamo già capito tutto».Quanto ai gay, «la prassi sessuale – ha ricordato Marx – non può essere accettata. Ma se per 35 anni due omosessuali sono rimasti fedeli l’uno all’altro, si sono curati vicendevolmente, come Chiesa cosa devo dire? Che non ha nessun valore?». In altri termini, secondo il porporato, «non possiamo dire a qualcuno: "Lei è omosessuale. Non può vivere il Vangelo". L’esclusione non è la lingua della Chiesa».Naturalmente al Sinodo si parla anche di altri temi. Marx e Pontier, interpellati sull’argomento, hanno confermato che è stata esaminata anche l’influenza delle legislazioni sulla famiglia. «L’Ue – ha detto il primo, che è anche presidente della Comece, l’organismo degli episcopati dei Paesi dell’Unione – non deve ingerirsi nella politica degli Stati in tema di matrimonio, di famiglia, di difesa della vita. Sarebbe devastante. Su questo dobbiamo lottare tutti insieme». Pontier ha ricordato che i vescovi africani hanno denunciato il ricatto cui i loro Paesi vengono costretti: aiuti economici in cambio di politiche abortive o favorevoli all’ideologia gender. Il documento finale, hanno anticipato i due padri, dovrebbe esprimersi anche su questo.Infine padre Lombardi ha risposto ai rilievi mossigli in merito al fatto che la sala stampa vaticana non avrebbe reso noto, al contrario dell’Osservatore Romano che parlava di «breve e serrato dibattito», la circostanza che la decisione di pubblicare le sintesi delle relazioni dei “circuli minores”, era avvenuta dopo un confronto tra posizioni diverse in aula. «Qui in apertura di briefing, abbiamo detto che il Sinodo ha avuto un dibattito e aveva deciso di pubblicare le relazioni dei gruppi».