Chiesa

Intervista al cardinale Dziwisz. «Segno di speranza per l’umanità. Era immerso totalmente in Dio»

Luigi Geninazzi domenica 1 maggio 2011
Si è sempre definito un uomo sfiorato dal mistero il cardinale Stanislaw Dziwisz, una vita passata a fianco di Karol Wojtyla di cui, come segretario particolare, è stato l’ombra premurosa e discreta dapprima in Polonia e poi in Vaticano. E adesso, alla vigilia della beatificazione di Giovanni Paolo II, «quel mistero mi si rivela pienamente come grazia», dice commosso «don Stanislao», come insiste a farsi chiamare anche dopo essere diventato arcivescovo di Cracovia. Parla con il cuore gonfio di emozione mentre arriva a Roma, un viaggio compiuto tantissime volte che però oggi lo emoziona come fosse il primo, inizio di una nuova storia già scritta nel cielo.Eminenza, c’è ancora qualcosa di nuovo da scoprire sulla figura e l’opera di Giovanni Paolo II?Ho trascorso quarant’anni vicino a lui, eppure mi sembra di non averlo conosciuto abbastanza, di non aver approfittato fino in fondo del grande dono che Dio mi ha fatto. Vede, finora era considerato un Papa eccezionale.Oggi è un Papa riconosciuto come beato. Sono sempre stato convinto della sua santità ma adesso c’è la conferma ufficiale della Chiesa che diventerà definitiva con la sua canonizzazione. Cambia molto per un credente.Per lei personalmente cosa cambia?Lo sento più vicino. Più vicino al cuore.E più vicino a tutti gli uomini che da oggi possono rivolgersi a Giovanni Paolo II come ad uno che gode della vicinanza di Dio e quindi nostro intercessore. Non è una cosa emotiva, un vago sentimentalismo. Adesso abbiamo la certezza che la strada su cui Karol Wojtyla ha camminato è un percorso sicuro di fede. Non solo possiamo ammirare quel che ha fatto, siamo chiamati ad imitarlo.Eminenza, in varie occasioni, a proposito di quel che ci ha lasciato Giovanni Paolo II, ha parlato di eredità del cuore. A cosa si riferisce?La catena ininterrotta di fedeli in preghiera davanti alla sua tomba non si è mai fermata. Tantissima gente si è sentita amata da lui, richiamata a Cristo attraverso le sue parole, i suoi gesti ed anche la sua sofferenza. Come già successo all’indomani della sua morte oggi piazza San Pietro tornerà a riempirsi di fedeli, non più nel segno del lutto ma della gioia.Standogli accanto, ha potuto sperimentare la sua santità?Era un uomo immerso totalmente in Dio da cui traeva la forza del suo agire missionario. Mi ha sempre colpito il suo modo di pregare, dovunque, nelle situazioni più diverse, sgranando la corona del Rosario o recitando la Via Crucis, durante le impegnative visite pastorali ma anche nei rari momenti di relax, in gita in montagna. Stava lunghe ore di notte prostrato a terra davanti all’altare della cappella privata. Era in continuo dialogo col Signore.Eminenza, c’è chi ha scritto che dietro le reliquie di papa Wojtyla si cela un piccolo giallo. Due ampolle contenenti il sangue di Giovanni Paolo II, prelevato negli ultimi giorni della sua malattia, si trovano all’ospedale Bambino Gesù di Roma ed una di esse verrà esposta durante la cerimonia di beatificazione. Lei ne ha ha disposizione altre due. Cosa ne farà?Nessun giallo.Un’ampolla di sangue verrà portata in solenne processione a Cracovia dalla Cattedrale del Wawel al Santuario di Skalka domenica 8 maggio, in occasione della festa di san Stanislao.Ed il prossimo 12 giugno troverà la sua definitiva collocazione nella chiesa del Centro Giovanni Paolo II (il complesso multi-funzionale attualmente in costruzione nel luogo dove sorgeva la fabbrica Solvay, di fronte al Santuario della Divina Misericordia, ndr ). La cripta della Basilica è già pronta e verrà inaugurata a giugno. Ed è qui che i fedeli potranno venerare la reliquia del beato Wojtyla.E la seconda ampolla?Questa rimarrà in via Franciszkanska, nella cappella della Curia dove per tanti anni il vescovo Karol Wojtyla era solito raccogliersi in preghiera e dove è tornato a dire messa in occasione dei suoi viaggi pontifici in Polonia. Per i fedeli di Cracovia è «la cappella papale», quella dove ha pregato anche Benedetto XVI nel corso della sua visita nel maggio del 2006.Ci sono altre reliquie di Giovanni Paolo II?Abbiamo la talare che papa Wojtyla indossava il giorno dell’attentato, il 13 maggio del 1981. Com’è noto la fascia si trova al Santuario di Czestochowa, mentre la pallottola è incastonata nella corona sul capo della statua della Madonna di Fatima. La talare del Papa è indubbiamente una reliquia preziosa che dovrà trovare la sua giusta collocazione.Eminenza, come si appresta a vivere il rito della beatificazione di Giovanni Paolo II in piazza San Pietro?Con grande gioia ed intensa emozione. Ci stringeremo tutti attorno a Benedetto XVI con affetto e gratitudine per aver elevato all’onore degli altari il suo predecessore, un dono grande per la Chiesa. Ed un segno di speranza per tutta l’umanità: ci saranno anche i rappresentanti delle altre Chiese cristiane e delle grandi religioni, uniti nel ricordo di Colui che tanto ha fatto per il dialogo e la pace tra i popoli.