Chiesa

Route nazionale. Sesta tappa / Uno che ha avuto coraggio: san Francesco

Antonio Maria Mira mercoledì 6 agosto 2014

"Siete ad Assisi per ascoltare uno che ha avuto coraggio: san Francesco". Così padre Marco Capecci accoglie nella piccola Chiesa Nuova di Assisi i rover e le scolte della route 193 in cammino verso San Rossore per la Route Nazionale. La città di Francesco è il punto di ritrovo di tutte le 9 route umbre, quasi 600 ragazzi e ragazze in camicia azzurra. Noi siamo arrivati da Bastia dove ci siamo accampati nella base scout Agesci. La giornata di martedì si è chiusa con uno splendido arcobaleno che ha rallegrato il campo di tende dopo un forte temporale. E con l'ultima "storia di coraggio", quella scelta, pensata e realizzata dal clan Perugia 5, "il coraggio di farsi ultimi".

I ragazzi e le ragazze umbre scelgono il tema del bullismo, così difficile e vicino a loro. Lo hanno approfondito con uno psicologo e un sociologo. E poi sono andati a parlarne nelle scuole medie. Un progetto che andrà avanti anche il prossimo anno. "Pensiamo - spiegano - anche a uno sportello dove i ragazzi possano venire a raccontare liberamente. Saremo poi noi a riferire ai presidi". L'intenzione è non solo di aiutare le vittime ma anche di confrontarsi coi bulli. Ancora una volta idee e servizio. E confronto, che gli scout perugini propongono a quelli degli altri tre clan. Così escono idee e testimonianze. Segno che il tema è molto sentito. Questo accade martedì. Poi Assisi accolti da padre Marco. Saio e fazzolettone, è un "reduce" della precedente Route del 1986 ai Piani di Pezza ("Il ricordo ancora mi commuove"), è assistente regionale umbro della branca r/s e fa parte dei "francescout", pattuglia di frati anche scout che accompagnano i gruppi scout nell'incontro col Poverello. Ma tra poche settimane partirà per quella che chiama "la mia azione di coraggio: parto in missione in Cina. Vi chiedo di pregare per me - dice ai fratelli scout di Zeminiana, Orentano, Perugia e Afragola giunti ad Assisi da Bastia -. Perchè porti amore, testimonianza fino alla fine e gioia. Lo stesso che io auguro a voi". Col coraggio di San Francesco, parola che padre Marco, fa urlare ai ragazzi fino a inondare la piccola navata. Vengono letti quattro brani della vita del Santo: il ladro ("Francesco rispetta la persona col passo lento, come facciamo noi scout in cammino"); la perfetta letizia ("Dobbiamo andare oltre l'immagine che ci siamo costruiti"); il mendicante ("Il coraggio dell'onestá"); il lebbroso ("Il vero coraggio non conosce limiti di tempo. Dobbiamo essere strumento nelle mani di Dio ma facendoci ultimi come Francesco"). E allora l'invito del frate-scout è di "andare oltre l'aspetto dell'altro, cogliere l'essenziale come vogliamo essere noi scout". E, invitando nuovamente i ragazzi a urlare "coraggio", indica a loro tre strade da seguire sull'esempio di Francesco: "Il coraggio di essere se stessi fino in fondo, con il cuore. Il coraggio di buttare i pregiudizi. Il coraggio di amare fino alla fine, un amore che ti trasfigura. E poi tornare a casa per trasformare il mondo. Dicendo un sì a Dio per tutta la vita". Un impegno che i ragazzi in camicia azzurra e fazzolettone portano sulla tomba di Francesco. Momento intenso di preghiera personale. Una carica per i quattro giorni di incontri e approfondimenti che li attendono a San Rossore.

Poi si scende, tutte le route insieme, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli che diventa un grande mare azzurro. "Siete uno spettacolo di giovani in cammino" li saluta monsignor Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno che presiede la celebrazione eucaristica. "Mi vengono in mente le parole di Pietro sul Tabor: "È bello essere qui". La bellezza di camminare insieme al Signore". E il brano della Trasfigurazione sul monte Tabor è proprio il Vangelo della Messa. " Un brano che sembra fatto apposta per voi" spiega il vescovo. "Non temete, dice Dio agli apostoli e lo dice a voi che camminate e avete scelto il tema del coraggio". Monsignor Sigismondi ricorda il simbolo della Route, la freccia con la scritta "one way", senso unico, e un cuore. "Amore inteso come dono di se stessi non come possesso. La gioia del dono. Un amore che richiede il coraggio della fedeltà. Questo mettete nella vostra bisaccia". E allora, è l'invito del vescovo, "tutti in cerchio attorno all'altare chiediamo al Signore di sostenerci nel cammino della vita. I nostri occhi verso di lui ci aiuteranno a muovere i piedi, al passo del più debole". Poi citando Paolo VI ricorda come "il cristiano è un pellegrino verso Cristo, oltre il tempo, scoprendolo nel bisogno dei fratelli". Gli scout raccolgono l'invito e nelle preghiere dei fedeli parlano di speranza, chiedono al Signore "di tenere saldi i nostri piedi e di cantare con noi sotto la pioggia", vogliono essere testimoni, essere un coro di cambiamento. Poi nella grande basilica si alza nuovamente fortissima la parola "coraggio!". È il momento di partire in pullman per San Rossore. Ci attende l'incontro con gli altri 30mila in cammino.

(le foto sono di Antonio Maria Mira)