Chiesa

LO STORICO. Cardini: «È la Madonna il nostro simbolo di libertà»

Franco Cardini venerdì 27 maggio 2011
Tutto cominciò fra l’XI e il XII secolo. O meglio, tutto era cominciato da molto prima, da Betlemme o da Nazareth, o più ancora da Gerusalemme o da Efeso. Arrivò quindi la stagione dei Concilii e delle contese antiereticali: ad Efeso, in pieno V secolo, con scandalo ulteriore degli ebrei e con orrore dei nestoriani, Maria venne proclamata Theotokos, «Madre di Dio». Come può Dio eterno, onnipotente, increato, avere una Madre? Eppure, da allora, si avviò il più tenero dei culti: Maria madre del Bambino, dell’Uomo crocifisso, Maria che ama, che gioca, che allatta, che nutre, che soffre. Le splendide icone greche ed orientali, che l’Occidente tardò a comprendere e a imitare, accanto alla Signora nella maestà del trono o in piedi sulla falce lunare e adorna di stelle come Padrona dell’universo, insegnarono la tenerezza di questa ragazza-madre che vezzeggia il Bambino, che attraverso di Lui indica la via ai fedeli, che intercede presso di Lui per tutti noi, unica a poter mitigare nei casi estremi la sua ira: refugium peccatorum. Lo sterminato universo delle dee vergini e delle dee madri, da Artemide-Diana all’egizia Iside alla Megàle Metèr anatolica, si volse morente verso questa nuova Signora del mondo che ereditò quasi naturalmente i loro attributi, i loro santuari, i segni d’affetto e di timore che le genti rivolgevano loro. Maria, mediatrice tra il Cristo e gli uomini, fu anche mediatrice potente tra i pagani restii ad abbandonare i loro riti e la nuova fede.Ma il trionfo di Maria si ebbe in Occidente soprattutto nel corso del XII secolo, quello stesso nel quale il più grande teologo e mistico del tempo, Bernardo di Clairvaux, le dedicò opere che lo fecero salutare come miles Virginis, «il cavaliere della Vergine». Allora, Nostra Signora (da quest’espressione tradotta in francese, ma Dame, deriva la familiare e dolcissima parola «Madonna») divenne la protettrice e il segno visibile dell’unità della Chiesa, la speciale tutrice della città di Roma e del suo vescovo. E i Pontefici imposero a tutte le Cattedrali della cristianità occidentale di accompagnare all’antica dedicazione delle loro grandi chiese cattedrali, ch’era deputata al santo patrono cittadino, una nuova a Maria la quale veniva presentata di luogo in luogo in modo diverso. Alla Madre di Dio si andarono adattando nei secoli bui i più limpidi, gloriosi, trionfali e familiari nessi. Era il nome di Maria che risuonava nelle chiese – fu a Clermont, presso il prestigioso santuario di Maria «Signora di Sottoterra» di Le Puy, che fu indetta la prima crociata. Fu a Maria «del Soccorso» e «del Rosario» che furono attribuite e consacrate le grandi vittorie delle armi cristiane sugli infedeli, da Lepanto nel 1571 a Vienna nel 1683. Anche in Italia, il culto di Maria mise radici profonde: non c’è praticamente città, grande o piccola, che non abbia il suo santuario mariano. La fascia azzurra che gli ufficiali dell’esercito italiano portano nei giorni di ricorrenza o come distintivo di comando è il ricordo della devozione che gli eserciti sabaudi conservavano nei confronti della Gran Madre di Dio, protettrice della dinastia. Alle Madonne Stella Maris, patrone dei porti e dei flutti e quindi delle città costiere (la Vergine della Guardia a Genova, quella di Montenero a Livorno), si consacrano le navi, i cantieri, i marinai. Vi sono santuari mariani a guardia delle montagne e altri che preservano i centri urbani. Maria è la cifra intima che collega tutta la cristianità a se stessa e al Cristo. «Sotto candido vel, cinta d’oliva / Donna m’apparve, sotto verde manto / recinta di color di fiamma viva». Questa Beatrice tricolore, cara a Dante, è in realtà pensata come immagine mariana. Maria è la nostra statua della libertà, la nostra Marianne. Tutti i pittori e gli scultori che hanno raffigurato una madre china su un caduto hanno pensato a lei come Mater dolorosa. Nelle processioni della Settimana Santa, in Puglia e in Sicilia, l’acclamano «bellissima» come a Siviglia, dove il popolo grida Guapa alla Macarena. Maria è Regina Italiae, Mater Ytalorum: lo stesso culto della patria si è diffuso, nel corso dell’Ottocento, come laicizzazione del culto mariano.