Chiesa

LA STORIA. Quando i Papi ripensano la «macchina» vaticana

Gianni Cardinale lunedì 15 aprile 2013
Il «gruppo di cardinali» costituito ieri da papa Francesco ad un mese esatto dalla sua elezione al Soglio di Pietro ha due incarichi, distinti ma complementari: da una parte «consigliarlo nel governo della Chiesa universale» e dall’altra «studiare un progetto di revisione della Costituzione Apostolica Pastor Bonus sulla Curia Romana». Ma mentre il secondo di questi compiti è più "ordinario" essendoci state già in passato delle commissioni cardinalizie preposte allo studio di una riforma della Curia Romana, il primo ha qualcosa di storico perché non sembra avere precedenti.Anni fa il cardinale belga Godfried Danneels, che ha partecipato da elettore all’ultimo Conclave, più volte perorò la costituzione di un "Consiglio della corona" che aiutasse il Papa nel compiere la sua missione di pastore della Chiesa universale. In un’intervista rilasciata a Gianni Valente sul mensile 30Giorni del maggio 2007 il porporato disse: «Rimango ancora convinto che raccogliere ogni tanto intorno al Papa un piccolo Consiglio di personalità della Chiesa provenienti da diversi Paesi, i cui membri magari possono variare ogni due o tre anni, sarebbe per lui un aiuto, per essere sicuro di poter avvertire la temperatura della Chiesa». E aggiunse: «La Curia non può sentire e registrare tale temperatura, non è il suo compito. Certo, c’è già il Sinodo dei vescovi, e il Collegio dei cardinali. Ma quello che chiamo il "Consiglio della corona" potrebbe essere uno strumento più elastico, discrezionale, contingente, che certo non sta sopra il Papa, ma è solo un organo di aiuto al suo servizio». Sembrerebbe che l’iniziativa lanciata ieri da papa Francesco – seguendo «un suggerimento emerso nel corso delle Congregazioni generali precedenti il Conclave» che lo ha eletto – riprenda almeno in parte l’idea lanciata da Danneels. Non si parla di "Consiglio della corona", e con lo stile rigorosamente non principesco del Papa è facile capire perché, ma la sostanza è molto simile a quella configurata dal cardinale fiammingo. Ora si tratterà di vedere come si articolerà l’attività di questo nuovo gruppo che, all’insegna di un voluto low profile, non è stato costituito con un solenne motu proprio ma con un più semplice comunicato della Segreteria di Stato. L’appuntamento è per i primi tre giorni di ottobre, quindi, quando il gruppo si riunirà formalmente a Roma per «una prima riunione collettiva» alla presenza, par di capire, dello stesso papa Francesco. Lo stesso pontefice comunque – fa sapere il comunicato di ieri – è «sin d’ora in contatto» con i gli otto porporati del «gruppo», tra i quali spicca, anche in questo caso con un linguaggio più dimesso, la figura del «coordinatore» nella persona del cardinale honduregno Oscar Andres Rodriguez Maradiaga.Il secondo incarico che papa Francesco ha dato al neocostituito gruppo di cardinali è quello – più "ordinario" – di studiare una riforma della Costituzione Pastor Bonus con cui Giovanni Paolo II nel 1988 ha riformato la struttura della Curia Romana alla luce del nuovo Codice di diritto Canonico del 1984.La Curia Romana è nata, nel senso moderno del termine, con la Costituzione Immensa aeterni Dei emanata da Sisto V nel 1588. Dopodiché ci sono stati tre grandi interventi di riforma complessiva del governo centrale della Chiesa. Nel 1908 con la Sapienti Consilio di san Pio X, che intervenne per adeguare le strutture dopo la fine del potere temporale intervenuta nel 1870. Nel 1967 con la Regimini Ecclesiae Universae voluta da Paolo VI per adeguare la Curia a quanto stabilito dal Concilio Vaticano II all’insegna di una maggiore collegialità, e che di fatto diede un maggior potere di coordinamento alla Segreteria di Stato. Infine la Pastor Bonus del 1988 che, al di là di alcuni aggiornamenti strutturali, ha confermato il ruolo guida della Segreteria di Stato nel governo della Curia. La riforma di san Pio X fu realizzata in un anno, tra il 1907 e il 1908. Quella di Paolo VI, annunciata da papa Montini subito dopo l’elezione, necessitò di quattro anni di intenso lavoro di un’apposita commissione cardinalizia formata da tre porporati. Un’analoga commissione cardinalizia istituita da papa Wojtyla impiegò poi tre anni per arrivare alla Pastor Bonus. Adesso papa Francesco, per seguire le indicazioni ascoltate dai cardinali nel preconclave, ha costituito un «gruppo» (anche qui il linguaggio è più dimesso) per un’ulteriore riforma della Curia romana. In quali termini questo potrà avvenire è ovviamente prematuro dirlo. Per ora si può notare però che degli otto porporati scelti uno solo ha un incarico "romano" (il cardinale Giuseppe Bertello, che però ricopre l’incarico formalmente extracuriale di presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano) e solo un altro ha lavorato in precedenza in Curia (il cileno Francisco Javier Errazuriz Ossa, che fu segretario della Congregazione per i religiosi nel quinquennio 1991-1996). Sembra profilarsi all’orizzonte, quindi, una riforma curiale studiata da "esterni".