Chiesa

Il sussidio Cei. Presepe, albero, corona d'Avvento: tutti i segni verso il Natale

Giacomo Gambassi mercoledì 29 novembre 2017

Una statuetta di Gesù Bambino in piazza San Pietro

Ha come filo conduttore un versetto del Salmo 85 il sussidio Cei per l’Avvento e il Natale. «Il Signore annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli» è il titolo del “vademecum” proposto alle parrocchie italiane e curato dall’Ufficio liturgico nazionale. Si tratta di parole che «ci appaiono la migliore preparazione alla solennità del Natale», spiega nella presentazione il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, il vescovo Nunzio Galantino. Il sussidio – disponibile online sul sito chiesacattolica.it – è una guida per le quattro domeniche di Avvento e per i momenti che marcano il tempo di Natale: la solennità della Natività (25 dicembre), la festa della Santa Famiglia (31 dicembre), la solennità di Maria Madre di Dio (1 gennaio), quella dell’Epifania (6 gennaio) e la festa del Battesimo del Signore (7 gennaio). Per ogni appuntamento vengono proposti sia approfondimenti della Parola, sia alcuni suggerimenti liturgici: dai canti a riti da compiere.


Galantino, nella sua riflessione, chiede che questo tempo propizio sia nel segno di «un ascolto profondo dell’annuncio di pace» e dell’«accoglienza autentica del Verbo incarnato, per rafforzare e confermare sempre più la nostra identità di popolo in cui Egli ha voluto mettere la sua tenda». Riferendosi al sussidio, ricorda che «di fronte a coloro che covano progetti di guerra», che «pronunciano parole cariche di risentimento, animosità, o addirittura disprezzo», «il Signore annuncia la pace». «Anche per noi credenti, che troppo spesso siamo tentati di essere i protagonisti della missione – prosegue il segretario generale della Cei –, le parole del Salmo costituiscono una delicata ammonizione: è il Signore che per primo annuncia». Quindi il monito contro il «facile protagonismo individualistico» e la «spettacolarizzazione emotiva». Inoltre Galantino evidenzia che «il lieto messaggio riguarda innanzitutto “il suo popolo, i suoi fedeli”, non in senso esclusivo, ma nel senso di una responsabilità originaria». Da qui l’invito a «ripetere parole di pace per i poveri, per i disprezzati e gli scartati della storia, e anche per coloro che – con maggiore o minore responsabilità – si rivelano ingiusti e oppressori».


Il sussidio Cei suggerisce una serie di gesti e segni che possono accompagnare nelle comunità il cammino di queste settimane.


Il rito del lucernario e la corona d'Avvento

Durante le domeniche di Avvento si invita a compiere il rito del lucernario, ossia ad accendere le quattro candele – una per ogni settimana – che formano la corona dell’Avvento. La corona sarà posta nei pressi dell’altare. Se l’accensione viene compiuta durante i primi Vespri, il rito può iniziare con la chiesa semi-buia in cui uno dei ministranti porta all’altare una candela accesa. Dopo l’accensione della corona la chiesa verrà tutta illuminata. La corona «è il segno dell’attesa del ritorno di Cristo; i rami verdi richiamano la speranza e la vita che non finisce». Inoltre il progressivo accendersi delle quattro candele, «dedicate a quattro figure tipiche dell’attesa messianica (i profeti, Betlemme, i pastori, gli angeli), è memoria delle varie tappe della storia della salvezza».

Il presepe

Si deve a Francesco d’Assisi la diffusione del presepe che il santo allestì per la prima volta a Greccio nel 1223. Secondo il Direttorio su pietà popolare e liturgia, la preparazione della Natività nelle case è «occasione perché i vari membri della famiglia si pongano in contatto con il mistero del Natale». Ecco perché è bene raccogliersi di fronte al presepe «talora per un momento di preghiera o di lettura delle pagine bibliche riguardanti la nascita di Gesù». Nelle parrocchie è opportuno predisporre all’interno della chiesa il presepio fin dalle prime settimane di Avvento, perché «possa contribuire alla preparazione dei fedeli alla solennità del Natale». Va posto «in un luogo visibile, ma non centrale, che non coinvolga l’altare e il presbiterio».

La benedizione dei Bambinelli

È stato Paolo VI a benedire per la prima volta durante l’Angelus del 21 dicembre 1969 le statuette del Bambino Gesù e i presepi. «Ci si riscalda al presepio, come ad un focolare di amore buono e puro», aveva spiegato Montini. Da allora tutti i Papi nella terza domenica di Avvento, durante l’Angelus, continuano la tradizione. La Cei consiglia di benedire le statuette anche nelle parrocchie.

La Novena di Natale

Una delle espressioni più significative della pietà popolare del tempo d’Avvento è la novena di Natale. Il Direttorio raccomanda di solennizzare la celebrazione dei Vespri dal 17 al 23 dicembre con le “Antifone maggiori”: si tratta di sette antifone d’origine latina che cominciano tutte con la “O” («O Sapienza»; «O Adonai»; «O radice di Jesse»; «O chiave di David»; «O (astro) sorgente»; «O Re delle genti»; «O Emmanuel»).


L'albero

Il sussidio Cei consiglia di inaugurare l’albero di Natale nella notte della Natività. Esso evoca sia l’albero della vita piantato al centro dell’Eden, sia l’albero della croce perché Cristo è il vero albero della vita. Secondo gli evangelizzatori dei Paesi nordici, l’albero è cristianamente ornato con mele e ostie sospese ai rami. Il Direttorio avverte che «tra i doni posti sotto l’albero non dovrà mancare il dono per i poveri».

L'affidamento delle famiglie

Nella celebrazione del Te Deum del 31 dicembre il sussidio esorta a compiere l’atto di affidamento delle famiglie alla Santa Famiglia di Nazareth. Il testo da utilizzare può essere sia la preghiera del Papa per la famiglia, sia quella alla Santa Famiglia nell’Esortazione apostolica Amoris laetitia.

La benedizione dei ragazzi

Il 6 gennaio, solennità dell’Epifania, è anche la Giornata mondiale per l’infanzia missionaria. E l’attenzione ai più piccoli «può essere opportunamente sottolineata con la benedizione dei bambini», avverte il sussidio Cei.


Il Battesimo

Nella domenica che segue il 6 gennaio si celebra la festa del Battesimo del Signore che chiude il tempo natalizio. Il Direttorio raccomanda di ricordare il Battesimo ricevuto «affinché i fedeli siano sensibili a tutto ciò che riguarda il Battesimo e la memoria della loro nascita come figli di Dio». Da qui l’invito a compiere la benedizione con l’acqua benedetta in tutte le Messe e a fare dell’omelia una catechesi battesimale.