Chiesa

La visita. Dialogo per la pace, dovere per i credenti

sabato 6 giugno 2015
Papa Francesco incontra i giovani: la pace si fa con tutti. "La pace si fa con tutti, islamici, cattolici, ebrei, ortodossi, di altre religioni, tutti siamo fratelli, tutti crediamo in un unico Dio, che sia non separazione ma sempre fratellanza tra noi": lo ha detto Papa Francesco parlando ai giovani di Sarajevo, ultimo appuntamento prima della partenza, preferendo rispondere a braccio alle domande spontanee dei ragazzi piuttosto che pronunciare il discorso preparato per l'occasione. "Voi siete la prima generazione dei giovani del dopoguerra - ha detto il Papa - voi andate avanti, e non indietro nella distruzione, voi volete camminare insieme, come ha detto Nadezda, e questo è grande. Avete una vocazione grande: mai costruire muri, sempre ponti. Onestà mai ipocrisia. E questa è la gioia che trovo in voi". L'incontro con 4.500 giovani gioiosi e entusiasti, provenienti da tutta la Bosnia-Erzegovina e dai paesi vicini, si è svolto nel tardo pomeriggio al Centro diocesano giovanile "Giovanni Paolo II", situato sulla via verso l'aeroporto. Giunto al complesso diocesano, Francesco ha lasciato la Papamobile per salire a bordo di un'auto elettrica che lo ha portato al secondo piano dell' edificio, nella grande sala dove lo aspettava un caloroso bagno di folla. I 3.500 giovani davanti alla sala e i mille ragazzi che sono riusciti a entrare all'interno, hanno accolto il Pontefice con grida "Papa, mi te volimo" (Papa ti vogliamo bene) e con l'inno "Stopama mira" (Sulle orme della pace). Francesco ha poi scoperto la targa dedicata a san Giovanni Paolo II al quale è intitolato il Centro. Diverse band e gruppi si sono quindi esibiti in canti e balli davanti al Pontefice, altri hanno raccontato le loro esperienze come Nadezda Mojsilovic, ortodossa, coordinatrice del progetto 'Koracajmo zajedno' (Camminiamo insieme) dedicato a cristiani bosniaci, ortodossi e cattolici. Un messaggio di pace ha lanciato anche il coro Superar, costituito da una quarantina di ragazzi, bosniaci musulmani e serbi ortodossi di Srebrenica, teatro vent'anni fa del più grande massacro in Europa dopo la Seconda guerra mondiale, dove in pochi giorni nel luglio 1995 furono trucidati oltre otto mila civili musulmani. I ragazzi di Srebrenica hanno intonato la canzone Love people. "Consegnerò il testo del discorso, e con voi parlerò a domanda-risposta", ha detto prendendo la parola. Rispondendo alla prima domanda, Francesco ha confermato che non guarda la televisione "dalla metà degli anni '90 perché ho sentito che non mi faceva bene. Mi alienava." Da una parte c'è la responsabilità delle emittenti, che devono dare dei valori che ci preparino per la vita; poi c'è la responsabilità nostra di saper scegliere i programmi". Il papa ha anche consigliato ai giovani di non stare attaccati al computer, e di non diventarne schiavi. Preghiera comune per la pace e la convivenza Nell'incontro ecumenico e interreligioso di papa Francesco a Sarajevo con i capi delle comunità musulmana, ortodossa, cattolica ed ebrea, il Papa ha guidato una preghiera comunque sui temi della convivenza e della pace. "Noi, discendenti di Abramo secondo la fede in Te, unico Dio, ebrei, cristiani e musulmani, umilmente siamo davanti a Te e con fiducia Ti preghiamo per questo Paese, la Bosnia ed Erzegovina, affinché possano abitarvi in pace e armonia uomini e donne credenti di diverse religioni, nazioni e culture. Ti preghiamo, o Padre, perché ciò avvenga in tutti i Paesi del mondo!", dice tra l'altro la preghiera, che aggiunge anche: "Fà che, con coraggio, ci impegniamo a costruire la giustizia sociale, ad essere uomini di buona volontà, pieni di comprensione reciproca e di perdono, pazienti artigiani di dialogo e di pace". Incontro ecumenico e interreligioso "Il dialogo interreligioso, qui come in ogni parte del mondo, è una condizione imprescindibile per la pace, e per questo è un dovere per tutti i credenti". Lo ha affermato papa Francesco a Sarajevo, durante l'incontro ecumenico e interreligioso con i capi delle comunità musulmana, ortodossa, cattolica ed ebraica della Bosnia-Erzegovina. Il Papa ha espresso apprezzamento e incoraggiamento per l'opera portata avanti dal Consiglio per il Dialogo Interreligioso, istituito nel 1997, che raduna musulmani, cristiani ed ebrei. "Il vostro lavoro - ha detto - è molto prezioso in questa regione, e a Sarajevo in particolare, crocevia di popoli e di culture, dove la diversità, se da un lato costituisce una grande risorsa che ha permesso lo sviluppo sociale, culturale e spirituale di questa regione, dall'altro è stata motivo di dolorose lacerazioni e sanguinose guerre". Secondo Francesco, "non è un caso che la nascita del Consiglio per il Dialogo Interreligioso e le altre apprezzabili iniziative in campo interreligioso ed ecumenico siano avvenute alla fine della guerra, come una risposta all'esigenza di riconciliazione e di fronte alla necessità di ricostruire una società dilaniata dal conflitto". Il Papa ha quindi invitato a imparare a vivere insieme, a conoscersi e ad accettarsi nelle rispettive diversità, liberamente, per quello che si è". Ha comunque ricordato che "il dialogo, per essere autentico ed efficace, presuppone una identità formata: senza identità formata, il dialogo è inutile o dannoso. Questo lo dico pensando ai giovani, ma vale per tutti". Incontro con i sacerdoti e i consacrati Le testimonianze di chi ha subito la violenza "Le testimonianze parlavano da sole e questa è la memoria del vostro popolo. Un popolo che dimentica la sua memoria non ha futuro". Lo ha detto Papa Francesco durante l'incontro col clero a Sarajevo, accantonando il discorso preparato e parlando a braccio dopo le drammatiche testimonianze sugli anni di guerra portate da un sacerdote, un frate e una suora. "Questa è la memoria dei vostri padri e madri nella fede - ha affermato -. Soltanto tre hanno parlato, ma dietro di loro ci sono tanti e tante che hanno sofferto allo stesso modo". Per Bergoglio, "non avete diritto a dimenticare la vostra storia. Non per vendicarvi - ha spiegato - ma per fare pace. Non per guardare come una cosa strana ma per amare come loro hanno amato. Nel vostro sangue, nella vostra vocazione, c'è la vocazione, c'è il sangue di questi tre martiri". "Riprendere la memoria per fare pace", ha insistito il Pontefice, che ha posto l'accento sulla parola "perdono". "Un uomo o una donna che si consacra al servizio al Signore e non sa perdonare non serve", ha affermato, sottolineando che "perdonare quello che ti picchia, che ti tortura, che ti calpesta che ti minaccia col fucile per ucciderti, questo è difficile. E loro lo hanno fatto". Riferendosi poi ai 120 giorni in campo di concentramento di uno dei testimoni, Bergoglio ha invitato a non lamentarsi "quando abbiamo un dente che ci fa male o vogliamo avere la tv nella nostra stanza, o quando il pasto non è tanto buono: non dimenticatevi per favore le testimonianze dei vostri antenati - ha aggiunto -. Pensate quanto hanno sofferto questi, pensate ai sei litri di sangue che ha ricevuto il padre per sopravvivere". Per Francesco, "suore, religiosi, preti mondani sono una caricatura, non servono, non hanno la memoria dei martiri: hanno perso la memoria di Gesù Cristo crocifisso, l'unica gloria nostra". "Benedetti voi che avete così vicino queste testimonianze", ha aggiunto. 11.15 Bagno di folla nello stadio Kosevo gremito all'inverosimile Incontenibili  manifestazioni di affetto hanno accompagnato il giro che Papa Francesco ha compiuto in jeep (cioè senza vetri blindati) tra la folla dello Stadio Kosevo, gremito all'inversimile per la Messa di oggi celebrata con i cardinali che lo accompagnano (Parolin, Koch, Tauran) e tutti i vescovi della Bosnia Erzegovina, guidati dal loro presidente, il cardinal Pulijc. Secondo gli organizzatori, sono presenti circa 65 mila persone tra il terreno di gioco, gli spalti e le vie d'accesso allo Stadio che sono anch'esse gremite.

Ci sono i costruttori “menzogneri” della pace, che la annunciano a parole, e ci sono gli “artigiani” che la costruiscono davvero ogni giorno, gesto dopo gesto, dimostrando fraternità e misericordia. È una delle considerazioni che Papa Francesco ha espresso durante l’omelia della Messa presieduta nello stadio Koševo di Sarajevo.

"Oggi, cari fratelli e sorelle, si leva ancora una volta da questa città il grido del popolo di Dio e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà: mai più la guerra!". La guerra significa bambini, donne e anziani nei campi profughi; significa dislocamenti forzati; significa case, strade, fabbriche distrutte; significa soprattutto tante vite spezzate".  Francesco nell'omelia: Costruire la pace, ha spiegato, "èun lavoro artigianale" e occorre non "una giustizia declamata, teorizzata, pianificata... ma la giustizia praticata". Dobbiamo, ha spiegato, mettere in pratica il comandamento: "amare il prossimo come sè stessi". "Quando, con la grazia di Dio, noi seguiamo questo comandamento, come cambiano le cose!", ha esclamato". "Quella persona, quel popolo, che vedevo come nemico, in realtà ha il mio stesso volto, il mio stesso cuore, la mia stessa anima. Abbiamo lo stesso Padre nei cieli". 

La foto. Durante la Messa allo stadio Kosevo papa Francesco si è presentato con il bastone pastorale aggiustato con lo scotch. Nel trambusto che hapreceduto la messa, il bastone è infatti caduto e si é rottopoco sotto il crocifisso.  Monsignor Guido Marini, capo dei cerimonieri pontifici ha prima cercato un nuovo bastone e poi é ricorso ad una soluzione di emergenza, quella appunto di sistemare il bastone con loscotch. È stata la prima volta che un Papa si é presentato conun bastone pastorale tenuto insieme dallo scotch. 

10.20 "Sarajevo e la Bosnia ed Erzegovina rivestono uno speciale significato per l'Europa e per il mondo intero". Lo ha detto il Papa a Sarajevo durante l'incontro con le autorità al Palazzo presidenziale. "È per me motivo di gioia trovarmi in questa città che ha tanto sofferto per i sanguinosi conflitti del secolo scorso e che è tornata ad essere luogo di dialogo e pacifica convivenza", ha aggiunto. "Sono venuto come pellegrino di pace e di dialogo, 18 anni dopo la storica visita di san Giovanni Paolo II, avvenuta a meno di due anni dalla firma degli Accordi di Pace di Dayton. Sono lieto di vedere i progressi compiuti, per i quali occorre ringraziare il Signore e tante persone di buona volontà".

I bambini di tutte le confessioni religiose incontrati dal Papa al suo arrivo a Sarajevo sono "la speranza" su cui scommettere per il futuro della Bosnia. Lo ha detto Francesco in un passaggio a braccio del suo intervento. "In questa terra le relazioni cordiali e fraterne tra musulmani, ebrei e cristiani, rivestono un'importanza che va ben al di là dei suoi confini. Esse testimoniano al mondo intero che la collaborazione tra varie etnie e religioni in vista del bene comune è possibile, che un pluralismo di culture e tradizioni può sussistere e dare vita a soluzioni originali ed efficaci dei problemi, che anche le ferite più profonde possono essere sanate da un percorso che purifichi la memoria e dia speranza per l'avvenire". In questo senso, i bimbi incontrati "tutti insieme, gioiosi", sono la "scommessa" per il futuro. All'uscita dal palazzo presidenziale, prima di recarsi con la papamobile allo stadio Kosevo, Francesco ha liberato alcune colombe bianche e ha augurato ai presenti: "La pace sia con voi".

10.00 Papa Francesco, arrivato alle 9 all'aeroporto di Sarajevo, è giunto al palazzo presidenziale nel centro cittadino con un ritardo di un quarto d'ora circa. All'aeroporto il Papa si era fermato più del previsto per salutare e stringere la mano a 150 bambini e ragazzi, vestiti con costumi tradizionali di tutte le etnie bosniache, appartenenti a vari gruppi folcloristici, nonchè ai dipendenti dell'aeroporto. Il viaggio del corteo papale dall'aeroporto verso il centro di Sarajevo è stato accompagnato dalle campane di tutte le chiese della capitale e di tutta la Bosnia che hanno suonato a distesa. ORE 9.25 Dopo la breve accoglienza ufficiale all'aeroporto di Sarajevo da parte del membro croato della presidenza della Bosnia, Dragan Covic, e dell'arcivescovo di Sarajevo, cardinale Vinko Puljic, papa Francesco si dirige in auto verso il palazzo presidenziale dove sono previsti la cerimonia ufficiale di benvenuto e l'incontro con le autorità. Successivamente il papa incontra i tre rappresentanti della presidenza tripartita, eletti dalle tre comunità, la musulmano bosniaca, la serbo-ortodossa e la croato-cattolica.

ORE 9.00 - Papa Francesco è arrivato a Sarajevo per la sua visita apostolica. Ad accoglierlo all'aeroporto internazionale della capitale bosniaca l'arcivescovo di Sarajevo, card. Vinko Puljić, e il nunzio apostolico nel Paese mons. Luigi Pezzuto.

 

ORE 8.20 - Papa Francesco è da poco partito dall'Aeroporto di Fiumicino per Sarajevo. Il viaggio Apostolico di Papa Francesco nella capitale della Bosnia ed Erzegovina era stato annunciato dal Pontefice all'Angelus dell'1 febbraio scorso.Messaggio del Papa alla CroaziaUn messaggio alla presidente della Croazia, Kolinda Grabar-Kitarovic, mentre sorvolava il Paese. "Invio cordiali saluti - si legge nel messaggio - alla vostra eccellenza e ai vostri concittadini mentre sorvolo il vostro Paese all'inizio del mio viaggio apostolico in Bosnia ed Erzegovina. Prego che Dio onnipotente guidi l'intera nazione verso la via della pace, della giustizia e del bene comune. Su di lei ed il popolo croato invoco ogni benedizione del Signore". Papa a Mattarella:per Italia crescita spirituale,civile,socialePapa Francesco auspica per l'Italia un "progresso spirituale, civile e sociale". Lo ha scritto nel messaggio indirizzato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della partenza da Roma verso Sarajevo per un "viaggio apostolico in Bosnia ed Erzegovina" con il quale il Pontefice vuole "favorire l'incontro e il dialogo tra culture e religioni diverse, rafforzare il cammino dell'unità dei cristiani e confermare la comunità cattolica nella fede". Il messaggio contiene "un saluto cordiale" di Francesco al presidente e "alla Nazione Italiana".