Chiesa

LA SCELTA DI BENEDETTO XVI. Su quel tesoro la sua firma

Matteo Liut lunedì 18 febbraio 2013
Aveva solo 35 anni al momento dell’apertura del Concilio Vaticano II, eppure il suo fu un prezioso apporto per la formulazione di alcuni dei testi che hanno modellato la Chiesa in questi ultimi 50 anni. E in seguito, nel suo cammino da teologo e pastore, Joseph Ratinger ha compiuto un cammino coerente, che ha avuto la sua massima espressione nel suo magistero da Pontefice. Lo sottolineava alcuni mesi fa l’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nella sua riflessione sul settimo volume dell’«Opera omnia» di Ratzinger dal titolo «L’insegnamento del Concilio: formulazione-trasmissione-interpretazione».«Joseph Ratzinger, da teologo, ha contribuito a dar forma e ha accompagnato il Concilio in tutte le sue fasi», notava il prefetto. E, poi, «nella fase della ricezione, egli non si stanca di ricordare che il Concilio va valutato e compreso alla luce della sua intenzione autentica. Il Concilio è parte integrante della storia della Chiesa e pertanto lo si può comprendere correttamente solo se viene considerato questo contesto di duemila anni».La partecipazione di Ratzinger al Vaticano II si realizzò nella doppia veste di consigliere teologico dell’arcivescovo di Colonia, Josef Frings, e di perito, collaboratore delle Commissioni che elaborarono gli schemi alla base della «Lumen Gentium» e della «Dei Verbum», partecipando anche alla stesura del decreto «Ad Gentes». Incontrando il clero romano giovedì scorso Ratzinger ha ricordato l’episodio dal quale nacque la collaborazione con Frings, che nel 1961 chiese al giovane docente di Bonn una bozza per un intervento sull’ormai prossimo Concilio da tenere a Genova. Un testo che fu apprezzato dallo stesso Giovanni XXIII e che gli valse la piena fiducia di Frings. «Alla base di tutti e diciannove gli interventi conciliari dell’arcivescovo di Colonia in cui sono formulate questioni teologico-sistematiche – ha ricordato Müller –, stanno bozze predisposte da Ratzinger». Per questi motivi, afferma ancora il prefetto, «il Concilio ha la calligrafia di Benedetto XVI».Negli anni post conciliari, poi, Ratzinger veniva spesso richiesto per conferenze e interviste sul Concilio. Egli, nota ancora Müller, «trasmise per così dire “di prima mano” al lettore i risultati del Concilio, stimolando il dibattito e la ricezione». Tra il 1966 e il 2003, poi, Ratzinger ha prodotto testi di commento ai documenti conciliari, che, secondo l’attuale prefetto della Congregazione della dottrina della fede, «appartengono ai classici della teologia». Un’opera che, secondo Müller, ha sempre posto al suo centro «l’insieme indissolubile tra Sacra Scrittura, la completa e integrale Tradizione e il Magistero» secondo quella «ermeneutica della riforma nella continuità» invocata da Ratzinger nel suo primo discorso natalizio alla Curia Romana del 2005.