Chiesa

Papa Giovanni Paolo I. Albino Luciani beato. «Io, testimone del miracolo»

José Dabusti, sacerdote dell’Arcidiocesi di Buenos Aires sabato 3 settembre 2022

Don José Dabusti

Una domanda mi è stata rivolta spesso – a cominciare dalla vicepostulatrice della Causa prima ancora che venisse a Buenos Aires per aprire il processo canonico per l'accertamento del miracolo – e poi da tanti giornalisti che l'hanno ripetuta anche a Roxana Sosa e a sua figlia Candela dal 13 ottobre 2021, da quando cioè la Chiesa ha riconosciuto il miracolo di guarigione compiuto per intercessione di Giovanni Paolo I. La domanda è questa: perché proprio Giovanni Paolo I? E altre che hanno accompagnato questa "sana curiosità": perché hai pregato proprio Giovanni Paolo I quando ci sono tanti santi in Argentina?
Perché quel giorno ti venne in mente di invocarlo? Cosa ti ha ispirato, cosa ti ha spinto a pregarlo? Certamente le domande non sono solo queste. Molte altre ne sono nate. E sono domande che mi hanno aiutato. In questi mesi, dall'approvazione del miracolo e dall'annuncio della beatificazione di Giovanni Paolo I, ho potuto approfondire nella mia preghiera personale, nei colloqui con tante persone, nelle testimonianze rese quanto accaduto in quel 22 luglio 2011.
Posso dirvi che tre linee si intersecano per tessere questo miracolo di Dio che ha avuto papa Luciani come intercessore. Mi piace chiamare queste tre linee in questo modo: una linea storica; una linea spirituale; una linea ecclesiale.
Queste tre linee che si incontrano sono incluse in questa semplice testimonianza per raccontare quella sera del 22 luglio del 2011 quando venni chiamato da una madre, Roxana, per recarmi al capezzale della figlia morente, e guardandola in quelle condizioni ebbi l'ispirazione di rivolgermi a Giovanni Paolo I per chiedere la guarigione della sua bambina, e insieme a lei, e ad alcune infermiere presenti, lo pregai.
Io fino a quel momento non avevo mai pregato Giovanni Paolo I per una guarigione. Ma la sua figura ha avuto a che fare con la mia vocazione. Nell'agosto del 1978, a soli 13 anni, e all'inizio della mia adolescenza, rimasi veramente colpito dall'elezione e dalla persona di papa Luciani: vidi che era molto semplice e molto felice. Questi due tratti avevano catturato la mia attenzione e suscitato la mia ammirazione, soprattutto, il mio spontaneo affetto per lui.
Ricordo che, in quei primi giorni del suo pontificato, i media mandavano notizie, filmati e foto di Giovanni Paolo I. Fu così che, su un'anta di un armadio della mia stanza, collocai, insieme ad altre stampe, il suo ritratto. E a volte, guardando questo ritratto, ho pregato per lui.
Conservo anche nella mia memoria l'impatto che la sua morte improvvisa mi ha causato.
Crescendo l'ho pregato di aiutarmi a discernere la vocazione da seguire. Essere prete o cosa?... E sono certo che Albino Luciani fu un misterioso padre spirituale e un silenzioso ma efficace intercessore per me nel decidere di abbracciare la vocazione sacerdotale. Passati gli anni, diventato sacerdote nel 1991, la presenza di Giovanni Paolo I ha sempre avuto il suo posto nella mia spiritualità, più o meno forte.
Le linee storiche ed ecclesiali iniziano a fondersi nell'autunno del 2011, trovandomi, come parroco nella parrocchia di Nostra Signora di La Rábida al centro di Buenos Aires. In quei mesi notai una signora che frequentemente veniva a pregare e in diverse occasioni, a mezzogiorno, partecipava all'Eucaristia. Era Roxana Sosa. Sua figlia di 11 anni era stata portata in gravi condizioni nel centro sanitario vicino alla parrocchia, un rinomato centro ospedaliero in Argentina e in tutta l'America del Sud: la Fondazione Favaloro. Andavo nelle stanze di quell'ospedale, visitando i malati e le loro famiglie, quando venivo chiamato da loro.
Fu allora che Roxana mi parlò della grave malattia che aveva sua figlia Candela: una epilessia refrattaria maligna. Veniva dalla città di Paraná, a più di 500 km da Buenos Aires. Veniva sola a trovare la figlia durante la settimana. Il sabato e la domenica le altre due figlie gemelle viaggiavano con lei per farle compagnia.
Così ho iniziato ad accompagnare Roxana: abbiamo parlato e pregato insieme. In tutte le Messe chiedevo alla comunità di pregare soprattutto per la salute di Candela. Ricordo di essermi avvicinato più volte al reparto di terapia intensiva pediatrica dove si trovava intubata la piccola. In quel quinto piano, con Roxana, abbiamo condiviso accanto al letto di Candela il sacramento dell'unzione che le ho amministrato, le benedizioni e la tristezza per le condizioni disperate della bambina. Una forza esemplare ho visto scaturire dal cuore di questa madre.
Il 22 luglio verso mezzogiorno, mentre ero in parrocchia, Roxana è venuta a dirmi che i medici le avevano appena detto che Candela aveva contratto un virus in ospedale. Aveva la polmonite, uno shock settico e non pensavano che sarebbe sopravvissuta alla notte. Roxana mi ha chiesto di andare... a pregare ancora una volta... a benedirla...
Insieme siamo andati all'ospedale e siamo entrati nel reparto di terapia intensiva. Non ricordo, in quel momento, quanto personale medico fosse vicino al letto di Candela. Ci siamo avvicinati al corpo di Candela, che era in posizione fetale, non pesava più di 19 chili. E qui mi fermo. Devo fermarmi perché queste tre linee che si sono intersecate si perdono in... come dirlo con parole? In pochi punti. E in un'altra linea che è il mistero. Perché ho proposto a Roxana di pregare lì Giovanni Paolo I affinché intercedesse per la vita e la guarigione di Candela? Non lo so. È stato lo Spirito Santo.
Per noi sacerdoti è frequente trovarci in queste situazioni terminali nella vita delle persone. Quando visitiamo ospedali, case di cura siamo continuamente di fronte alla realtà della morte. Per questo affermo che è stata certamente una mozione dello Spirito a spingermi a proporre in quel momento lì questa preghiera a Giovanni Paolo I.
Roxana non sapeva nulla di papa Luciani. Dato che eravamo in terapia intensiva, la spiegazione che le ho dato per chiedere la sua intercessione per salvare la vita di Candela è stata molto breve. Così insieme, io e lei e due infermiere presenti abbiamo messo le mani sul corpo di Candela e io ho pregato spontaneamente. Non ricordo esattamente le parole che ho detto. Chiesi al Signore, per intercessione di Giovanni Paolo I, di guarire Candela.
Il giorno dopo, Roxana venne in parrocchia e mi disse che sua figlia non solo aveva passato la notte, ma che c'erano segni evidenti di miglioramento. Passarono i giorni e le settimane e Candela continuò la sua guarigione. Fino a quando ho perso i contatti con loro perché è stata dimessa ed è tornata nel Paraná. Voglio condividere con voi che ho sempre tenuto vivo questo fatto. Internamente ero certo di un intervento speciale di Giovanni Paolo I.
Le cose sono rimaste in un previdente silenzio fino alla fine del 2014, quando ho ritrovato Roxana e Candela nella parrocchia di La Rábida. È stata per me una grande gioia vedere una ragazza di quasi 15 anni piena di vita che non riconoscevo e sua madre. Sono venute a salutarmi. Roxana voleva che Candela mi incontrasse e anche che vedessi come si fosse ripresa, guarita. Quel pomeriggio chiesi a Roxana se si ricordava per chi avevamo pregato. E poi ho aggiunto: «Mi sembra che un giorno dovremo denunciare questo fatto meraviglioso».
Muchas gracias.