Chiesa

Videomessaggio. Il Papa: teologi non separate dottrina e pastorale

venerdì 4 settembre 2015
Dottrina e pastorale sono legate come la preghiera e la vita. Così, in sintesi, Papa Francesco nel videomessaggio inviato al Congresso Internazionale di Teologia a Buenos Aires, svoltosi nel centenario della Facoltà di teologia dell’Università Cattolica Argentina e nel 50.mo anniversario del Concilio Vaticano II. Nel suo intervento, per la tre giorni di lavori, il Pontefice ha sottolineato l’importanza della memoria delle origini per poter affrontare con dinamismo le sfide del quotidiano, gioiosi nell’amore di Cristo. Teologo è del popolo, credente, profeta Memoria, studio e preghiera intrecciati alla concretezza della vita, dell’annuncio di Cristo. E’ la sfida che Papa Francesco ha ribadito ai tanti teologi riuniti per il Congresso Internazionale a Buenos Aires. Il teologo è principalmente figlio del suo popolo - ha spiegato - che “incontra le persone, le storie”, conosce “la tradizione”. “E’ l’uomo che impara ad apprezzare quello ha ricevuto come un segno della presenza di Dio”. Il teologo “è un credente” - ha proseguito - “che ha esperienza di Gesù Cristo e ha scoperto che senza di lui non può vivere”. Il teologo è un profeta perché riflettendo “la tradizione che ha ricevuto dalla Chiesa”, “mantiene viva la consapevolezza del passato”, creando l’invito al futuro in cui Gesù sconfigge l’autoreferenzialità e la mancanza di “speranza”. Centrale è la preghiera, via e realtà “tra passato e presente, tra il presente e il futuro”. La memoria della Tradizione Francesco ha sottolineato l’importanza di recuperare “la memoria del passaggio di Dio” nella “vita della Chiesa”, per sconfiggere divisioni e tentazioni. Guardando ai 100 anni della Facoltà teologica e ai 50 dal Concilio Vaticano II ha tracciato il legame tra tradizione e presente, tra studio e testimonianza in un “Cattolicesimo” che abbraccia tutto il tempo per poter essere “vero” e “autentico”. Ha spiegato che non può esistere una “Chiesa particolare isolata”, con la “pretesa di essere proprietaria e unica interprete della realtà e dell'azione dello Spirito”; così come - ha detto - non ci può essere una Chiesa universale che “ignora”, “rinnega” la realtà locale. Centrale è la tradizione della Chiesa definita “fiume vivo” che risale alle origini e si proietta verso il futuro, che “irriga” terre diverse, e “alimenta” varie aree geografiche del mondo”. Così - ha detto Francesco - si continua a ad “incarnare il Vangelo in ogni angolo” del pianeta in un modo “sempre nuovo”. Relativismo e dignità della persona In questo senso il compito del teologo è “di discernere”, “riflettere” su cosa significhi essere un cristiano di oggi. Perché - spiega il Papa - il cristiano di oggi in Argentina non è lo stesso di 100 anni fa e non lo è allo stesso modo “in India, in Canada, a Roma”. Volgendo lo sguardo in particolare alle sfide che affronta l’Argentina ha parlato di multiculturalismo, relativismo e globalizzazione, che a volte “minimizzano” la dignità della persona “rendendola un bene di scambio”. Ha ribadito la via del Vangelo, che “continua ad essere presente per placare la sete” “del popolo” e che permette di allontanare due grandi “tentazioni”: quella che condanna ogni cosa rifugiandosi “nel conservatorismo o nel fondamentalismo” e quella che consacra tutte le novità, tutto ciò che ha un "nuovo gusto", relativizzando “la saggezza”. Dottrina e pastorale In questo contesto – ha proseguito - lo studio della teologia acquista un valore di primaria importanza”, ma ha chiarito che non può esistere il concetto di mera “dottrina” “staccata dalla pastorale” e indicando i padri della Chiesa come “Ireneo, Agostino, Basilio, Ambrogio” ha rimarcato che “sono stati grandi teologi perché erano grandi pastori”. Quindi è tornato a ribadire la necessità dell’incontro, con le famiglie, i poveri, gli afflitti, le periferie, vie per una “migliore comprensione della fede”. “Una teologia che nasce al suo interno - ha sottolineato - ha il sentore di una proposta che può essere bella, ma non reale”. Le “domande del nostro popolo - ha aggiunto -, la loro angoscia, i loro sogni, le loro lotte, le loro preoccupazioni hanno un valore ermeneutico", che non "possiamo" ignorare. (Massimiliano Menichetti, Radio Vaticana)