Chiesa

Giubileo dei militari e delle forze di polizia. Il Papa ai militari: artigiani della riconciliazione

sabato 30 aprile 2016
​L'udienza giubilare con Papa Francesco è il cuore delle celebrazioni programmate per il Giubileo dei militari. Il Papa come di consueto ha salutato i fedeli facendo diversi giri in una piazza San Pietro gremita e festante.

Quello di oggi è il secondo giorno delle celebrazioni del Giubileo dei militari che si conclude l'1 maggio con la Messa presieduta dal cardinale Pietro Parolin. “La sua porta è sempre aperta” è il filo conduttore del Giubileo della Famiglia militare e di polizia che si è aperto a Roma venerdì 29 aprile: l’appuntamento cade a trent’anni dalla promulgazione della “Spirituali Militum Curae”, la Costituzione apostolica voluta da Papa Giovanni Paolo II “per una più efficace cura spirituale dei militari ed una concreta e specifica forma di assistenza pastorale”.Al centro della catechesi la riflessione di Papa Francesco sulla riconciliazione. In particolare il Papa ha sottolineato come Dio non smetta mai di offrirci il Suo perdono: «Spesso riteniamo che i nostri peccati allontanino il Signore da noi: in realtà, peccando, noi ci allontaniamo da Lui, ma Lui, vedendoci nel pericolo, ancora di più ci viene a cercare. Dio non si rassegna mai alla possibilità che una persona rimanga estranea al suo amore, a condizione però di trovare in lei qualche segno di pentimento per il male compiuto». Papa Francesco ha poi aggiunto che «con le nostre sole forze non ce la facciamo a riconciliarci con Dio» e che stando «lontano da Dio non abbiamo più una meta, e da pellegrini in questo mondo diventiamo “erranti”». «Un modo di dire comune è che, quando pecchiamo, noi “voltiamo le spalle a Dio”. E’ proprio così; il peccatore vede solo sé stesso e pretende in questo modo di essere autosufficiente; perciò, il peccato allarga sempre di più la distanza tra noi e Dio».

Ciononostate è Gesù stesso a venirci a cercare «come un bravo pastore che non è contento fino a quando non ha ritrovato la pecora perduta».In tutta la piazza è risuonato il richiamo del Papa che ha citato le parole di san Paolo ai primi cristiani di Corinto: «Lasciatevi riconciliare con Dio! (2 Cor 5,20)». «Nessuno rimanga lontano da Dio a causa di ostacoli posti dagli uomini!». A braccio ha aggiunto: «E questo è valido, questo vale anche – e lo dico sottolineandolo ai confessori - è valido per loro: per favore, non mettere ostacoli alle persone che vogliono riconciliarsi con Dio. Il confessore deve essere un padre! È al posto di Dio Padre! Il confessore deve accogliere le persone che vengono da lui per riconciliarsi con Dio e aiutarli nel cammino di questa riconciliazione che stiamo facendo. È un ministero tanto bello. Non è una sala di tortura né un interrogatorio, no, è il Padre che riceve, Dio Padre, Gesù, che riceve e accoglie questa persona e perdona. Lasciamoci riconciliare con Dio! Tutti noi!». «Fare esperienza della riconciliazione con Dio permette di scoprire la necessità di altre forme di riconciliazione: nelle famiglie, nei rapporti interpersonali, nelle comunità ecclesiali, come pure nelle relazioni sociali e internazionali» e ha aggiunto poi, a braccio, Papa Francesco: «Qualcuno mi diceva, nei giorni scorsi, che nel mondo ci sono più nemici che amici, e credo che abbia ragione. Ma no, facciamo ponti di riconciliazione anche fra noi, incominciando dalla stessa famiglia. Quanti fratelli hanno litigato e si sono allontanati soltanto per l’eredità. Ma guarda, questo non va! Quest’anno è l’anno della riconciliazione, con Dio e fra noi!». «La riconciliazione infatti è anche un servizio alla pace - ha concluso il Papa -, al riconoscimento dei diritti fondamentali delle persone, alla solidarietà e all’accoglienza di tutti». Nel salutare i pellegrini francesi, Papa Francesco ha esortato a lasciarsi «riconciliare con Dio e ad essere ovunque artigiani di riconciliazione, costruttori di ponti e seminatori di pace».