Chiesa

La curiosità. In aula Paolo VI i superstiti di Aushwitz e gli imam francesi

mercoledì 7 gennaio 2015
​Papa Francesco ha ricordato il 70esimo anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, salutando i pellegrini tedeschi e polacchi presenti all'udienza generale. "Saluto cordialmente i pellegrini polacchi, e, in particolare, la delegazione dei superstiti del campo di concentramento di Auschwitz, liberati settant'anni fa", ha detto Bergoglio, dopo aver salutato, rivolto ai fedeli di lingua tedesca, "il gruppo del comitato internazionale di Auschwitz". C'era anche una delegazione di imam francesi in aula Paolo VI. A loro il Papa si è rivolto al termine della catechesi, ricordando il loro impegno "nelle relazioni cristiano-musulmane. In questo tempo di Natale - ha osserva ancora Bergoglio rivolgendosi anche ai mass media francesi - auguro a tutti di proseguire con coraggio il vostro impegno al servizio della pace, della fraternità e della verità". Nel corso della catechesi Papa Francesco ha citato monsignor Oscar Arnulfo Romero, vescovo del Salvador trucidato nel 1980 da sicari del regime militare leggendo, nel corso di una catechesi dedicata alla figura della madre, brani di una omelia sul "martirio materno" scritta da Romero per i funerali di "un prete assassinato dagli squadroni della morte". Da quando Jorge Mario Bergoglio è divenuto Papa, in Vaticano si è sbloccata la causa di beatificazione di Romero, che potrebbe giungere a maturazione proprio nel corso dell'anno. "Sono esse, le madri, a odiare maggiormente la guerra, che uccide i loro figli", ha detto il Pontefice argentino. "L'arcivescovo Oscar Arnulfo Romero diceva che le mamme vivono un martirio materno" ha aggiunto il Pontefice. Nell'omelia per il funerale di un prete assassinato dagli squadroni della morte ha detto ancora il Papa Romero disse riecheggiando il Concilio Vaticano II che "tutti dobbiamo essere disposti a morire per la nostra fede, anche se il Signore non ci concede questo onore… Dare la vita non significa solo essere uccisi; dare la vita, avere spirito di martirio, è dare nel dovere, nel silenzio, nella preghiera, nel compimento onesto del dovere; in quel silenzio della vita quotidiana; dare la vita a poco a poco? Sì, come la dà una madre, che senza timore, con la semplicità del martirio materno, concepisce nel suo seno un figlio, lo dà alla luce, lo allatta, lo fa crescere e accudisce con affetto. È dare la vita. È martiriò".