Chiesa

L'incontro. Il Papa ai formatori: siate testimoni

Sergio Centofanti, Radiovaticana sabato 11 aprile 2015
​Siate testimoni, non solo maestri: è quanto ha detto Papa Francesco incontrando nell’Aula Paolo VI i partecipanti al Convegno dei formatori alla vita consacrata svoltosi in questi giorni a Roma in occasione dell’Anno dedicato alla vita consacrata. Oltre 1400 i presenti, giunti da tutto il mondo. Di fronte ad “una indubbia diminuzione quantitativa” dei religiosi nel mondo – ha affermato il Papa – appare sempre “più urgente” il compito di “una formazione che plasmi davvero nel cuore dei giovani il cuore di Gesù, finché abbiano i suoi stessi sentimenti”. Infatti – ha sottolineato – “non c’è crisi vocazionale là dove ci sono consacrati capaci di trasmettere, con la propria testimonianza, la bellezza della consacrazione: “E la testimonianza è feconda. E se non c’è una testimonianza, se non c’è coerenza, non ci saranno vocazioni. E a questa testimonianza siete chiamati. Questo è il vostro ministero, la vostra missione. Non siete soltanto ‘maestri’; siete soprattutto testimoni della sequela di Cristo nel vostro proprio carisma. E questo si può fare se ogni giorno si riscopre con gioia di essere discepoli di Gesù. Da qui deriva anche l’esigenza di curare sempre la vostra stessa formazione personale, a partire dall’amicizia forte con l’unico Maestro”. Papa Francesco ha esortato a fare memoria del primo incontro con il Signore, “quell’incontro che non si dimentica”, ma che tante volte finisce coperto “dal lavoro, da inquietudini e anche da peccati e mondanità”. “Per dare testimonianza è necessario” tornare “a quel primo stupore” e “da lì ripartire. Ma se non si segue questa strada ‘memoriosa’ c’è il pericolo di restare lì dove sono adesso e, anche, c’è il pericolo di non sapere perché io sono lì”. “La vita consacrata è uno dei tesori più preziosi della Chiesa” – ha proseguito – ma a volte il servizio del formatore può essere percepito “come un peso, come se ci sottraesse a qualcosa di più importante. Ma questo è un inganno, è una tentazione". “È importante la missione, ma è altrettanto importante formare alla missione, formare alla passione dell’annuncio, formare a quella passione dell’andare ovunque, in ogni periferia, per dire a tutti l’amore di Gesù Cristo, specialmente ai lontani, raccontarlo ai piccoli e ai poveri, e lasciarsi anche evangelizzare da loro. Tutto questo richiede basi solide, una struttura cristiana della personalità che oggi le stesse famiglie raramente sanno dare. E questo aumenta la vostra responsabilità”. Una delle qualità del formatore – ha osservato – “è quella di avere un cuore grande per i giovani, per formare in essi cuori grandi, capaci di accogliere tutti, cuori ricchi di misericordia, pieni di tenerezza” per essere capaci di chiedere e di dare ai giovani il massimo: “E non è vero che i giovani di oggi siano mediocri e non generosi; ma hanno bisogno di sperimentare che «si è più beati nel dare che nel ricevere!» (At 20,35), che c’è grande libertà in una vita obbediente, grande fecondità in un cuore vergine, grande ricchezza nel non possedere nulla. Da qui la necessità di essere amorosamente attenti al cammino di ognuno ed evangelicamente esigenti in ogni fase del cammino formativo, a cominciare dal discernimento vocazionale, perché l’eventuale crisi di quantità non determini una ben più grave crisi di qualità”. “E questo è il pericolo” – ha spiegato – perché i giovani che non sono equilibrati “inconsciamente cercano strutture forti che li proteggano”. “E lì è il discernimento: sapere dire ‘no’. Ma non cacciare via: no, no. Io ti accompagno, vai, vai, vai … E anche, come si accompagna l’entrata, accompagnare l’uscita, perché lui o lei trovi la strada nella vita, con l’aiuto necessario là. Non con questa difesa qua, che è pane per oggi e fame per domani. Eh? La crisi di qualità …”. Papa Francesco ha quindi invitato i giovani a guardare a tanti religiosi e religiose anziani che hanno dato tutta la loro vita alla consacrazione. E questo fa bene “perché i giovani hanno il fiuto per scoprire l’autenticità”. Poi ha esortato i formatori ad avere pazienza come Dio è paziente: saper aspettare e accompagnare: “in questa missione non vanno risparmiati né tempo né energie. E non bisogna scoraggiarsi quando i risultati non corrispondono alle attese”. “E’ doloroso” vedere un giovane che dopo tre, quattro anni lascia, ma questo è “il martirio” dei formatori, quando ci sono degli insuccessi o il loro lavoro non è apprezzato: “E sempre in questa bellezza della vita consacrata: alcuni – io l’ho scritto qui, ma si vede che anche il Papa viene censurato – che alcuni dicono che la vita consacrata è il cielo in terra: no. Casomai il purgatorio, eh? Ma andare avanti con gioia, andare avanti con gioia". Infine ha rivolto un invito: “Vi chiedo per favore di pregare per me, perché Dio mi dia anche un po’ di quella virtù che Lui ha: la pazienza”.